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Come
albero
notiziario
mensile parrocchiale
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MARIA,
MISTERO DI SILENZIO
Lasciami o Maria, entrare un momento
nel mistero della tua anima.
O piuttosto, lascia che ci raccogliamo
sulla soglia.
Poiché Tu non sei
di quelle che parlano di sé
ad ogni passante.
Tremante per la grazia che ti era stata fatta,
te la serrasti nel tuo cuore.
Come
sei sola, o Maria, fra gli uomini
da quando un Angelo ti ha visitata!
A lungo forse tu hai cercato
verso chi andare.
L'Angelo aveva pronunciato un nome: Elisabetta.
Allora Tu corresti
alle montagne della Giudea.
Vi è una casetta nella valle profumata,
dove il mandorlo fiorisce.
Elisabetta ti attendeva.
E dai vostri cuori salì un canto che il cielo accolse.
L'anima veramente umile trova semplice
quello che Dio fa.
Essa sa che tutto ciò che Dio le annunzia è grazia,
e lo crede.
Ma sa anche quali grandi cose
sono state fatte in Lei,
e lo dice.
Così Maria:
«Tutte le generazioni mi chiameranno beata».
Parole misteriose sulle labbra
di questa donna umile.
Parole veraci: i secoli l’hanno confermato.
Maria, quanto discreta e segreta fu la tua vita!
SUZANNE DE DIETRICH
da Maria, mistero di silenzio
in Maria. Testi teologici e spirituali
dal I al XX secolo
Mondadori, Milano, 2000 pp. 832-833
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I
DONI DELLO SPIRITO
Quando
leggerete queste righe forse l’infelice uscita della signora Letizia
Moratti, sindaco della nostra città, sarà già dimenticata. Ma
mentre scrivo la polemica divampa e anche il cardinale Bagnasco
presidente della Conferenza dei Vescovi italiani si è sentito
in dovere di chiedere una garbata ma precisa correzione.
Nel corso di un Convegno in Università cattolica la Signora Sindaco
ha affermato che «i clandestini che non hanno un lavoro regolare
normalmente delinquono». Solo un brusio di sorpresa da parte degli
studenti ha rotto il silenzio dell’Aula Magna dove si teneva il
Convegno. Nessuna reazione degli altri Relatori. E già questo
silenzio “ufficiale” mi amareggia. Sono entrato in Università
cattolica nel lontano 1970 e non l’ho ancora lasciata: prima studente
poi ricercatore e infine docente. Ho ricevuto molto e ho cercato
di dare molto a questa grande istituzione e mi sono chiesto se
il prof. Giuseppe Lazzati, rettore indimenticabile dei miei anni
studenteschi, non avrebbe reagito. Pensando a lui e al suo coraggio
ho voluto ricordare questo episodio non già per proporre valutazioni
politiche del fenomeno dell’immigrazione ma per riflettere da
credente sul fenomeno migratorio. Siamo alla vigilia della Pentecoste
e proprio alla luce di questo mistero cristiano mi sento in dovere
di non lasciare cadere nell’oblio questo recente episodio.
Nel
libro degli Atti degli Apostoli Luca descrive la venuta dello
Spirito utilizzando i simboli classici che accompagnano l’azione
di Dio: il vento, il terremoto e il fuoco. Ma a Pentecoste c’è
un simbolo in più: le lingue di fuoco che si dividono e si posano
su ciascuno dei presenti, così che «cominciarono a parlare in
altre lingue» (At 2,4). Già la tradizione giudaica suggeriva che
sul Sinai la voce di Dio si divise in più lingue, precisamente
in settanta lingue perché tutte le nazioni potessero comprendere.
Luca utilizza questo simbolo per sottolineare il compito di unità
e di universalità a cui la Chiesa è chiamata. L’universalità è
il primo segno della presenza dello Spirito di Dio. Per suggerire
poi la stessa idea Luca si dilunga anche nel dire che la folla
accorsa era composta da uomini di varie nazionalità (2,9-11);
accorrono uomini «venuti da tutte le nazioni che sono sotto il
cielo» (2,5). E ancora osserva: «Ciascuno li sentiva parlare [gli
Apostoli] nella sua propria lingua nativa» (2,8). È come dire
che lo Spirito non ha una sua lingua, né si lega a una lingua
o a una cultura particolare, ma le accetta tutte, si esprime attraverso
tutte, si fa capire attraverso tutte. Gli uomini non devono abbandonare
le loro lingue, né le loro tradizioni, per farsi cristiani e per
affratellarsi: l’unità dello Spirito è più profonda e non costringe
l’uomo ad abbandonare il mondo in cui è cresciuto.
A
Babele uomini di una stessa lingua non si intendono più. A Gerusalemme,
il giorno di Pentecoste, uomini di lingue diverse si incontrano
e si intendono. La comunione torna ad essere possibile, perché
protagonista è lo Spirito. Ci troviamo di fronte ad una indicazione
essenziale per la Chiesa di ogni tempo: il compito che lo Spirito
le affida è quello di imprimere alla storia umana un movimento
di riunificazione, aiutando in tutti i modi gli uomini a ritrovarsi.
