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Come albero   

  notiziario mensile parrocchiale

MAGGIO 2012


LA PREGHIERA PER LE FAMIGLIE

Padre del Signore Gesù Cristo,
e Padre nostro,
noi ti adoriamo, Fonte di ogni comunione;
custodisci le nostre famiglie
nella tua benedizione
perché siano luoghi di comunione
tra gli sposi
e di vita piena reciprocamente donata
tra genitori e figli.

Noi ti contempliamo
artefice di ogni perfezione e di ogni bellezza;
concedi ad ogni famiglia
un lavoro giusto e dignitoso,
perché possiamo avere
il necessario nutrimento
e gustare il privilegio
di essere tuoi collaboratori
nell’edificare il mondo.

Noi ti glorifichiamo,
motivo della gioia e della festa;
apri anche alle nostre famiglie
le vie della letizia e del riposo
per gustare fin d’ora quella gioia perfetta
che ci hai donato nel Cristo risorto.

Così i nostri giorni,
laboriosi e fraterni,
saranno spiraglio aperto
sul tuo mistero di amore e di luce
che il Cristo tuo Figlio ci ha rivelato
e lo Spirito Vivificante ci ha anticipato.

E vivremo lieti di essere la tua famiglia,
in cammino verso di Te,
Dio Benedetto nei secoli.
Amen.

Dionigi, card. Tettamanzi


PREGARE CON MARIA

In questo maggio due volte con due gruppi diversi di persone ho meditato sulla preghiera a Maria e con Maria. Mi è stato chiesto di mettere a disposizione il testo di quelle due meditazioni. Lo faccio volentieri, ringraziando chi ha trovato utili questi spunti di riflessione.

Il Rosario, Salterio della Beata Vergine Maria
Risale alla prima antichità cristiana l’uso di contare le preghiere che si ripetevano con una cordicella con nodi. Dall’Oriente la pratica passò in Europa soprattutto grazie agli Irlandesi. La preghiera che solitamente veniva ripetuta era il Padre Nostro. Sappiamo che era consuetudine nei monasteri imporre questa recita ripetuta a quanti non erano in grado di partecipare all’Ufficiatura corale perché analfabeti. Quando verso il XII secolo cominciò a diffondersi la preghiera dell’Ave Maria, al Padre nostro venne aggiunta la recita di questa preghiera e prese forma il rosario che trovò presto larga accoglienza nel popolo cristiano nella forma di 150 ave marie. 150 quanti sono i salmi che costituiscono la spina dorsale dell’Ufficio divino che i monaci recitavano ogni giorno. Ecco perché il Rosario venne anche chiamato Salterio della Beata Vergine Maria. Salterio è il nome appunto della raccolta dei 150 Salmi.
Il Rosario nasce così come preghiera semplice praticabile da tutti, in particolare da chi non era in grado di leggere ma voleva ugualmente partecipare alla preghiera della chiesa che scandiva le diverse ore del giorno e della notte. La composizione del rosario in quindici diecine viene attribuita ad un monaco della Certosa di Colonia Enrico Egher di Kalkar (1408). Sempre ad un altro certosino viene attribuita l’aggiunta dei misteri che si contemplano mentre si ripete per dieci volte l’Ave Maria. Il Rosario così concepito venne diffuso con ardore dal domenicano Alano de la Roche (1475) cui si deve la leggenda che attribuisce a san Domenico l’invenzione e la diffusione del Rosario. Nella tela che raffigura la Madonna del Rosario, nella nostra chiesa, il santo inginocchiato ai piedi di Maria sul lato sinistro è proprio san Domenico. Giovanni Paolo II, papa Woityla che aveva una singolare devozione per la madre del Signore, ha voluto aggiungere altre cinquanta Ave Marie scandite dai cinque misteri della luce che ripercorrono la vita di Gesù dopo gli anni dell’infanzia e prima della passione. Ma così il Rosario fatto di 200 Ave Marie non ricalca più i 150 salmi, non è più il Salterio della Beata Vergine Maria.
Il Rosario può risultare una preghiera monotona, ripetitiva, noiosa. Eppure altre tradizioni religiose suggeriscono la ripetizione di brevi formule di preghiera per creare una particolare atmosfera propizia alla meditazione. Nel Rosario la ripetizione delle dieci Ave Marie permette di contemplare i misteri della vita di Gesù. Anzi è proprio la preghiera a Maria che ci porta a volgerci verso il Figlio, ascoltarlo, contemplarlo. Il Rosario è sì preghiera rivolta a Maria ma per esser da Lei accompagnati verso il suo Figlio, contemplato nei diversi misteri.
Possiamo dire che il Rosario ci aiuta a fare nostra quella parola decisiva che Maria pronuncia a Cana, quando ai servitori ordina: “Fate quello che Lui, il mio Figlio, il Signore, vi dirà”. Possiamo dire che in questa parola si raccoglie la missione di Maria: guidarci verso il suo Figlio per esserne discepoli che ascoltano e fanno quanto Lui, il Signore Gesù ci dirà. Questo il suo compito e il rosario è questo semplice esercizio che ci porta a contemplare i misteri di Gesù.

