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Come albero   

  notiziario mensile parrocchiale

GIUGNO-AGOSTO 2013


LIBERACI DALLE CHIACCHIERE

Tutti uniti, tutti uniti con le nostre differenze, ma uniti, sempre. E’ la strada di Gesù. L'unità è superiore ai conflitti. L'unità è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore perché ci liberi dalle tentazioni della divisione, delle lotte tra noi, degli egoismi, delle chiacchiere. Quanto male fanno le chiacchiere, quanto male! Mai chiacchierare degli altri, mai! Quanto danno arrecano alla Chiesa le divisioni tra i cristiani, l'essere di parte, gli interessi meschini!

Papa Francesco Udienza Generale 19 giugno 2013

 


DALLA PARROCCHIA ALLA COMUNITA’ PASTORALE

Domenica 16 giugno al termine di tutte le Messe ho letto questo comunicato: “Per incarico dell’Arcivescovo devo dare alcune comunicazioni importanti per la vita della nostra comunità e dei nostri preti. Dal Primo settembre la nostra Parrocchia costituirà con la vicina parrocchia San Pio X di piazza Leonardo, una Comunità Pastorale. Le due parrocchie lavoreranno insieme con un unico parroco, il sottoscritto, alcuni preti al servizio di entrambi le parrocchie e un unico Consiglio Pastorale costituito da laici delle due parrocchie. Due nuovi preti arriveranno a lavorare in questa nuova comunità: don Giuseppe Lotta, 46 anni, per la cura dei ragazzi dei due Oratori e don Cesare Beltrami, 49 anni, per la cura degli studenti universitari. Continueranno la loro presenza e collaborazione don Alberto e don Giorgio. Don Paolo, che da 11 anni è con noi soprattutto per i ragazzi dell’oratorio e le loro famiglie, ci lascia per andare a lavorare nella parrocchia Santa Maria di Caravaggio, nella zona Sud di Milano. Fin da ora diciamo a don Paolo tutta la nostra gratitudine. A settembre avremo l’occasione per fargli sentire la nostra amicizia e la nostra riconoscenza.” Vorrei qui spiegare questo passaggio dalla parrocchia alla comunità pastorale. Dobbiamo riconoscere con franchezza che tale passaggio è determinato dalla grave diminuzione del numero dei preti. Per secoli ogni parrocchia, anche la più piccola, aveva il suo campanile e il suo parroco. La diminuzione di preti non permette più di assicurare ad ogni campanile il suo parroco: di qui la decisione di affidare la cura di più parrocchie ad un solo parroco coadiuvato da un piccolo gruppo di collaboratori: preti, religiosi, religiose, diaconi, laici. Questo gruppo di lavoro al servizio di più parrocchie è denominato DIACONIA, cioè servizio. Nella comunità pastorale le parrocchie che la costituiscono mantengono la loro personalità giuridica riconosciuta dallo Stato, ma lavorano insieme dandosi un progetto comune, unificando, per quanto possibile, le diverse attività. Così, per esempio, piccole parrocchie vicine potranno avere un unico programma di catechesi per preparare i ragazzi alla Prima Comunione e alla Cresima; i giovani che si preparano al matrimonio potranno avvalersi di un unico corso prematrimoniale, gli orari delle celebrazioni potranno essere meglio armonizzati per servire le necessità degli abitanti di quel territorio. La comunità pastorale è quindi un modo per fare fronte alla diminuzione di preti facendo un miglior uso delle risorse umane scarse. Ma non è solo questo: è un modo per lavorare insieme, per valorizzare non solo le competenze proprie dei preti ma anche quelle di altri soggetti, religiosi e laici, nella guida delle nostre comunità. La comunità pastorale avrà un unico Consiglio Pastorale, organismo costituito quasi esclusivamente da laici che con il loro consiglio accompagnano il lavoro della Diaconia. Lo scorso gennaio il nostro arcivescovo parlando nella nostra chiesa ha detto: “La Chiesa è un soggetto che vive nella storia e questo è l’emergere del grande tema del popolo di Dio, il fattore che ricomprende tutte le vocazioni e tutti gli stati di vita e ci rende tutti figli nel Figlio e membri con pari dignità nella Chiesa dall’ultimo bimbo battezzato fino al Papa. Pensare la Chiesa come popolo di Dio è fondamentale perché documenta che la Chiesa avviene nei fedeli, in tutti i fedeli, e avviene storicamente con la forma di un popolo, fisicamente percepibile. La forza con cui la Chiesa rende presente sul suo volto Gesù è il suo essere un luogo identificabile, incontrabile: “venite e vedrete” dice Gesù. Poi il Concilio aggiunge che tutti gli uomini sono ordinati a questo popolo e questo spiega la natura strutturalmente e essenzialmente missionaria della Chiesa. La missione non è un’aggiunta alla Chiesa già costituita, fa parte dell’essenza e della natura stessa della Chiesa. Ancora: la forma della Chiesa è la comunione. Prima di ogni distinzione di ufficio, di compito, prima di tutto viene la nozione del fedele. La sostanza sta nell’essere tutti fedeli, poi vengono le differenze: fedele ordinato, fedele religioso, fedele laico. Dominante è l’essere fedeli, rispetto alla modalità con cui si è fedeli (consacrato, laico, sposato…). La comunione dice che la comune dignità di tutti i fedeli è questa vocazione universale alla santità. Questa affermazione non era affatto ovvia. Il termine vocazione era riservato all’essere prete o suore, certamente non alla