L’unità è uno dei grandi simboli della salvezza: gli uomini dispersi,
perennemente divisi gli uni contro gli altri, sognano di riunirsi
in una grande famiglia che sopprima finalmente tutte le barriere
di contrapposizione. Ma ci sono due strade per tentare questa
riunione. O la strada impaziente di tutti progetti egemonici:
radunare con la forza tutti i popoli sotto una sola autorità e
costringerli dentro un’unica ideologia, oppure la strada dello
Spirito che raduna gli uomini, affratellandoli, nel riconoscimento
del primato della coscienza, nella libertà e nell’amore. Stando
al racconto di Pentecoste, la vocazione del cristiano, animato
dallo Spirito e impegnato nel mondo, è di riunire i dispersi.
Non semplicemente riunire tutti gli uomini nell’unica fede, ma
anche il compito di indicare agli uomini la possibilità già ora
di ritrovarsi nonostante le differenze di credenze, culture, ideologie.
Compito
essenziale, primario, dei cristiani è quello di favorire il dialogo
fra tutti gli uomini. Ma non è possibile il dialogo se i diritti
sono conculcati. Per questo, compito del cristiano è richiamare
quei semi che sono la radice della convivenza. Qui ne voglio ricordare
due.
Il
primo seme: ogni uomo ha la stessa dignità dell’altro. La dignità
di una persona non si fonda sulla cultura che possiede, sulla
fede che professa, sul colore politico, sulla razza a cui appartiene,
sul lavoro che compie. Tutti questi criteri sono fonte di emarginazione
e di divisione. La dignità dell’uomo trova invece il suo fondamento
– almeno per il credente – nell’amore di Dio che non fa preferenze
di persone. Seminare il germe del dialogo non significa invitare
gli uomini a ritrovarsi comunque, ma a ritrovarsi alla pari. Solo
Dio è il Signore, da riconoscere come tale: non esistono razze
padrone, o partiti padroni, o uomini privilegiati da riconoscere
come signori.
E il secondo seme: la prevalenza della solidarietà sul vantaggio
di parte. Le singolarità di ciascuno (di razza, di cultura, di
fede…) devono essere accettate, persino favorite. Lo Spirito non
è nemico del pluralismo, anzi lo suscita, ma deve porsi al servizio
della solidarietà, non del vantaggio di parte. Al servizio del
bene comune, non dell’interesse privato. E qui si aprirebbe una
amara riflessione a proposito di recenti episodi di malcostume
e corruzione.
Ma di questo un’altra volta.
don
Giuseppe
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IL
SÌ DI MARIAO
Giovedì
6 maggio u.s. abbiamo dato inizio al mese dedicato a Maria con
una meditazione di Dora Castenetto,
docente di teologia spirituale nella Facoltà teologica di Milano,
dal Vangelo di Luca 1, 25-32, l’Annunciazione. Il testo, cortesemente
trascritto dalla sig.ra Rita Girotti, che ringraziamo, mantiene
lo stile parlato e non è stato rivisto dall’Autrice. Siamo persuasi
che questo testo potrà aiutare tutti a conoscere sempre di più
il disegno di grazia che è Maria di Nazareth.
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Il
Sì di Maria è il Sì che troviamo nel mistero dell’Annunciazione.
Nasce soprattutto dall’atteggiamento di povertà di Maria, perché
all’inizio della narrazione di Luca ella è presentata nella sua
irrilevanza sociale: una ragazza non ancora sposata, vergine (nel
senso che non aveva ancora contratto il matrimonio), quindi senza
la pienezza della maternità che nel contesto sociale del suo tempo
le avrebbe dato una rilevanza diversa, un’importanza diversa,
un significato diverso. Vive in Galilea, a Nazareth, quindi in
periferia, nella normalità della vita, e proprio nella normalità
del quotidiano possiamo pensare che riceva l’annuncio dell’Angelo.
E questo messaggero le dice: «Rallegrati, Maria». Come “rallegrati”,
perché “rallegrati”? E allora si turba. Ecco, il Sì viene pronunciato
dopo questo turbamento che conosce anche l’affidamento. E le parole
che noi ritroviamo nel Vangelo sono le parole di Maria che risponde,
davanti all’annuncio dell’Angelo che diventerà madre: «Come è
possibile? Non conosco uomo». Maria manifesta in questo momento
la sua radicale sproporzione nei confronti di quello che le è
annunciato, esprime l’impossibilità concreta di un evento così:
non può diventar madre, non c’è nessuna ragione, nessuna causa
che possa fare di lei una madre. E quindi si possono interpretare,
io credo, sia il suo turbamento che la sua reazione secondo la
nostra mentalità come un’esigenza di autonomia nei confronti di
un’obbedienza della fede che le viene richiesta: «Rallegrati perché
tu diventerai madre».
È
un atto di fede che viene chiesto alla Madonna, è il Sì della
fede che viene chiesto a Maria in questo momento. E credo che
sia lo stesso Sì che viene chiesto a noi. E davanti al turbamento
della Madonna, dice Luca, l’Angelo risponde: «Non temere perché
hai trovato grazia presso Dio. Il Signore è con te». E soltanto
davanti a questa risposta Maria supera e vince la situazione di
sospetto che ha provato alle parole dell’Angelo – che è un po’
la situazione di sospetto che noi possiamo anche provare nei confronti
della fede – dinanzi alla missione che le viene affidata. Maria
è consapevole che le sue forze non bastano. Come è possibile?