La più antica preghiera a Maria
Non è, come forse pensiamo, l’Ave Maria. Certo la prima parte di questa preghiera appartiene al Vangelo di Luca: riporta infatti il saluto dell’angelo Gabriele a Maria (Ave-Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te) e il saluto di Elisabetta (Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo, Gesù). L’unione di questi due saluti e quindi la prima parte della preghiera risale al IV secolo mentre la seconda parte è tardiva, risale ai secoli XIV-XV. Invece la più antica preghiera a Maria risale almeno al terzo secolo ed è scritta su un frammento di papiro copto (14 per 9,4 cm.) rovinato sul lato destro e che riporta dieci righe di scrittura maiuscola che sono state così ricostruite nella versione latina:
sub misericordiam tuam
sotto la tua misericordia
confugimus, Dei Genitrix
cerchiamo rifugio Madre di Dio
nostras deprecationes
non disprezzare le suppliche
ne despicias in necessitate
di noi che siamo nella prova
sed a periculi libera nos
ma liberaci da ogni pericolo
una sancta, una benedicta
tu sola santa, tu sola benedetta
Davvero preziosa questa preghiera soprattutto per il titolo di Madre di Dio attribuito a Maria. Nel 431 a Efeso un Concilio ecumenico affrontò la controversia che vedeva da un lato il patriarca di Costantinopoli Nestorio e dall’altro il patriarca di Alessandria d’Egitto Cirillo. Il primo enfatizzava la natura umana di Cristo a scapito di quella divina. Maria avrebbe dato vita ad un uomo, Gesù e non a Dio. Quindi a lei conveniva il titolo di Christotokos (madre di Cristo) e non quello di Theotokos (madre di Dio). La disputa coinvolgeva la comprensione della persona di Gesù: Gesù era un uomo nel quale, come in un tempio, abitava Dio e quindi Gesù era Theophoros (portatore di Dio) ma non propriamente Dio, oppure Gesù è una sola persona vero Dio e vero uomo e per conseguenza Maria doveva esser chiamata Madre di Dio. Il piccolo papiro ritrovato nelle sabbie presso Alessandria d’Egitto contiene questo titolo di Madre di Dio e attesta quindi la fede della Chiesa ben prima che il Concilio proclamerà questa verità. Le verità della fede, prima d’esser il frutto di una dichiarazione del Magistero della Chiesa sono un patrimonio del popolo di Dio che trova espressione proprio nelle parole delle preghiere. Sempre a proposito di questo piccolo frammento di papiro è nato un piccolo giallo. Infatti acquistato nel 1917 il contenuto venne reso noto e diffuso solo nel 1938. Perché questo ritardo? Taluni ritengono che il papirologo che ne curò la pubblicazione, Robert Colin abbia esitato perché questo papiro certamente del III secolo attesta una fede nella Madre di Dio che precede la proclamazione conciliare, una fede diffusa tra i credenti e non prodotta dalla dichiarazione da parte del concilio. Il culto a Maria, madre di Dio, non sarebbe quindi tardivo e indotto dalla dichiarazione conciliare come voleva la teologia protestante alla quale aderiva il papirologo Colin.