condizione di sposi. Il concilio dice con forza che la vocazione alla santità è universale. Santità vuol dire piena riuscita umana. Il santo è l’uomo compiuto. Un uomo che è passato magari anche attraverso una storia di peccati, di prove, ma non si è fermato lì per grazia di Dio e per acccoglienza della sua libertà. La comunione è l’esaltazione della dignità di ogni fedele e l’affermazione che nella sequela di Cristo qualunque sia lo specifico della tua chiamata si realizza il tuo compimento. Ecco perché abbiamo il coraggio di proporre alla liberta di tutti questo stile di vita, la sequela di Cristo”. La comunità pastorale vorrebbe meglio esprimere la natura della chiesa come popolo di Dio, comunità fraterna dove tutti sono pietre vive. Non mi nascondo le difficoltà di questo passaggio dalle due parrocchie di san Giovanni in Laterano e san Pio decimo alla comunità pastorale che in qualche misura le riunisce. E’ vero che la parrocchia di san Pio decimo è nata da san Giovanni in Laterano, ma in questi ultimi decenni le due parrocchie hanno assunto una propria fisionomia: grazie a don Angelo Casati, parroco per un ventennio, san Giovanni si è sempre più qualificata come spazio aperto di confronto con voci di uomini e donne in ricerca, dedicando una attenzione particolare al dialogo. Rabbini, pastori delle diverse chiese cristiane, uomini e donne in ricerca hanno trovato accoglienza e ascolto. Chiamato dal cardinale Tettamanzi a raccogliere l’eredità di don Angelo ho cercato in questi ultimi quattro anni di custodire l’apertura di questa nostra comunità, la cura gelosa per il primato della parola di Dio e l’attenzione per il dibattito culturale. La parrocchia san Pio decimo si è qualificata in questi ultimi trent’anni sotto la guida di don Marco Barbetta per una spiccata attenzione agli studenti del Politecnico e delle Facoltà scientifiche della Statale proponendo il metodo proprio del movimento di Comunione e Liberazione. Una scelta questa che allora ha prodotto qualche seria lacerazione: mi dicono che la parrocchia non mancava di iniziative significative come un bel gruppo di Scout, la Cena dell’Amicizia…Adesso, con la Comunità pastorale, la parrocchia con i suoi tremila abitanti, dovrebbe ricevere rinnovata cura, senza smarrire l’attenzione alla realtà universitaria. Riuscirà il tentativo di congiungere queste due così diverse esperienze? La costituzione della comunità pastorale comporta alcune importanti variazioni che coinvolgono i nostri preti. Qui mi preme soprattutto dire una parola chiara a proposito del nostro don Paolo. Il suo passaggio alla parrocchia santa Maria di Caravaggio, nella zona sud della città, ha prodotto due reazioni ugualmente erronee e gravemente offensive: don Paolo sarebbe stato allontanato per mia iniziativa; Don Paolo sarebbe stato allontanato per una sorta di punizione. Queste voci, queste chiacchiere e pettegolezzi, sono offensive per don Paolo, per me e soprattutto per la verità. Il Vicario Generale della diocesi, monsignor Mario Delpini, lo scorso 4 settembre 2012 mi scriveva: “La situazione complessiva di don Paolo mi pare che suggerisca un trasferimento, anche se non immediato: la durata della sua permanenza, la sua età, le potenzialità delle sue risorse e le fatiche attraversate in questi anni…” . Risulta chiaro l’apprezzamento per don Paolo che non viene trasferito per punizione! Per quanto mi riguarda: l’estate scorsa quando si ipotizzava il trasferimento di don Paolo presi l’iniziativa di chiedere al Vicario mons. Delpini di rinviare il trasferimento. E sono stato ascoltato. Il posto di don Paolo sarà occupato da un nuovo prete, don Giuseppe Lotta, quarantasei anni, attualmente vicario parrocchiale nel quartiere Gratosoglio nella periferia sud di Milano. In precedenza don Giuseppe jr. è stato vicario parrocchiale sempre in periferia a Baranzate di Bollate. Viene quindi da una intensa esperienza oratoriana e sono certo che i nostri ragazzi troveranno in lui una guida carica di entusiasmo e passione. Infine la nostra nuova comunità pastorale godrà della presenza di un altro prete: don Cesare Beltrami attualmente parroco a Liscate.. Quarantanove anni, è stato vicario parrocchiale a Milano nelle parrocchie Sant’Ignazio, Madonna di Lourdes; San Marco, e a Lissone. Don Cesare che è vicino al movimento di Comunione e Liberazione, potrà al tempo stesso seguire gli studenti universitari e la cura della parrocchia, all’interno della nostra Comunità pastorale. Infine, continuano la loro collaborazione don Alberto Vitali e don Giorgio Begni. A settembre non mancherà l’occasione per dire a don Paolo la nostra gratitudine per il lavoro eccellente di questi undici anni: un vero e proprio miracolo quello di far vivere il nostro Oratorio pur nella grave carenza di spazi adeguati ai ragazzi. Infine non posso dimenticare quanto don Paolo è stato per me prezioso al mio arrivo in parrocchia. Per la prima volta assumevo il compito di parroco: con pazienza e competenza don Paolo che ben conosceva la nostra parrocchia, mi ha progressivamente introdotto facendosi pazientemente carico della mia inesperienza. Per questo e per questi quattro anni insieme dico a don Paolo la mia gratitudine. Con me l’intera nostra Comunità.