Come può accadere questa cosa? Ma il Signore è con lei e questo
sicuramente basta per accogliere la missione che supera ogni forza
umana. Al di là di lei… Credo che ciò che noi dobbiamo imparare
contemplando questo mistero dell’Annunciazione è l’atteggiamento
della Madonna che, senza capire dal punto di vista dell’intelligenza
come la pensiamo noi, ma dal punto di vista di un affidamento,
sa che al di là di lei si compirà questo grande mistero. Maria
non avrà questo figlio promesso dal suo sposo e lo accoglierà
semplicemente accogliendo l’iniziativa di Dio, quindi ubbidendo
a Lui nella fede, anche se ciò non la esonera dalla fatica, dal
dover rinunciare a uno sposo. Era innamorata di Giuseppe – non
era una ragazza che aveva scelto una dimensione monacale – era
una ragazza promessa sposa, e come tutte le ragazze innamorate,
certo, aveva fatto progetti, anche di vivere una maternità, ma
con lui, amata e amante di quello che sarebbe stato lo sposo della
sua vita. E tuttavia, e tuttavia in questo momento la Madonna
accoglie la volontà del Signore che può comportarle una rinuncia,
una rinuncia nell’orizzonte della fede, per accogliere questa
grande cosa che il Signore le domanda.
E
l’insegnamento che noi possiamo trarre da questo atteggiamento
di Maria è che qualunque cosa il Signore ci domandi, se noi l’accogliamo
nella fede, noi siamo capaci di dire di sì. Il primo Sì di Maria
è un insegnamento per noi, dice il suo farsi discepola proprio
pronunciando il Sì. Ma come fa a pronunciare il sì davanti a una
promessa o un annuncio che la sgomenta? Ascolta. Allora il primo
atteggiamento che noi dobbiamo avere quando il Signore ci domanda
qualche cosa è l’ascolto. Maria ascolta, è aperta al mistero,
è disponibile non tanto a comprendere con la logica dell’intelligenza,
quanto a sapere per fede chi è questo Figlio di Dio che le viene
annunciato, chi è questo Figlio di Dio che prende vita nel suo
grembo, nel grembo di una donna. Certamente non capisce con lucidità
immediata, capirà a poco a poco. Allora possiamo dire che la sua
è una fede che si lascia persuadere a poco a poco, come la nostra.
Credo che così deve essere la nostra fede, una fede che si impara
progressivamente, lasciandoci coinvolgere nel mistero, sempre
con il senso della grande sproporzione tra la nostra povertà e
il mistero, che è il mistero del Signore.
Maria
con questo mistero dell’Annunciazione ci insegna, tra le altre
cose, anche questa sproporzione tra la nostra povertà e il mistero
che ci viene regalato, annunciato e regalato. E allora si capisce
che l’ascolto della fede diventa in lei, come diventa in noi,
silenzio. Quando non si capisce fino in fondo, l’ascolto diventa
silenzio, poi diventa stupore, poi diventa preghiera e poi diventa
interrogativo. E io dico che la fede, la nostra fede, è sempre
una fede interrogata, interrogata dagli eventi, interrogata dalla
vita che prosegue il suo cammino, interrogata dalle cose che sono
intorno a noi, comunque sempre interrogata. E soltanto se è così
noi viviamo davvero la realtà della fede. Perché impariamo a stare
a scuola, a scuola della sapienza che la fede ci comunica. Ecco,
mi pare di percepire che Maria personifica, per così dire, la
fede, anche la nostra, di fronte all’iniziativa di Dio. L’iniziativa
è sempre soltanto del Signore, non mai la nostra, non permettiamoci
mai di dire, con tono presuntuoso, saccente: «Io ho la fede».
La fede è un dono che ci viene comunicato dal Signore e allora
noi ci limitiamo ad accogliere questo dono, ad accogliere questo
dono con l’atteggiamento della Madonna, che è l’atteggiamento
del povero che poi saprà cantare nel Magnificat: «Ha rovesciato
i potenti dai troni e ha esaltato gli umili». Proprio perché la
fede di Maria si lascia interrogare dal mistero che si compie
in lei, diventa una fede che rassicura e che può dire il suo Sì:
«Eccomi, sono la serva del Signore», sì sono disposta a seguire
il Signore incondizionatamente, posso non capire tutto, posso
non capire subito, ma dico di sì a questa parola, facendo ciò
che Lui vuole, divento ciò che Lui vuole. Non è così anche per
noi in tante circostanze della vita? Chi di noi può dire: «Io
capisco subito e totalmente la volontà del Signore?». È impossibile.
Eppure l’atteggiamento è: «Anche se adesso non capisco, anche
se ci vuole del tempo, anche se non so quanta strada devo percorrere
perché la parola del Signore e quindi la sua volontà si compia
dentro di me, dico di sì, dico di sì a questa parola, e obbedisco».