Voglio concludere con una piccola, semplice preghiera, quasi una filastrocca che mi è molto cara perché è la prima invocazione a Maria che ho imparato dalle labbra di mia Madre che era solita recitarla. La ripeto spesso, e tutte le volte che qualcuno mi chiede di pregare per qualche necessità: RIMIRATELO, O MARIA CON QUEGLI OCCHI DI PIETÀ, SOCCORRETELO O REGINA CON LA VOSTRA MATERNA CARITÀ.
Oggi la ripeto per ognuno di voi e in particolare per i preti di questa nostra comunità che nelle prossime settimane ricorderanno la data della loro ordinazione sacerdotale:
don Angelo 27 giugno 1954
don Giuseppe 26 giugno 1965
don Giorgio 12 giugno 1982
don Alberto 11 giugno 1988
don Paolo 8 giugno 2002

Ci uniremo alla sua preghiera di ringraziamento per questi primi dieci anni nella Messa di domenica 10 giugno alle ore 10.

don Giuseppe

 



ENTRARE NELLA PREGHIERA DI GESÙ
omelia di don Giuseppe nella V domenica di Pasqua
Domenica 6 maggio 2012
(At 7,2-8.11-12a.17.20-22.30-34.36-42a.44-48a.51-54;
1Cor 2, 6-12; Gv 17, 1b-11)

 

IL DONO DELLO SPIRITO
E IL COMPITO DELLA TESTIMONIANZA

omelia di don Giuseppe nella VI domenica di Pasqua
Domenica 13 maggio 2012

(At 26, 1-23; 1Cor 15, 3-11; Gv 15, 26-16, 4)

 


 

LA FAMIGLIA NELLA DIFFICOLTÀ
dott.ssa Mariolina Ceriotti Migliarese


QÈ sempre più frequente oggi che la famiglia venga vissuta come luogo problematico e di difficoltà: i media ci presentano in modo insistente casi drammatici che hanno come protagonisti i membri di una stessa famiglia e la disfunzione talvolta anche molto drammatica delle loro relazioni. Ma la famiglia è davvero così disfunzionale? Davvero dobbiamo immaginare le relazioni familiari come fonte di conflitto e di disagio se non di patologia?
Certo è che il numero delle separazioni è in forte aumento, accompagnato dalla diminuzione consistente del numero dei matrimoni; nello stesso tempo le indagini sociologiche ma anche l’esperienza clinica ci indicano però che almeno in Italia la famiglia continua ad essere considerata un valore molto importante, e il desiderio di amare ed essere amati “per sempre” continua a rappresentare un desiderio centrale nella vita della maggior parte delle persone. È quindi importante domandarsi in primo luogo perché si sia andato creando un tale clima di sfiducia verso qualcosa che continuiamo nello stesso tempo a ritenere tanto significativo.
Credo importante riflettere insieme su diversi aspetti del problema: cosa genera difficoltà nei rapporti tra le persone? Quando una difficoltà e un problema possono venire definiti come patologici? Come possiamo impostare una relazione di coppia perché possa essere l’inizio di una famiglia capace di durare nel tempo?

Per rispondere al primo quesito, penso si possa dire in modo molto semplice che ciò che genera difficoltà nei rapporti tra le persone sono le loro differenze: è certamente molto più facile andare d’accordo con qualcuno che ci assomiglia, che sente e pensa come noi, che usa lo stesso tipo di codice per leggere gli eventi.
Nel lavoro clinico che svolgo ormai da molti anni con coppie in crisi, quello che sempre più mi colpisce è che il cuore delle loro difficoltà è generalmente rappresentato da forti problemi di comunicazione: l’uomo e la donna che davanti a me si confrontano sembrano spesso dare vita a un frustrante discorso tra sordi, nel quale ciascuno sente l’altro senza riuscire ad ascoltarlo. Le incomprensioni, anche molto profonde, non nascono necessariamente da problemi gravi, ma causano sempre una sofferenza profonda della quale ciascuno ritiene l’altro responsabile.
come se l’uomo e la donna si confrontassero senza la minima consapevolezza della difficoltà rappresentata dell’esistenza di due codici tra loro molto diversi: essere maschio e femmina fa infatti di loro due mondi differenti, entrambi legittimi, entrambi limitati, entrambi imperfetti e bisognosi l’uno dell’altro per leggere la realtà in modo completo.
Il problema non è certamente nuovo; la differenza tra i due codici però è stata a lungo tenuta a bada e resa abbastanza inoffensiva grazie ad una divisione piuttosto netta di ruoli e compiti all’interno del-l’ambito familiare. Questa divisione di ruoli e compiti manteneva l’uomo e la donna all’interno di binari precostituiti limitando molto le aree di confronto-scontro tra loro. Le trasformazioni sociali degli ultimi decenni hanno in questo senso cambiato molto le cose perché finalmente l’uomo e la donna hanno raggiunto la parità nella maggior parte degli ambiti di vita, come era giusto che fosse. Questo cambiamento positivo non è stato però accompagnato da una riflessione sufficientemente lucida sull’impatto rappresentato dalla loro differenza: ci scontriamo perciò senza esserne pienamente coscienti con il fatto che parità non significa affatto identità, e che non riconoscere o negare le differenze porta come conseguenza il non essere in grado di affrontarle.
La diversità tra i sessi continua perciò a manifestarsi nella quotidianità del vivere con stili, modi, pensieri differenti, senza però poter essere tematizzata, capita e perciò fatta fruttare nelle sue valenze positive.
È, il nostro, un mondo che sembra avere molta paura delle differenze. La differenza tra le persone, invece, è una conseguenza del buon raggiungimento dell’identità: più l’identità si rinforza e si completa, più io sono me stesso, più sono caratterizzato dai miei pregi ma anche dai miei limiti… Questo significa che raggiungere una buona identità è anche accettare e riconoscere ciò che ci de-finisce e ci fa perciò diversi dall’altro pur nella uguaglianza del valore di ciascuno. La differenza cruciale tra esseri umani, il fondamento della differenza e al tempo stesso del limite, è proprio la differenza sessuale: il maschile e il femminile sono infatti irriducibili uno all’altro, ci definiscono ma al tempo stesso segnano il nostro limite e la nostra incompletezza. L’uomo e la donna si completano nel loro incontrarsi, che è poi ciò che li fa, insieme e non singolarmente, generativi.