don Giuseppe

 

Caro Don Paolo,
la Comunità di San Giovanni in Laterano, i tuoi ragazzi e le tue catechiste si stringono intorno a te con infinita gratitudine per dirti che lasci un segno profondo in noi. Una marea di ragazzi e molte famiglie hanno accolto e amato la Parola di Dio attraverso i tuoi insegnamenti e i tuoi consigli e siamo certi che ciò che hai seminato non potrà essere dimenticato e darà col tempo il suo frutto. Il Signore ti ha reso Suo strumento tra di noi: con la tua intelligenza, il tuo modo di fare, la tua cultura e simpatia, la tua vitalità e spirito di sacrificio hai raggiunto il cuore di molti risvegliando l’amore per la vita di comunità. Non possiamo scordare i viaggi di fede fatti insieme, le visite alle chiese di Milano corredate da molteplici notizie, la spiegazione dei Vangeli e tante belle cose con cui hai arricchito il nostro cammino dietro a Gesù. Ci mancheranno la tua voce tonante, il tuo entusiasmo contagioso e il tuo modo di far sentire speciali tutti noi. Non ci hai nascosto che seguire il Signore è una strada impegnativa, ma ci hai insegnato a scoprire le gioie tra le fatiche. Siamo sicuri che dove andrai, troverai persone che ti vorranno altrettanto bene, ti apprezzeranno per quanto vali e sapranno restituirti tutto l’amore che tu sai dare. Speriamo di essere stati “le piccole cose belle” sul tuo cammino.
Con tanto affetto.

 


PECCATO E SALVEZZA
omelia di don Giuseppe nella III Domenica dopo Pentecoste
Domenica 9 giugno 2013
(
Gen 3, 1-20 Rm 5,18-21 Mt 1, 20b-24b)

 

 

IL NUMERO DEI SALVATI
omelia di don Giuseppe nella V Domenica dopo Pentecoste
Domenica 23 giugno 2013
(
Gen 18, 1-2a.16-23 Rm 4, 16-25 Lc 13, 23-29)

 

 

 

IL PRIMATO DELLA PAROLA

Riportiamo il testo dell’intervento di padre Silvano Fausti gesuita ( foto accanto) per l’ultimo incontro della Cattedra del Concilio lo scorso 23 maggio. Il testo non è stato rivisto dall’autore e conserva lo stile della conversazione.