Maria si mette a disposizione di questa parola in cui Dio dice
di sé, esprime la sua identità, e lei si affida. E si affida con
un atteggiamento di grande libertà. Potremmo anche dire così:
che l’affidamento di Maria è l’affidamento di chi trova il suo
punto di forza nella fedeltà di Dio che è irriducibile. Noi tante
volte ci accorgiamo di essere infedeli, noi tante volte ci accorgiamo
che la nostra infedeltà nasce dalla nostra fragilità, dalla nostra
pochezza, ma il Signore continua a dimostrarci la sua fedeltà.
Allora,
che cos’è la fede? Che cos’è questo Sì di Maria che è il sì della
fede? È questo fidarsi e affidarsi alla fedeltà di Dio senza riserve,
nell’orizzonte di un’obbedienza che è la consegna della propria
libertà. La fede non è un capire con la logica matematica, la
fede è questo fidarsi e affidarsi a una parola. È una decisione
della nostra libertà che dice di sì a una Parola rivelata anche
quando ci pare tanto difficile, anche quando non capiamo tutto,
anche quando abbiamo bisogno di tempo, di cammino per capire.
La fede non è uno stato emotivo, è una decisione della nostra
libertà che si consegna. Io oso anche aggiungere che è una decisione
non compiuta una volta per sempre, ma ripetuta in un cammino che
supera ogni giorno la tentazione di percorrere vie più rassicuranti,
perché la sicurezza della fede viene appunto da un voler decidere
di affidarsi e non perché noi crediamo emotivamente questa cosa.
Noi impariamo a decidere in questa direzione perché c’è la fedeltà
del Signore. La garanzia è sempre data dalla fedeltà del Signore
che l’accoglie, che non viene mai meno anche quando addirittura
noi la rifiutiamo. E poi questo Sì di Maria continua il cammino,
proprio perché è un sì che progressivamente vive. In che modo?
Appunto, sa che questo evento si compirà in lei, crede, non deve
fare cose particolari, accetta però che questa parola, che ha
accolto, viva nel suo grembo, affidandosi. Come sarà questo bambino
che nascerà? E allora lo immaginerà, come tutte le mamme, ma vivendo
questa sua gravidanza in maniera singolare,nello stupore della
fede. E quando nascerà sarà un bambino come tutti gli altri, quando
lei lo prenderà in mano, sappiamo che non ha nulla che fa intravedere
in Lui il figlio di Dio. Le sarà venuto qualche volta il dubbio:
ma allora questo messaggero che mi ha annunciato che da me sarebbe
nato il figlio di Dio? È proprio il Figlio di Dio? E non è lo
stesso dubbio che sorge dentro di noi tante volte davanti ai misteri
più grandi di noi, al mistero che Dio è più grande di noi ? E
tuttavia lei dice di sì.
Allora
la domanda che ci suggerisce Maria questa sera potrebbe essere
questa: È questa la fede che noi dobbiamo avere? È questa l’obbedienza
della fede? E Maria ci dice: certo. La sua risposta diventa normativa
per noi, definisce il nostro atteggiamento di abbandono e di gratitudine,
anche se non è facile, anche se ciò può richiedere fatica. E può
ritornare la domanda iniziale di Maria: «È possibile?». È possibile
essere credenti in un contesto come il nostro che sembra cancellare
l’evidenza della fede?. Ma, ripetiamo, la nostra è sempre una
fede interrogata, e noi camminiamo accogliendo questa caratteristica
della fede. Lo è per il nostro seguire il Regno, lo è per la nostra
vocazione. È una fede interrogata dal contesto in cui viviamo:
la cultura, l’economia, la politica, il culto delle immagini,
il culto del potere, non interrogano la nostra fede? Ma allora
noi siamo fuori della realtà, se la cultura di oggi è questa?
E tuttavia, anche se noi dobbiamo attraversare la notte, vagando
in una cultura che ci porta lontano dal mistero noi ci lasciamo
interrogare, lasciamo che la nostra fede sia interrogata. Perché
poi qualcosa si compirà. Possiamo attraversare il silenzio, possiamo
attraversare la solitudine, possiamo sentirci magari soli in mezzo
a un contesto che ci porta lontano, e tuttavia il nostro sì si
ripete anche dentro il silenzio e dentro la solitudine o dentro
l’impopolarità che noi possiamo vivere, come è stato per Maria.
E poi c’è un altro aspetto che pare sottolinei questo Sì di Maria:
lo smarrimento di Gesù al Tempio. Come mai? Lo cercano… E io credo
che la Madonna abbia provato in quel momento lo smarrimento di
tante mamme, anche di oggi, che smarriscono i loro figli… Ci sono
tanti smarrimenti, tante perdite, non soltanto la perdita di un
figlio che magari conosce la malattia e la morte, pensate quante
mamme piangono lo smarrimento dei propri figli per tante situazioni
che ci sono note… E forse Maria ha provato davanti allo smarrimento
di Gesù, oso dire, anche la vergogna della critica degli altri
: «Ma come, due genitori che hanno un ragazzino ancora piccolo,
non hanno cura di lui e lasciano che lui si smarrisca»… ». Eppure
Maria accetta anche questo. E peggio ancora, quando il ritrovamento
di Gesù si compie, sappiamo benissimo come risponde Gesù: «Non
sapevate che io devo attendere alle cose del Padre mio?». Avrà
capito subito che cosa voleva dire Gesù? Forse no. Anche qui la
pazienza del comprendere a poco a poco, e intanto però dice di
sì a questa risposta di Gesù. E poi pensiamo alle nozze di Cana:
Gesù non le risponde subito: «Faccio quello che tu mi chiedi»
e lei, consapevole però che il figlio farà davvero qualcosa di
straordinario, si limita a dire ai camerieri: «Fate quello che
vi dirà». Il suo Sì in questo momento non è tanto manifestato
a parole, quanto nell’affidamento al Figlio, che compirà come
sappiamo, il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino
per non far fare una brutta figura agli sposi.