A conferma di questa tematica credo si possa sottolineare questo: tra i momenti attualmente più critici per una coppia si trova oggi spesso la nascita del primo figlio. Questo evento, spesso a lungo rimandato e quindi atteso e desiderato, si trasforma spesso nell’inizio di una crisi relazionale.
Come spiegarlo? Il fatto è che la nascita di un bambino è proprio ciò che rende palesi le differenze. La nascita di un bambino è una delle cose più belle ed emozionanti che possiamo vivere e ha sempre un effetto dirompente nella vita dei suoi genitori, perché segna l’ingresso nel mondo di una creatura nuova, legata a loro da un legame che niente e nessuno potrà più sciogliere.
L’arrivo di un figlio mette in moto una serie di relazioni nuove, non solo sul piano interpersonale, ma anche su quello intrapersonale: quel neonato che arrivando ci rende papà e mamma trasforma infatti il nostro coniuge in co-genitore e getta nuova luce anche sul nostro rapporto di figli con i nostri genitori. Si tratta di imparare un ruolo totalmente nuovo, che conosciamo solo a partire dalla nostra esperienza di figli, ciascuno secondo codici impliciti appresi nella famiglia da cui proviene. Ognuno di noi ha però un’esperienza diversa e personale di cosa vuol dire essere un buon/cattivo papà, una buona/cattiva mamma, una buona/cattiva coppia genitoriale, e queste immagini non sono necessariamente combacianti né si sono mai confrontate prima tra loro. Il confronto inizia sul campo in modo diretto, intorno a quella creatura nuova e inerme che si affida così completamente a noi.
Questa diversità è naturale e potenzialmente molto ricca, ma dobbiamo essere capaci di vedere che si tratta di due modi complementari e non contrapposti; se ciascuno dei due invece ritiene valido solo il proprio modo di impostare la relazione con il figlio, saranno inevitabili conflitti anche molto aspri e incomprensioni importanti.
A questo si aggiunge spesso la difficoltà di collocare il nuovo arrivato nella posizione giusta, vincendo la tentazione (soprattutto materna) di metterlo al centro della vita della coppia: una coppia deve infatti continuare a rimanere tale anche dopo la nascita di uno o più figli, continuando a coltivare e arricchire il proprio rapporto di amicizia e di eros se non vuole smarrirsi durante il percorso della vita familiare.