L’ amicizia mi ha portato qui questa sera e mi sono commosso vedendo il video con il volto del nostro Cardinale Martini un mese prima della sua morte. È stata la persona con la quale io ho conosciuto per la prima volta la Bibbia. Per noi adesso è abituale parlare del primato della Parola, ma non era così cinquant’anni fa: la grande scoperta del Concilio è che la Parola è la fonte della Chiesa. C’è una Parola che precede la Chiesa e la Chiesa è la comunità che ascolta la Parola. Stasera spiegherò il primato della Parola, partendo dall’introduzione narrativa che Luca fa al suo Vangelo, per spiegare al nobile Teofilo che cosa avviene quando legge la Parola. Con la Parola Dio ha creato il mondo, con la Parola lo ricrea di continuo. Nel vangelo di Luca Maria è il modello di ogni credente ed è presentata proprio come colei che ascolta e custodisce la Parola nel suo cuore. Quando dicono a Gesù: “Qui fuori c’è tua madre e i tuoi fratelli che ti cercano” replica: “Chi è mia madre e i miei fratelli? Sono quelli che ascoltano e fanno la Parola”. E quando una donna (11,21), gli dice: “Beato il ventre che ti ha portato, le mammelle che ti hanno allattato”, Gesù risponde: “Beati piuttosto quelli che ascoltano e fanno la Parola”. E questo vuol dire una cosa molto semplice: la maternità di Maria prima che nel grembo è nell’orecchio. Un antico inno siriano canta Maria come la tutta orecchie, l’ascoltatrice della Parola. Il Vangelo, il Verbo di Dio che si è fatto carne in Maria è tornato Parola nel Vangelo e aspetta di farsi carne in ciascuno di noi attraverso l’annuncio. Prima di leggere e commentare il testo vorrei dire ancora una cosa: i Vangeli sono nati attorno alla mensa eucaristica per spiegare queste semplici parole che ascoltiamo ogni giorno quando celebriamo la Messa: “Prendete e mangiatene tutti…prendete e bevetene tutti…”. La materia è pane, ma è la Parola che la trasforma nel corpo di Cristo, ma se non c’è la Parola… È per questo che facciamo tante Eucaristie senza alcun risultato, perché se non c’è la Parola che ci illumina l’intelligenza e ci guida il cuore la celebrazione resta senza frutto. La sorpresa di questo Papa che non ha scritto nulla sul Vangelo è che avendolo letto, perché si vede che lo legge, cerca di viverlo, di dare carne alla Parola come dobbiamo fare ciascuno di noi. E adesso leggiamo il testo. Ora, al sesto mese fu inviato l’Angelo Gabriele da parte di Dio in una città della Galilea di nome Nazareth presso una Vergine promessa sposa a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide. E il nome della Vergine Maria. Ed entrato da lei disse: “Gioisci graziata, il Signore è con te”. Ora ella fu tutta turbata per la parola e valutava donde mai fosse un saluto simile. E disse l’Angelo a lei: “Non temere Maria, trovasti infatti grazia presso Dio, ed ecco concepirai in ventre e genererai un figlio e chiamerai il suo nome Gesù. Questi sarà grande e Figlio dell’Altissimo sarà chiamato e il Signore Dio darà a lui il trono di Davide suo padre e regnerà sulla casa di Giacobbe per i secoli e del suo Regno non ci sarà fine”. Ora Maria disse all’Angelo: “Come sarà questo, poiché non conosco uomo?” e rispondendo, l’Angelo le disse: “Spirito Santo scenderà su di te e potenza dell’Altissimo adombrerà te e perciò, anche colui che nascerà, sarà chiamato Santo Figlio di Dio. Ed ecco Elisabetta, tua parente, anch’essa concepì un figlio nella sua vecchiaia, e questo è il sesto mese per lei che è chiamata sterile, perché non sarà impossibile presso Dio nessuna parola”. Ora, disse Maria: “Ecco, la serva del Signore, avvenga a me secondo la tua Parola”. E partì da lei l’Angelo. Ci fermiamo su questo testo che Luca pone all’inizio del Vangelo per dire quel che avviene a chi legge il Vangelo, come a Maria. Ma prima dell’Annunciazione a Maria c’è l’Annunciazione a Zaccaria, che è un po’ la sintesi dell’Antico Testamento: Dio comunica con la Parola e mantiene la sua Parola. Anche se tu non hai fede Dio resta fedele alla sua parola, però tu resti muto come Zaccaria che parlerà dopo, quando si scioglierà la lingua nel canto del ‘Benedictus’. E questo vuol dire che fino a quando non ascoltiamo la Parola e non abbiamo fede, restiamo muti, cioè inespressivi. E questo testo, oltre che contenere in sintesi tutto il Vangelo, ci dice anche il modo come leggerlo. E poi ci dà la chiave di lettura di ogni testo. Tutto avviene al sesto mese, da quando è stato concepito Giovanni il Battista. Al sesto mese il bambino non è completo. Il numero sei è il numero dell’uomo creato al sesto giorno ma è nato incompleto, diventa completo quando