E
poi c’è un Sì che Maria compie quando Gesù, fattosi grande, dopo
aver compiuto la sua vita pubblica, cammina verso Gerusalemme,
verso la morte. Non so se qualche volta, contemplando la Via Crucis,
vi siete soffermati sull’incontro della mamma con il suo Gesù.
E c’è un bellissimo commento di Paolo VI davanti a questa stazione
della Via Crucis: «I due non possono parlarsi, ma s’incontrano
con lo sguardo. In questo sguardo reciproco sta tutto l’amore
della madre per il figlio e del figlio per la madre». Solo nello
sguardo. E la Madonna che cosa avrà detto in questo momento? Avrà
pronunciato un’altra volta il suo sì non capendo… Come, questo
figlio che le era stato annunciato, che avrebbe dovuto essere
il Salvatore, che avrebbe dovuto essere il re…, che aveva già
fatto tanti miracoli, adesso sale verso il Calvario portando il
peso della croce e non può neppure fermarsi davanti alla sua mamma
e la sua mamma non può neppure avvicinarsi a lui per fargli una
carezza… E la Madonna, davanti a questo mistero di un dolore che
le rimane incomprensibile, in questo momento dice un’altra volta
il suo Sì , fino al Sì ultimo, quello che lei ormai dice» ai piedi
della croce, dove «sta». Credo che ai piedi della croce la Madonna
ripeta il suo Sì davanti al Figlio che le chiede di rinunciare
alla maternità singolare per lui per diventare madre di tutti
noi, per diventare madre della Chiesa, per diventare nostra madre:
«Donna, ecco tuo figlio» e a Giovanni: «Ecco tua madre». Che cosa
sarà passato nel cuore della Madonna in questo momento? Che cosa
avrà capito di questa ulteriore espressione del mistero? Se questo
è il desiderio del Figlio, se questo è ciò che il Figlio le chiede,
allora può ripetere il suo Sì, certamente in un turbamento diverso
da quello dell’Annunciazione ma nel contempo simile: è possibile
che lui rinunci ad essere figlio singolare per me e che io possa
rinunciare a essere madre singolare per lui? Che possa rinunciare
a questa esperienza così forte di maternità in questo momento
in cui ogni mamma vuole stringere la mano del figlio e ogni figlio
vuole essere stretto nell’abbraccio della madre? E Gesù le chiede
una rinuncia in questo momento, e forse la Madonna è turbata come
nel momento dell’Annunciazione, ma anche davanti a questo ultimo
turbamento dice di sì, non rinuncia, si affida a questa parola,
si affida al mistero di questo figlio accolto con un Sì nel mistero,
e seguito, accompagnato fino a questo ultimo momento nel mistero.
Ecco
io credo che il mistero dell’Annunciazione ci insegni questo Sì
, questo sì che diventa il simbolo obbediente della fede. Abbiamo
detto una fede interrogata, ma anche una fede che non si giustifica
a livello intellettualistico, ma si giustifica solo fidandoci
e affidandoci a quella Parola che il Signore Gesù è, perché prima
di essere Parola per noi, è Lui stesso Parola, Parola del Padre.
Ecco, il turbamento della Madonna è diventato affidamento, il
dubbio interrogativo che aveva nel cuore è diventato fiducia.
Io credo allora che, meditando questo mistero, noi possiamo dire:
«La nostra fede non è fatta di una disamina soltanto intellettualistica,
ma è fatta di questo confidare e affidarci a una Parola, a una
fedeltà, a un amore che è l’Amore fatto Misericordia per noi»».
La Madonna ci insegna questo nel suo itinerario, ci insegna a
imparare il Sì della povertà di Dio, anche quando questa povertà
è difficile da capire. Così sia.
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SABATO
12 GIUGNO 2010
BREVE RITIRO PER IL TEMPO DI PENTECOSTE
alla Villa S. Cuore di Triuggio (vicino
a Monza)
Partenza ore 15 - Rientro ore 22,30
PREDICA IL NOSTRO PARROCO
Informazioni e iscrizioni presso la segreteria parrocchiale
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…
E L’ANNO PROSSIMO?
Percorsi di formazione e di educazione
cristiana
Già
molte famiglie chiedono date e orari per il prossimo
anno catechistico.
Comincio a dare qualche indicazione.
L’iniziazione
cristiana
Il
percorso si svolge in quattro anni
(dalla terza elementare alla prima media)
Per
il primo anno di iniziazione cristiana (terza elementare)
gli incontri saranno di giovedì dalle 17 alle 18.
Ricordo che le iscrizioni solo per i bambini della
nostra parrocchia
si apriranno l’8 settembre 2010.