Il secondo tema cui vorrei accennare è questo: le difficoltà e i problemi della coppia sono sempre segno di una patologia relazionale?
Ancora l’esperienza clinica mi fa dire che troppo spesso oggi si tende a considerare troppo rapidamente come “sbagliata” una relazione quando questa comincia a mostrare le prime difficoltà. Credo che di nuovo il problema nasca dal confronto con un contesto sociale che vuole farci dimenticare il limite inevitabile presente nella normale condizione della creatura umana. Il limite, l’imperfezione, sono la cifra della normalità dell’uomo e della donna e non l’eccezione; il dimenticarlo comporta entrare nelle relazioni con aspettative che sono poco realistiche ed essere perciò molto esposti alle delusioni. Dopo la forza dell’innamoramento iniziale, è naturale infatti che la coppia inizi a confrontarsi con le prime difficoltà, che dipendono da diversi fattori: primo tra tutti, come abbiamo già detto, la differenza tra il maschile e il femminile, ma poi anche la differenza che esiste tra le abitudini e i modi di funzionare che ciascuno dei due ha appreso nella propria famiglia di origine.
Ognuno porta infatti con sé modi di fare, convinzioni, rituali, presupposti esistenziali che vengono in qualche modo dati per scontati fino quando non vengono messi a confronto con il mondo dell’altro, che proviene da una famiglia diversa.
Un’altra difficoltà nasce dal fatto che ciascuno di noi ha un suo personale ritmo di crescita e di sviluppo, che non sempre e non necessariamente si muove in armonia con quello del nostro compagno/a di viaggio…La persona che abbiamo scelto e sposato cambia nel tempo, come del resto anche noi cambiamo, sulla base delle esperienze che la vita ci fa incontrare.
Si tratta di difficoltà fisiologiche e inevitabili, che ci richiedono una serena presa d’atto e la decisione di coltivare e mantenere sempre viva la comunicazione, per provare a venirsi incontro e migliorare poco alla volta la comprensione reciproca. Se però abbiamo nella mente l’aspettativa della coppia perfetta, senza conflitti e senza fatiche, che si regge solo e spontaneamente sulla forza del proprio sentimento, è facile pensare che la nostra è una coppia problematica, che è l’altra persona ad essere deludente e che forse abbiamo semplicemente fatto la scelta sbagliata.
Mi sembra importante che due persone che scelgono di sposarsi si mettano prima di tutto nell’ottica migliore, che secondo me è quella di considerare la vita insieme come si considera un lungo viaggio: dobbiamo studiare il percorso, attrezzarci bene, avere le cartine e i viveri necessari, ma soprattutto poter contare sul fatto che il compagno/a che abbiamo scelto, oltre ad essere qualcuno di cui siamo innamorati, è la persona con la quale affrontare le inesorabili difficoltà, perché ci ingegneremo sempre insieme per trovare una soluzione.

Come impostare perciò la relazione di coppia?
Per prima cosa mi sembra di poter dire che ci troviamo oggi di fronte a una sorta di capovolgimento della prospettiva: non si condivide più l’idea che un patto profondo di fedeltà reciproca è la premessa necessaria a favorire la costruzione di un legame buono, portatore di un autentico benessere nella relazione; si pensa piuttosto che solo la presenza costante di una sensazione di benessere soggettivo possa giustificare la fatica necessaria per mantenere il legame nel tempo. Stare bene insieme perciò non sarebbe il frutto della capacità e dell’impegno a costruire e coltivare un rapporto che matura nel tempo, ma piuttosto il prerequisito irrinunciabile per continuare una relazione.
Si è diffusa oggi una profonda e dilagante sfiducia nella possibilità che l’amore reciproco possa durare per sempre e la convivenza senza promesse sembra perciò a molti la soluzione più sincera e rispettosa della persona amata: il matrimonio appare come un’istituzione inutile, un atto formale privo di sostanza che nulla può garantire e che al contrario altera l’autenticità dei sentimenti.
Credo invece profondamente che passo indispensabile per tornare a costruire buone relazioni di coppia sia quello di riscoprire il senso della reciproca promessa di amore “finché morte non ci separi”. Penso che sia necessario tornare a capire il senso avvincente di quella “relazione per sempre” che il matrimonio dovrebbe rappresentare e che purtroppo è andato perduto: credo infatti che non ci sia avventura umana più profonda, coinvolgente e appassionante di quella che può svolgersi tra due persone che sfidano la propria diversità per divenire capaci di parlarsi, completarsi, arricchirsi, generare vita.
Quando ci innamoriamo di qualcuno facciamo l’esperienza speciale di intuire qualcosa del suo Sé: intuiamo ciò che l’altro è di unico, ma anche ciò che può diventare, ciò che da lui potrebbe svilupparsi. È una percezione che assomiglia alla capacità di reverie dei genitori nei confronti dei figli, quando intuiscono nel proprio bambino la presenza in nuce dell’uomo e della donna che possono diventare.
Se e quando dall’innamoramento nasce e si sviluppa il progetto di un rapporto d’amore, è di importanza cruciale imparare a mantenere viva questa intuizione originaria: potremmo infatti sperimentare che l’altro non è in assoluto la persona “migliore”, ma non per questo cesserà di essere la persona “unica” che siamo stati capaci di vedere.
L’amore nella coppia, quello che le permette di essere generativa e di durare nel tempo, è in definitiva proprio questo: avere a cuore e sostenere per quanto sta in noi lo sviluppo nell’altro di quel qualcosa che abbiamo intuito in lui; è desiderare che nella sua vita prenda forma sempre più concreta la pienezza dell’essere e possa davvero realizzare la propria vocazione.