ascolta la Parola e dice sì alla Parola, perché l’uomo è relazione, è l’interlocutore di Dio. E quando si dice nella Bibbia che Dio creò ogni animale secondo la sua specie, per l’uomo non si dice di che specie è, perchè è immagine e somiglianza di Dio perché entra in relazione con Dio attraverso la Parola. E l’uomo diventa la Parola che ascolta. Il settimo giorno viene quando diciamo “sì” a Dio, e allora diamo carne alla Parola, altrimenti restiamo sempre incompleti. E Dio manda l’Angelo, l’annunciatore Gabriele; Gabriele vuol dire forza di Dio. La forza di Dio è la Parola. Sembra la cosa più debole al mondo eppure è la più forte perché tutto quel che c’è viene dalla Parola. La Parola ti entra nell’orecchio e ti cambia il modo di pensare e dall’intelligenza arriva al cuore e ti cambia il modo di sentire e poi ti arriva ai piedi e alle mani e ti cambia il modo di vivere: noi diventiamo la Parola che ascoltiamo. Dio manda l’Angelo in Galilea, a Nazareth. Luogo comune, vita comune, a una Vergine. La Vergine è una che può generare e però deve accogliere qualcos’altro prima per poter generare. E anche la nostra intelligenza può generare tutto il mondo ma prima deve accogliere qualcosa. Quando ascolti l’altro, devi essere vergine di testa. Infatti, se tu subito sovrapponi all’altro le tue immagini, le tue idee, non lo ascolti più. Quindi questa verginità è il segno dell’ascolto, dell’accoglienza, della fiducia. E anche in ogni relazione è necessaria questa verginità che accoglie l’altro com’è. E’ importante questa verginità per ogni autentica relazione. Era fidanzata a Giuseppe e l’Angelo entra. Entra vuol dire che stava fuori, cioè vuol dire la Parola mi entra, non me la devo inventare io come facciamo di solito, è di un altro. Ora vediamo cosa dice questa Parola: è la sintesi di tutta la Bibbia, di tutto il messaggio di Dio che Luca concentra in una piccolissima frase. La prima parola è un imperativo: Kaire … che vuol dire gioisci. Questa parola in greco deriva dalla radice kar che vuol dire grazia, bellezza, bontà, gratuità, amore, dono, vuol dire tutto. È un imperativo: gioisci! Cosa vuole Dio da noi? Vuole la gioia, che è l’unica cosa bella, gratuita, che è dono, che è amore; è una disgrazia vivere se non c’è questo. Anzi, è un imperativo presente: continua a gioire. Perché siamo fatti per la gioia e la gioia c’è dove c’è amore corrisposto. Dio è gioia e può esistere perché è amore tra il Padre e il Figlio. E noi, se accogliamo l’amore di Dio per noi e rispondiamo all’amore facciamo parte della Trinità, entriamo nella gioia. Questo è l’unico imperativo del cristiano: se non vivi nella gioia sei nella morte. E il segno della sua presenza è la gioia, dove non c’è gioia non c’è Dio. Tutto ciò che è scritto è per la nostra gioia, come dice Giovanni nella sua prima lettera (1,4) . E la persona si realizza nella misura in cui è nella gioia. E poi l’Angelo dice il motivo della gioia usando, in greco, stessa parola al participio passato kekaritomene… : gioisci perché tu sei la gioia di Dio, perché il tuo nome – non c’è il nome di Maria – è l’amore e la grazia che Dio ha per te. E quel che vale di Maria vale per ciascuno di noi. Chi sono io? La mia identità e l’identità di ciascuno di noi è l’amore che Dio ha per noi. Quindi il Vangelo mi farà vedere perché devo gioire: grazie all’amore che Dio ha per me. Tutta la Bibbia è la narrazione dell’amore di Dio per l’uomo, un Dio messo in croce dall’uomo, un Dio che dà la vita per chi lo uccide: amore più grande non c’è. E se l’uomo si sente amato comincia a volersi bene e a voler bene agli altri. Allora il Regno di Dio è già sulla terra e la Chiesa non è altro che questo, il luogo dove c’è l’amore fraterno, altrimenti non è Chiesa, altrimenti è una setta di maniaci. E poi questo testo ci dice prima il comandamento principale, poi il motivo perché gioire, il nostro nome e poi ci dice il nome di Dio: “il Signore è con te”. Chi è Dio? Quello che sta con te. Con te che leggi ovviamente, come con Maria. Che Dio si definisca dalla sua relazione con me, vuol dire: “Io sono di te come tu sei di me” che è più che essere “con”. Questo è il senso del Cantico dei Cantici, è il libro più sublime della Bibbia dove si canta questa appartenenza reciproca nell’amore. Questa è la dignità di ogni uomo. Noi andiamo a cercarla questa dignità nel possedere le cose, così ho tutto in mano, nel possedere le persone che vuol dire dominarle, e nel possedere anche Dio mediante la religione e i miei meriti. In questo modo penso di guadagnare Dio. Possedere le persone, comprare l’amore é prostituzione; l’amore