Per
il secondo anno (quarta elementare)
continueranno il mercoledì, sempre dalle 17 alle 18.
Per
il terzo anno (quinta elementare)
proseguiranno il lunedì dalle 17 alle 18.
Per
il quarto anno (prima media)
gli incontri saranno sempre di martedì, MA dalle 18
alle 19!!
Per
il dopo cresima
oltre agli incontri decanali:
Seconda media
tutti i giovedì dalle 18 e 30 alle 19 e 30
Terza
media
tutti i mercoledì dalle 18 e 30 alle 19 e 30
Le
superiori (dalla prima alla terza)
tutti i lunedì dalle 21 alle 22
Gruppo
18/19 (quarta e quinta superiore)
lunedì
dalle 21 alle 22 ogni 15 giorni
Universitari
una domenica sera al mese
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TUTTI
IN STRADA!!!
GRANDE FESTA DEL'ORATORIO CON LE FAMIGLIE
DOMENICA 13 GIUGNO 2010
PROGRAMMA
ore 10.00 S. Messa
ore 11.00 Giochi in strada e chiacchere insieme
ore 12.30 Pranzo insieme
Nel pomeriggio giochi per tutti
-
Per quel giorno sarà chiuso al traffico il tratto di via Pinturicchio
subito dopo l’incrocio con via Guerrini fino a piazza Bernini
esclusa.
-
Potremo godere della strada tutto il giorno!
- Per
il pranzo: l’Oratorio offre una calda pastasciutta. Ogni famiglia
è invitata a portare un secondo (tipo torta salata) o un dolce,
da condividere con gli altri!!! Gradito anche qualcosa di buono
da bere!
- L’invito
al pranzo è rivolto a tutte le famiglie che hanno i ragazzi
iscritti al catechismo e/o alla catechesi del dopo cresima!
- Iscrizioni
entro mercoledì 9 giugno in oratorio o in ufficio parrocchiale.
Quota di iscrizione: 2 euro per ciascun componente del nucleo
familiare.
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BILANCIO
2009
Il
bilancio 2009 della Parrocchia si chiude con un disavanzo
23.323,04 euro che corrisponde allo sbilancio della
gestione corrente. Le spese di carattere straordinario
derivano da interventi di carattere manutentivo sugli
immobili e sugli impianti e sono coperte da fondi
costituiti nel 2007 a seguito di eredità a favore
della Parrocchia.
CONTO
ECONOMICO
RICAVI
Offerte celebrazioni liturgiche: 99.448.76
Eucaristia festiva
55.214,74
Eucaristia feriale 13.872,66
Altre celebrazioni
(battesimi,cresime,matrimoni, funerali, offerte S.
Messe) 30.361,36
Altre offerte: 68.222,07
Benedizioni natalizie
55.965,43
Ulivo pasquale 3.543,00
Cera votiva 6.713,64
Raccolta per iniziative diocesane 2.000,00
Offerte straordinarie: 15.010,00
Opere parrocchiali
10.800,00
Raccolta per terremotati 4.210,00
Entrate e raccolte attività diverse parrocchiali:
13.775,26
Attività caritative(+
cassetta carità) 4.044,70
Missioni 731,66
Fondo carità Cardinale 6.410,00
Stampa cattolica
e “Il Segno” 1.656,40
Contributi notiz.”Come Albero” 460,00
Contributi per attività formative/culturali 203,00
Contributi per attività varie 269,50
Gestione Oratorio: 1.953,47
Altre entrate Varie: 34.118,31
(da rimb. danni assicuraz.
/util. sale parrocch.) 6.376,00
Interessi attivi su c.c. bancario 234,94
Rendite da titoli 27.507,37
Utilizzo fondi: 72.429,40
TOTALE RICAVI: 304.957,27
COSTI
Remunerazioni e compensi 121.078.07
Sacerdoti 45.126,00
Dipendenti : sacrestano 17.095,00
segreteria 13.588,00
addetto pulizie 9.462,00
Oneri previdenziali e ritenute fiscali dipendenti
25.680,76
Ritenute fiscali varie 1.044,10
Stanziamento T.F.R. 3.956,99
Consulenze/Collaborazioni varie 5.125,22
Materiale per il culto: 2.255,10
Fiori, paramenti,
fogli S. Messe ecc. 2.255,10
Contributi e iniziative diocesane: 5.547,11
Contributi ecclesiastici 3.547,11
Giornate diocesane 2.000,00
Attività parrocchiali: 39.069,53
Varie, postali, festività,
ricorrenze 9.515,03
Caritative 2.959,00
Carità anziani 2.285,00
Fondo carità Cardinale 5.500,00
Raccolta per terremotati 4.210,00
Libri offerti
(benediz. natalizie, cresime, anniversari ecc.,) 7.305,20
Stampa cattolica e “Il Segno” 1.399,50
Formative e culturali 3.495,80
Notiziario “Come albero” 2.400,00
Spese di gestione:
59.777,74
Assicurazione 7.145,72
Acqua, gas 814,20
Telefono 1.945,00
Servizi comunali (tassa raccolta rifiuti) 2.130,50
Riscaldamento (gas metano) 23.639,00
Luce, forza motrice 8.278,10
Materiale pulizia, lampadine 859,80
Posteggio autosilo 8.692,00
Cancelleria, fotocopie, varie gestione 5.657,58
Carburante automezzi 150,00