SULLE ORME DI LA PIRA E DON MILANI
Pellegrinaggio Adolescenti a Firenze

Come gruppo adolescenti quest' anno abbiamo avuto la fortuna di visitare Firenze e Barbiana, andando in pellegrinaggio insieme agli oratori di Casoretto, San Luca e S. Carlo. 80 persone tra preti, educatori e ragazzi per un viaggio “decanale” iniziato il 28 e concluso il 30 aprile.
Fin dall'inizio, anche se stravolti dal lungo viaggio, abbiamo avuto la sensazione che sarebbe stata un'esperienza che ci avrebbe aiutato a rafforzare la nostra fede. Appena arrivati a Firenze abbiamo visitato la Basilica di San Marco, dove abbiamo ascoltato il presidente della Fondazione La Pira che ci ha parlato di Giorgio la Pira e della sua vocazione. Dalla sua testimonianza abbiamo capito che il sindaco di Firenze era una persona lontana dagli schemi e capace di guardare “oltre”, guidando la città non solo come “amministratore” ma come autorevole guida per credenti e non credenti. Abbiamo concluso il pomeriggio recitando i Vespri in chiesa e affidando in particolare i politici del nostro tempo, perché siano uomini veramente dediti al bene comune. Per la prima serata gli educatori ci hanno proposto il “gioco della pubblicità”, un classico per noi di San Giovanni in Laterano, ma sempre molto divertente.
La giornata del 29 aprile è cominciata con la visita del Battistero di Firenze, posto a pochi passi dal Duomo. Al suo interno abbiamo potuto ammirare i mosaici dominati dall'enorme figura di Cristo con le scene del giudizio universale. In particolare ci hanno colpito le raffigurazioni della cupola, divise in sezioni: giudizio universale, gerarchie angeliche, storie della genesi, storie di Giuseppe, storie di Maria e di Cristo, storie del Battista. Vista l’importanza di questo luogo abbiamo qui rinnovato le promesse battesimali. Nella mattinata abbiamo poi celebrato la Messa domenicale all’interno del Duomo di Firenze, avendo il privilegio di sederci accanto all’altare. Nel pomeriggio la visita alla Cappella Brancacci e la recita dei Vespri in una chiesa del centro storico. La seconda e ultima sera il programma prevedeva un giro per '' Firenze by night'': dopo cena abbiamo visto così una Firenze illuminata e incantata dal suono delle chitarre classiche di bravissimi musicisti. Questa serata e il tempo libero che ci è stato concesso dagli educatori è stata un'altra delle tante possibilità per conoscere un po’ meglio nuove persone che come noi vivono un cammino di fede in oratorio.

Dopo la Firenze di La Pira, il 30 Aprile ci siamo spostati a Barbiana per conoscere la figura di Don Lorenzo Milani. Arrivati a Barbiana abbiamo celebrato la Messa nella chiesa di cui questo “prete scomodo” era parroco. Anche di don Milani conoscevamo ben poco, ma abbiamo capito che era uno di quegli uomini che, per le sue scelte coerenti e linguaggio tagliente e preciso, non aveva paura di servire gli ultimi nel nome del Vangelo. Don Milani ha avuto una vita breve, ma davvero intensa. Siamo rimasti molto colpiti dalla sua scuola, una scuola non “ufficiale”, non riconosciuta, ma, come ci ha detto una volontaria della Fondazione Milani, una scuola “non solo di sapere, ma di vita”. Le lezioni incominciavano alle 8 del mattino e finivano alla sera, non c'erano vacanze e nemmeno un vero e proprio programma. Si esplorava la natura, si conoscevano gli animali, si disegnavano le cartine degli stati. La scuola per lui era lo strumento per dare la parola ai poveri perché diventassero più liberi e più eguali, era un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Una scuola con delle regole, certo, ma una scuola il cui maestro si prendeva cura dei propri allievi facendoli a suo modo sentire come una famiglia. Anche se all'inizio eravamo un po' dubbiosi e non particolarmente entusiasti di quello che ci avrebbe aspettato quei tre giorni a Firenze, questo pellegrinaggio si è rivelato un mezzo per imparare a pregare, per conoscere testimoni affidabili e essere felici scherzando insieme ai nostri amici del decanato.
Pensiamo che sia proprio questa la cosa più bella e significativa di tutto il ritiro: condividere le nostre gioie con gli altri!