è gratuito o non è. Se non c’è questa grazia, questa gratuità, questo amore viene pervertita tutta la nostra relazione con le cose, con le persone e con Dio. Procediamo nella lettura del testo. Ma intanto notate la densità che hanno questi testi. Questa è la proposta di Dio ed è la chiave di lettura di ogni brano del Vangelo e anche dell’intera Bibbia. Durante l’ascolto di questa Parola Maria fu turbata e si chiedeva che cosa significasse. È chiaro, la Parola di Dio ci turba perché sembra eccessiva. E allora è l’Angelo che risponde, non è Maria che si risponde da sé. L’Angelo le dice: “Non temere, non aver paura”. Ricorre 365 volte “non aver paura” nella Bibbia. Sempre quando Dio parla troviamo questo invito: “non aver paura”. La prima volta che Dio voleva passeggiare nel Giardino di Eden, la sera del giorno della creazione con Adamo ed Eva, questi si sono nascosti per paura. E tutta la nostra vita è dominata dalla paura di non valere agli occhi di Dio, agli occhi degli altri, e quindi calpestiamo noi, gli altri e tutti per valere, ma questa è imbecillità. “Non avere paura, è grande la tua dignità”. E adesso ecco la spiegazione: ”Hai trovato grazia – è ancora la stessa parola ‘karis’– presso Dio”. Trovare grazia, ciò vuol dire che Dio è innamorato di te. Vi siete mai chiesti perché Dio parla a me, a ciascuno di noi? Perché uno parla? Perché diciamo che due si parlano? Perché sono innamorati. Purtroppo poi succede che una volta sposati non si parlano più. Il parlare è il segno massimo dell’amore, perchè comunichi te stesso all’altro, ti esponi. Il parlarsi vale più di un gesto addirittura più di un fatto, perché la parola dà il senso del gesto e del fatto se è parola vera. Quindi proprio la parola è il segno massimo dell’amore e Dio nella Parola si dà tutto, Dio è Parola. E tu ascoltando la Parola hai il potere stesso di Dio, come dice Giovanni 1,14: “Abbiamo il potere di diventare figli di Dio” proprio grazie alla Parola. “Non aver paura – dice l’Angelo – ecco, concepirai e darai al mondo un figlio e lo chiamerai Gesù”. Cioè noi siamo chiamati a concepire l’inconcepibile, cioè Dio stesso, ascoltando Dio noi lo concepiamo, gli diamo vita in noi e noi diventiamo come lui. Si incarna in noi come in Maria, diventa la nostra vita. E ogni parola che ascoltiamo del Vangelo deve farsi carne in noi, giorno dopo giorno, con pazienza. Così come si respira costantemente. Non si può stare a lungo senza respirare, si muore, analogamente ascoltare la Parola è proprio il respiro, è la preghiera dell’anima, è la vita. E questo che concepirai non è come una fantasia tua, ma sarà il figlio dell’Altissimo che gli darà il trono di Davide suo padre. In questa promessa si raccoglie tutta la storia dell’Antico Testamento e la promessa del Messia. Se ascolti la Parola vivi le promesse, e questo dipende da noi, dalla nostra libertà. Gli darà il trono della casa di Giacobbe e il suo Regno non avrà mai fine. È il Regno eterno di Dio. Allora Maria, ascoltata la proposta, non dice “cosa devo fare?” come diciamo noi ma dice: “come avverà questo?”, perché non siamo noi a fare la Parola, noi dobbiamo accoglierla e capirla. È la Parola che ci fa perché ciò che capisci ti trasforma, se lo capisci davvero. E l’Angelo le spiega: “Spirito Santo scenderà su di te e potenza dell’Altissimo ti adombrerà”. Cosa vuol dire? Che non dobbiamo fare nulla, perché la Parola ha un grande potere. Perché noi siamo già tutti figli di Dio e Dio è già presente in tutte le persone e anche in tutte le cose, siamo noi a non riconoscerlo. La Parola ce lo fa riconoscere e lo fa venire alla luce. Le parole vere sono tutte Spirito e vita, quelle false invece sono morte. Per questo basta accogliere il Vangelo, basta ascoltarlo, e la Parola evoca, fa uscire il bene che c’è dentro. Come quando guardiamo una persona con occhio torvo, maligno e anche lei ci guarda male, allora non si fa che alimentare la cattiveria che c’è in lei. Se invece la guardiamo con il sorriso anche l’altra persona si aprirà al sorriso: noi abbiamo evocato quel bene che c’è in lei. E la Parola di Dio cava fuori proprio tutto il bene che c’è, perché Dio già la abita. Non tocca a noi cercare di persuadere le persone, torturandole, imponendo la nostra ragione. È la parola che si impone con la sua forza, noi dobbiamo testimoniala e viverla. L’altro ha solo bisogno di vederla testimoniata. “Per questo ciò che nascerà da te sarà Figlio di Dio” e poi ricorda Elisabetta che sta per diventare madre ed è la prova che Dio fa l’impossibile. Tutte le quattro matriarche dell’Antico Testamento, alle quali si aggiunge