Bolli automezzo 465,84
IRAP (Fisco Inps Regione): 667,00
Manutenzione ordinaria: 25.457,19
Varie 2.248,06
Immobili 8.784,37
Impianti/ macchinari/ mobili/ arredi 14.424,76
Manutenzione straordinaria: 62.827,20
Immobili 20.410,80
Impianti 32.431,20
Varie immobili / impianti 9.985,20
Acquisti: 7.317,20
Attrezzature / arredi
2.817,20
Macchinari 4.500,00
Oneri finanziari: 1.284,17
Spese bancarie 484,96
Perdita titoli 799,21
TOTALE COSTI 325.280,31
RISULTATO
DI ESERCIZIO
304.957,27
Totale
ricavi
325.280,31-Totale
costi
20.323,04
Disavanzo Esercizio 2009
22.276,51
Disavanzo
2009 Parrocchia
1.953,47
Avanzo
Oratorio 2009
20.323,04
Disavanzo
Esercizio 2009
STATO
PATRIMONIALE 2009
ATTIVO:
TOTALE 906.649,17
Cassa 6.273,57
Cassa Oratorio 2.145,00
Banca Credito Artigiano 53.043,89
Banca Intesa/Sanpaolo 6.525,50
Banca di Roma (Oratorio) 24.489,69
Titoli 786.458,84
Crediti 7.389,64
Disavanzo di Esercizio 2009 20.323,04
PASSIVO:
TOTALE
906.649,17
Fornitori
0,00
Fondo
presbiterio /organo 192.025,31
Fondo carità anziani 124.499,00
Fondo
ristrutt. spazi parrocchiali 454.069,00
Fondo
T.F.R. 37.815,93
Debiti
1.551,64
Patrimonio
netto Parr. al 31.12.08 72.007,07
Patrimonio netto
Orat. al 31.12.08 24.681,22
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RENDICONTO
ECONOMICO 2009
della Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli Beata Vergine
di Pompei
Collette
e contributi dei confratelli 3 715,00
Quote associative 960,00
Questue alle porte della chiesa e offerte 14 929,00
Contributi da Fondazioni per casi specifici 2 000,00
Contributi dal Consiglio Centrale 2 442,00
Ricavi Fiera Natalizia 14 407,00
Interessi bancari 486,00
TOTALE ENTRATE 38 839,00
Interventi
di assistenza diretta 24 706,00
Pagamento bollette e affitti 5 695,00
Servizio banco alimentare 747,00
Quote associative 960,00
Iniziative diverse 980,00
Aiuti con finanziamento delle Fondazioni 1 210,00
Solidarietà e adozioni Terzo mondo 1 155,00
Aiuti al Consiglio Centrale 2 442,00
Oneri amministrativi 232,00
TOTALE USCITE 38 127,00
RISULTATO DI GESTIONE 712,00
Dall’osservazione
che vi invitiamo a fare sulle cifre del nostro bilancio
del 2009, emerge che le entrate più consistenti sono quelle
che provengono dai parrocchiani, sia in occasione delle
offerte mensili alle porte della chiesa, sia come partecipazione
alla nostra Fiera Natalizia: senza questi contributi così
notevoli la nostra opera, che all’appoggio morale unisce
spesso anche un necessario intervento economico, non sarebbe
possibile. Questa è una constatazione positiva, visto che
la nostra attività si svolge per lo più in territorio parrocchiale
ed è motivo di conforto sentirsi uniti nel sostegno ai nostri
amici bisognosi e meno fortunati di noi e godere della Vostra
stima e comprensione. Di tutto ciò ringraziamo anzitutto
il nostro Parroco ed i nostri sacerdoti che ci offrono accoglienza,
suggerimenti e sostegno, oltre che, naturalmente, tutti
i parrocchiani. Come ogni anno abbiamo goduto della miglior
collaborazione con la Caritas, molte istituzioni assistenziali,
pubbliche anzitutto, perché dobbiamo conoscere ciò che ci
spetta come cittadini, esserne sempre aggiornati, stimolarne
l’azione evitando sovrapposizioni. Il collegamento e la
conoscenza personale degli operatori consente un lavoro
in rete. Quest’anno si è anche intensificato il collegamento
con la specifica attività della “Tenda” in particolare per
casi di persone anziane. I servizi del Banco Alimentare,
che gestisce pacchi viveri con cadenza mensile a 250 persone
bisognose, e del Guardaroba parrocchiale, che opera per
circa un centinaio di “ospiti”, hanno funzionato regolarmente,
grazie anche alla collaborazione di generosi volontari,
agli indumenti e agli oggetti di casa che vengono donati
dai parrocchiani ed alle puntuali segnalazioni dei sacerdoti
dei bisogni di emergenza, specie durante la stagione fredda.
Durante quest’anno è avvenuto il cambio di Presidenza: ringraziamo
la Presidente uscente e auguriamo “Buon lavoro” a Sandra
che si carica delle funzioni di stimolo e di coordinamento
di tutti noi. Sono entrate a far parte della nostra conferenza
tre nuove consorelle, che auguriamo vengano imitate da molti
di Voi.