Alessia, Matilde e il Marsa


Family 2012

Vogliamo venire incontro all’invito dell’Arcivescovo
nella sua Lettera in preparazione
al VII incontro mondiale delle Famiglie:
«Chiedo che in tutto il territorio della diocesi
non siano celebrate sante Messe nella mattinata del 3 giugno».

CALENDARIO DELLE SS. MESSE

SABATO 2 GIUGNO
ore 18.00 S. Messa della Vigilia

DOMENICA 3 GIUGNO
SONO SOSPESE TUTTE LE CELEBRAZIONI
DEL MATTINO
ore 18.00 S. Messa
ore 19.00 S. Messa


Sono ancora disponibili alcuni posti per il nostro

VIAGGIO IN PORTOGALLO
2 - 8 settembre 2012

PROGRAMMA PROVVISORIO DEL VIAGGIO:
1° Giorno: MILANO PIAZZA BERNINI – AEROPORTO DI MILANO – LISBONA - SETUBAL -EVORA

2° Giorno: EVORA – TOMAR – FATIMA

3° Giorno: FATIMA

4° Giorno: FATIMA – Esc. a Batalha - Alcobaca - Nazaré - Obidos - LISBONA

5° Giorno: LISBONA

6° Giorno: LISBONA - Cascais - Estoril - Sintra - Cabo de Roca - LISBONA

7° Giorno: LISBONA – AEROPORTO MILANO – PIAZZA BERNINI

QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE
a seconda del numero di partecipanti si varia da € 1.030 a 1.160
SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA € 200

Per questo viaggio è richiesta la Carta d’Identità in corso di validità; non è valida la carta d’identità rinnovata con timbro (in tal caso si suggerisce di riemettere il documento oppure di viaggiare con passaporto, che non necessita di bollo all’interno della comunità europea)
Termini di pagamento:

ACCONTO euro 300,00 ALLA CONFERMA DEL VIAGGIO
SALDO 40 GIORNI PRIMA DELLA PARTENZA


ISCRIZIONI IN UFFICIO PARROCCHIALE
ENTRO IL 10 GIUGNO 2012

 


DOMENICA 10 GIUGNO 2012
GRANDE FESTA DELL’ORATORIO
CON LE FAMIGLIE

Programma
Ore 10.00 S. Messa
Ore 11.00 Giochi in strada e chiacchiere insieme
Ore 12.30 Pranzo insieme
Nel pomeriggio giochi per tutti

Per quel giorno sarà chiuso al traffico il tratto di via Pinturicchio subito dopo l’incrocio con via Guerrini fino a piazza Bernini esclusa. Potremo godere della strada tutto il giorno!

Per il pranzo: l'Oratorio offre una calda pastasciutta.
Ogni famiglia è invitata a portare un secondo (tipo torta salata) o un dolce, da condividere con gli altri!!!
Gradito anche qualcosa di buono da bere!

L’invito al pranzo è rivolto a tutte le famiglie che hanno i ragazzi iscritti al catechismo e/o alla catechesi del dopo cresima!
Iscrizioni entro venerdì 8 giugno in oratorio o in ufficio parrocchiale. Quota di iscrizione: 3 euro per ciascun componente del nucleo familiare.


SERVIRE LA COMUNITÀ NELLA LITURGIA

Chiediamo alle persone che abitualmente partecipano
alle nostre celebrazioni
di offrire a don Giuseppe e a don Paolo
la propria disponibilità ad assicurare

la proclamazione della Parola di Dio
la distribuzione dell'Eucarestia
l'animazione del canto
magari fino a costituire un piccolo coro


 

AMICI SUPER...ANTA
DIECI ANNI INSIEME!!