Elisabetta, erano sterili, per dire che Dio produce un popolo proprio là dove si pensa che non si può più far nulla. A quel punto finalmente Dio può agire. Anche nell’oggi della Chiesa Dio agisce quando siamo attenti a come Lui agisce, quando lo accogliamo e allora ci convertiamo, perché presso Dio non è impossibile nessuna Parola. E a questo punto Maria… Ma prima della risposta di Maria vi voglio raccontare un affresco della Valcamonica, opera di Pietro di Cemmo un pittore del 1500 abbastanza rilevante che al tempo della Riforma ha affrescato una chiesa bellissima vicino a Cemmo, con tante Madonne, con San Rocco, e poi tante Annunciazioni. C’è l’Angelo a sinistra – davanti all’altare maggiore – che annuncia e ha il fumetto in bocca con le parole “gioisci Maria piena di grazia…” e c’è Maria sulla destra, in alto il Padre Eterno che guarda perché è lui che ha mandato l’Angelo a Maria. E il Padre Eterno è una persona con la barba bianca giustamente, perché è antico, però giovanissimo, ha due mani grandissime, le mani sono il simbolo del potere, e le mani sono alzate, come a dire che il suo potere é sospeso. L’Eterno Padre guarda Maria con apprensione come dicesse: speriamo mi dica sì, speriamo mi dica sì; è dall’eternità che aspetto che qualcuno mi dica sì e nessuno me l’ha mai detto. Dio è sospeso al nostro sì. Accanto c’è Maria vestita come una principessa, con l’inginocchiatoio e con il libro della Parola di Dio che sta leggendo. Non manca anche un gatto. Un gatto però tranquillo, non arruffato come quello della scena analoga dipinta da Lorenzo Lotto.Un gatto tranquillo. Mi diceva chi ha restaurato quella Chiesa e ha studiato a lungo tutti i dipinti che quel gatto sarebbe simbolo di Dio. Perché quando Maria ha detto il suo ‘ sì’, il diavolo ha pensato: adesso ormai ho in mano anche Dio, perché se Dio si fa uomo io so cosa fanno gli uomini, li ho istruiti bene, vogliono possedere tutto, metterò le mani anche su lui e lo metteranno in croce. Maria vestita da principessa porta però un paio di zoccoli di legno, simbolo della croce, dell’umiltà. Il gatto, tranquillo e impassibile, sicuro di prendere il topo… E il restauratore mi spiegava che quel gatto è simbolo di Dio perché Satana ha pensato: adesso lo uccideranno e lo metteranno in croce, infatti sulla croce noi abbiamo fatto il massimo male, abbiamo ucciso Dio, secondo il progetto di Satana, e proprio lì Dio ha fatto il massimo bene, ha dato la vita per noi, quindi ha smentito Satana. E Maria dice: “Ecco la schiava” non dice la serva, la schiava cioè “io sono tua” lo schiavo è uno che appartiene. E anche Dio è schiavo, appartiene a noi. Il nostro essere è essere di lui e il suo essere è il nostro essere. Maria aggiunge: “Avvenga di me secondo la tua Parola”. Ecco, è ciò che dovremmo fare nella lettura di ogni brano di Vangelo, così si ricompone il corpo di Cristo in noi. E poi se ne andò l’Angelo da lei. Dove è andato a finire quest’Angelo? Dov’è andato? Si dice che entrò e se ne andò, o meglio uscì. E come ha fatto Luca a sapere questo racconto? Chi glielo ha raccontato? La Madonna, è chiaro. Allora, quando uno ha ascoltato la Parola, ha dato carne alla Parola, da lui esce la Parola. Solo chi ha fatto l’esperienza può raccontare e Maria è l’esempio del credente della Chiesa che avendo detto sì a Dio ha dato carne a Dio, lo può testimoniare e quindi da lui parte l’annuncio, diventa Angelo. Tanto è vero che gli Apostoli sono chiamati anche Angeli in Luca, sono gli annunciatori. Quindi ciascuno di noi, ogni credente, nella misura in cui ascolta la Parola, con discernimento e poi dice sì alla Parola e dà carne alla Parola, nella misura in cui fa questo è il testimone della Parola, da lui esce l’Angelo, l’annuncio, anche se non lo vuole. Questo testo ci presenta il primato della Parola, Parola che ci costruisce figli di Dio, ci fa figli di Dio capaci di annunciare agli altri. E anche il futuro della Chiesa sarà che ognuno davvero diventi apostolo, chi ha capito di essere figlio di Dio testimoni la fraternità con gli altri, con le opere e con le parole. Primato della Parola che riguarda ogni credente. Ricordo una mia amica, non credente, medico. Quando ha scoperto che la Parola di Dio è Dio che parla, stava lì con la Bibbia in mano e diceva: “Ma questo libro è Dio che parla a me?” e a lungo ripeteva: “Ma è Dio che parla a me, ma cosa vuol dire a me?”. La meraviglia e lo stupore che Dio mi parli, c’è da andare in estasi. E questo vale per ogni persona: scoprire che la comunicazione è un fatto divino che troppe volte noi banalizziamo. Invece è la cosa più sublime