I CONFRATELLI E LE CONSORELLE DELLA S. VINCENZO RICORDANO
CON STIMA E RICONOSCENZA EUGENIO BRASCA CHE, CON DISCREZIONE
E GENEROSITÀ, HA SEMPRE VISSUTO L’IMPEGNO CRISTIANO DELLA
CONFERENZA.
Festa
del 45° di Sacerdozio di Don Giancarlo Bandera
2 giugno 2010
Informazioni utili
La
Festa del 45° di Sacerdozio di Don Giancarlo Bandera si
terrà presso la Chiesina della Madonna delle Nevi al Colle
di Joux, sopra Vens, frazione del Comune di Saint Nicolas,
Valle d’Aosta.
Programma
indicativo
ore 11,00 accoglienza
ore 11,30 Santa Messa sul prato di seguito pranzo al sacco
e giochi/chiacchiere sul prato
Adesioni
alla Festa
Per motivi organizzativi sarebbe utile sapere con anticipo
il numero dei partecipanti. Per questo motivo si prega di
dare l’adesione – se possibile entro il 31 maggio – in Ufficio
Parrocchiale (Via Pinturicchio, 35 - tel. 02 2365385 - fax
02 2362209 ) o per mail a: stefanopierantoni@tiscali.it.
Per
arrivare alla Chiesina da Milano (ore 3 circa)
Autostrada Milano-Torino A4
Autostrada Milano-Aosta A5 / E25 (pedaggio euro 20,10)
Autostrada Aosta-Monte Bianco (pedaggio euro 5,00)
Uscita Aosta Ovest – Saint Pierre
SS 26 Direzione Saint Pierre
SR 22 Direzione Saint Nicolas
Direzione Vens
Direzione Colle di Joux
Permesso
di salita in auto
La strada da Vens al Colle di Joux è vietata al transito
delle auto, ma è stata concessa dal Comune di Saint Nicolas
la deroga al divieto per i partecipanti alla festa, che
possono salire in auto esponendo l’autorizzazione rilasciata
dal Comune. Per avere copia dell’autorizzazione, inviare
mail a: stefanopierantoni@tiscali.it. Non è possibile salire
in pullman perché la strada da Vens alla Chiesina non lo
permette. Non viene fatta alcuna manutenzione della strada
per cui occorre fare attenzione nel percorrerla. La casa
alpina è inaccessibile e inagibile. La fontana è sopra il
laghetto.
Pranzo
al sacco
Ognuno dovrà portare il cibo e le bevande che vuole consumare.
È stata ipotizzata la possibilità di preparare un piatto
di pasta per ciascuno. Si suggerisce di portare con sé anche
una stuoia o un telo di plastica per sedersi sull’erba.
Naturalmente riporteremo a valle tutti i nostri rifiuti.
In
caso di maltempo
Salvo condizioni meteorologiche proibitive, vorremmo comunque
celebrare la Messa davanti alla Chiesina ed eventualmente
pranzare al sacco al coperto in un salone che è stato prenotato
nei paraggi.
Partecipazione
al regalo
Da alcuni anni Don Giancarlo sta facendo dei viaggi/pellegrinaggi
nelle zone più povere del mondo (Brasile, Africa, Cina…).
Quest’anno ha in progetto di andare a Papua Nuova Guinea
dove incontrerà alcuni missionari ambrosiani. Il volo aereo
costerà circa 3.000 euro andata e ritorno. Chi vuole, può
fare un’offerta libera per il viaggio e per dare un aiuto
a questi missionari. Le offerte possono essere consegnate
in Ufficio Parrocchiale (v. sopra) entro fine maggio oppure
il giorno della festa a Stefano Pierantoni. È anche possibile
fare un bonifico sul conto corrente bancario della Parrocchia
(sempre entro il 31 maggio) specificando la causale: REGALO
PER DON GIANCARLO BANDERA. IBAN: IT 32 C 03512 01621 000
000 000 150, presso Credito Artigiano Agenzia 16 Milano.
Il conto è intestato: Parrocchia San Giovanni in Laterano.
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Nella
Comunità parrocchiale:
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hanno
ricevuto il battesimo
ANGELO
BISIO
GIORGIO GIUSEPPE S. RICCIO
EDOARDO RIPAMONTI
CHIARA BISCARI
SOFIA SPINELLI
MATILDE POZZI
LUCA VISCIONE
GIACOMO MARCO BRAGHIROLI
VITTORIA MARIGGIÒ
GRETA MILONE
FILIPPO ROGLEDI
MARTA BEATRICE DE PALMA
si
sono uniti in matrimonio
SIMONA
INNOCENTI E GIUSEPPE IMBRIACO
DEBORA FAUSTA PARRAVICINI E ANDREA RISTI
abbiamo
affidato ai cieli nuovi e alla terra nuova
ELISA CESCHEL (a. 94)
CARLO RIBONI (a. 100)
IRIDE MILZA (a. 87)
ELIDE SANTACROCE (a. 78)
ROSA ZOF (a. 81)
BRUNO BERRA (a. 72)
GIUSEPPE FONTANELLA (a. 81)
EUGENIO BRASCA (a. 76)
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