Unire amicizia, cultura, fraternità e accoglienza è possibile anche se non si è più nel mondo del lavoro e non si hanno più trent’anni?
Da dieci anni nella nostra comunità il gruppo Amici Super...anta si impegna a perseguire questo obiettivo.
Ogni settimana una proposta culturale o di riflessione (si spazia dalle fotografie sulla Patagonia alle opere liriche passando attraverso i personaggi storici, i luoghi cari ai milanesi, le tradizioni….), ogni incontro un momento di convivialità; ogni volto degli amici una storia che si lega alla tua… E non mancano le risate con gli spettacoli che vogliono tenere viva la cultura della nostra città, i concerti che offrono il sapore dei ricordi e la voglia di continuare a camminare, le riflessioni che tengono desta l’anima alla sorpresa di Dio.
Dieci anni… con la gratitudine per chi si prodiga ogni giorno perché questa attività della nostra comunità continui a essere segno di prossimità!!

don Paolo

 

Questo il programma dei festeggiamenti a cui siete tutti invitati
sabato 26 maggio 2012 ore 15,00
nel salone dell’oratorio
Concerto con Le belle voci La nostalgia delle canzoni
seguirà rinfresco aperto a tutti
alle ore 18.00 S. Messa di ringraziamento

 


I VOLTI DELLA POVERTÀ
Spettacolo per il ventesimo anniversario
della morte di Padre David Maria Turoldo

Giovedì 24 maggio ore 21.15
Salone dell’Oratorio

regia Massimo de Vita e Daniela Airoldi Bianchi
con Massimo de Vita, Luca Aiello, Mavis Castellanos,
Stefano Grignani, Irene Quartana, Eleonora Sacchi

Abbiamo cercato di andare al cuore del messaggio turoldiano. I poveri, vero popolo di Dio, Sua profezia: a partire da questa centralità abbiamo cercato ponti, legami, rimandi, analogie con altri testimoni del nostro tempo, che sui bisognosi hanno fondato la loro vocazione, la loro missione. Lo spettacolo, raccogliendo materiali poetici e di prosa, punta dritto sul nostro “tempo malato” e sulla necessità di farci “prossimo” verso gli ultimi, e verso gli stranieri innanzitutto, questi “nuovi” fratelli che, soffrendo “la ferocia dei numeri”, vivono il massimo della disperazione e il massimo della speranza.

 


Concerti in periferia 2012
giovedì 31 maggio ore 21
Chiesa parrocchiale

Concerto per violoncello e contrabbasso
Musiche di Haendel, Rossini, Boismortier, Bononcini
Guido Parma violoncello - Luigi Correnti contrabbasso

 


… E L’ANNO PROSSIMO?
Percorsi di formazione e di educazione cristiana

Già molte famiglie chiedono date e orari
per il prossimo anno catechistico 2012-2013.

Comincio a dare qualche indicazione.
L’iniziazione cristiana
Il percorso si svolge in quattro anni
(dalla terza elementare alla prima media)

Per il primo anno di iniziazione cristiana (terza elementare)
gli incontri saranno di lunedì dalle 17 alle 18.
Ricordo che le iscrizioni sono solo per i bambini della nostra parrocchia
e si apriranno il 10 settembre 2012.

Per il secondo anno (quarta elementare)
continueranno il martedì, sempre dalle 17 alle 18.

Per il terzo anno (quinta elementare)
proseguiranno il giovedì dalle 17 alle 18.

Per il quarto anno (prima media)
gli incontri saranno sempre di mercoledì, MA dalle 18 alle 19!!

Per il dopo cresima
Oltre agli incontri proposti dal nostro decanato:
Seconda media tutti i lunedì dalle 18,30 alle 19,30
Terza media tutti i martedì dalle 18,30 alle 19,30
Le superiori (dalla prima alla terza) tutti i lunedì dalle 21 alle 22
Gruppo 18/19 (quarta e quinta superiore) lunedì dalle 21 alle 22 ogni 15 giorni
Universitari una domenica sera al mese

 

 


 

Nella Comunità parrocchiale:

 

hanno ricevuto il battesimo

ANDREA POZZI
DANIELE VISCIONE
OLIVIA CASTELLETTA
NICOLÒ INTISO
SARA MAZZOLDI
ALLEGRA PAGLIAI
REBECCA SPINA


si sono uniti in matrimonio

ELENA CECALUPO E CLAUDIO REINACHER
GIORGIA VON BERGER E DANIELE PORTANOME

abbiamo affidato ai cieli nuovi e alla terra nuova

ORNELLA MEDA (a. 89)
ANTONIA CIPRI (a. 83)
RICCARDO ALESSANDRINI (a. 56)
RACHELE PIZZOTTI (a. 95)

 


 


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