 

 
 

ORARIO ESTIVO SS. MESSE

a partire da lunedì 1° luglio
fino a sabato 7 settembre compreso
da lunedì a sabato ore 8 e 18
domenica: ore 8.30 -11 - 18

 

Iscrizioni al Catechismo
per i bambini della nostra parrocchia
dal 9 settembre 2013
Il percorso si svolge in quattro anni
(dalla terza elementare alla prima media)


Primo anno (terza elementare) gli incontri saranno di mercoledì dalle 17 alle 18.


Secondo anno – anno della Prima Comunione (quarta elementare) lunedì dalle 17 alle 18.


Terzo anno (quinta elementare) martedì dalle 17 alle 18.


Quarto anno—anno della Cresima (prima media) giovedì dalle 18 alle 19.

 



 


 

Nella Comunità parrocchiale:

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO

GABRIELE FERRATO - OLIVIA VERRONE NOEMI TONARELLI—ALBERTO FEDERICO DE MARTINO MICHELE MARCASSOLI—RICCARDO ZAMBELLI PERUZZI CHIARA DIONISI—FEDERICO VERGANI ELENA CIOTOLA—NICOLO PAGKALINAWAN

SI SONO UNITI IN MATRIMONIO

VALERIA DI RENZO E LUCA MAFFEI
CHIARA SAIBENE E ALESSANDRO DE MAIO

ABBIAMO AFFIDATO AI CIELI NUOVI E ALLA TERRA NUOVA


MARIA CRISTINA MONDINI (a. 69)
FRANCO SCHREIDER (a. 92)
BRUNO LOCATELLI (a. 88)
CESARINA TENCA (a. 84)
MARIA ARIOTTI (a.89)
ROBERTO SABBIONEDA (a.82)
FRANCESCO ALI’ (a. 91)
GEMMA NASSETTI (a. 99)

 


 


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