parrocchia - celebrazioni - omelie - cattedra - oratorio - gruppi - come albero - preti - blog - link
 
 
Come albero   

  notiziario mensile parrocchiale

marzo 2010


GESÙ E LA TERRA DEGLI UOMINI

Padre mio, mi sono affezionato alla terra
quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto,
ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni
ma neppure un istante mi sono allontanato da te
ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa: mi sovvengono
i piccoli dell’uomo, gli alberi, gli animali.
Mancano oggi qui su questo poggio
che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini
oppure troppo poco?
Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.
Padre, non giudicarlo
questo mio parlarti umano quasi delirante,
accoglilo come un desiderio d’amore,
non guardare alla sua insensatezza.
Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà
eppure talvolta l’ho discussa.
Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego.
Quando saremo in cielo ricongiunti nella Trinità
sarà stata una prova grande
ed essa non si perde nella memoria dell’eternità.
Ma da questo stato umano d’abiezione
vengo ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.
Mi afferrano, mi alzano alla croce
piantata sulla collina,
ahi Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.
Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità.
Ma tu sai questo mistero. Tu solo.

MARIO LUZI
da La Passione. Via Crucis al Colosseo
Garzanti, Milano, 1999, pp. 59-60


 

DUE RAGIONI PER RINGRAZIARE

La prima ragione. Vivo in queste settimane un’esperienza di intensa appartenenza alla nostra comunità e di gratitudine che tento di tradurre in parole.
L’esperienza inquietante della scoperta di un carcinoma, il successivo intervento chirurgico, i giorni di degenza e la progressiva, lenta, ripresa sono state accompagnate da una affettuosa partecipazione. Sono qui da appena sedici mesi ma il calore della vostra vicinanza in questa occasione è quello di un rapporto di lunga data.
Per questo voglio ringraziare. Anzitutto la signora Guazzoni, consorte del professor Giorgio il chirurgo che ha compiuto il mio intervento chirurgico. Visitando le famiglie prima di Natale incontro nella sua casa una Signora che mi parla di suo marito medico chirurgo, urologo all’Ospedale san Raffaele-Villa Turro. Ricordo d’aver esclamato: È proprio il medico che cerco … E infatti gli sottopongo tutta la mia documentazione e decido per l’intervento chirurgico dopo le feste natalizie e onorati alcuni impegni che avevo da tempo preso per gennaio. Davvero utile la visita alle famiglie!!!!
Vorrei che il professor Giorgio Guazzoni con tutta la sua équipe del S. Raffaele-Villa Turro, e in particolare i dottori Andrea Carozzo, Gabriele Cornaggia e Emanuele Scapaticci trovassero qui l’espressione della mia più viva riconoscenza.

Il secondo grazie lo devo ad un mio carissimo amico, il dottor Altin Palloshi, giovane albanese ospite del Collegio dove ero rettore prima di venire in parrocchia ed attualmente medico all’Istituto clinico Città Studi (ex santa Rita). È stato il mio Angelo custode la prima notte dopo l’intervento. Per mia fortuna non conosco l’insonnia ed è quindi per me un piccolo dramma trascorrere una intera notte senza chiudere occhio, senza poter bere per placare l’arsura… insomma una brutta notte confortata dalla affettuosa presenza di Altin. E poi la quotidiana, assidua presenza dei miei familiari, di don Paolo, di alcuni carissimi parrocchiani e di tanti amici in particolare il mio medico di famiglia dott. Maria Rosa Dell’Orto e il dott. Angelo Anzuini.
Al mio rientro in parrocchia, dopo tre giorni a casa di mia sorella, i segni di affetto si sono addirittura moltiplicati. Ho ricevuto dolci, una torta di mele fatta in casa, due stupende piante di mimosa accompagnate da un biglietto: «Dagli amici parrocchiani con un forte abbraccio». Ho ricevuto una bellissima lettera di una Signora colpita da un carcinoma che mi manifesta la sua affettuosa condivisione.
Ma devo dire che il saluto più singolare l’ho ricevuto la domenica appena rientrato in parrocchia. Al momento della comunione una signora, ricevendo il pane eucaristico, non ha risposto Amen ma, simpaticamente anche se in modo poco rituale: Bentornato! E poi quante persone incontrandomi in questi giorni mi manifestano tutta la loro simpatia, mi invitano ad esser prudente nella ripresa del lavoro.

Davvero l’esperienza di questa malattia mi ha rivelato il legame tra la mia persona e questa nostra comunità. Nella settimana di degenza ospedaliera e nelle successive più volte ho pensato al singolare privilegio di esser circondato da presenze tanto competenti e tanto premurose. Per molti l’esperienza della malattia è solo fonte di preoccupazione, di sofferenza e di solitudine. Non è stato così per me e per questo mi sento davvero un privilegiato, avvolto dal calore di una grande amicizia.
Avevo messo in programma per questa quaresima la visita alle persone anziane o malate costrette in casa. Mi vedo obbligato a spostare questa visita che non voglio assolutamente trascurare, anche perché ho personalmente sperimentato quanto fa bene sentirsi amati, accuditi.
Ho voluto raccontarvi, anche con qualche piccolo dettaglio, queste mie ultime settimane per ringraziare tutti voi che in modi diversi mi avete accompagnato in questa vicenda. Davvero ho toccato con mano la bella qualità del nostro rapporto, niente affatto burocratico ma ricco di umanità. Vi confido che proprio questa vicenda mi ha confermato nella possibilità di fare della parrocchia una realtà davvero vicina alle case e quindi al vissuto quotidiano di ognuno di noi. A questo vorrei continuare a lavorare, adesso ancora più sicuro di poter contare su una trama intensa di legami.

La seconda ragione per ringraziare. Siamo ormai a metà del cammino quaresimale, sempre più vicini alla Pasqua.
Sarà la mia seconda Pasqua con voi e l’emozione della prima non si è cancellata dalla mia memoria. Anche quest’anno entreremo nella Settimana santa la domenica delle palme e degli ulivi. Come già abbiamo fatto lo scorso anno compiremo un vero cammino di ingresso alla nostra chiesa, così come Gesù è entrato nella città santa di Gerusalemme. Nei giardini situati tra le vie Pinturicchio e Balzaretti benediremo i rami di ulivo e poi festosamente raggiungeremo la nostra chiesa. I verdi rami di ulivo che porteremo nelle nostre case ci ricorderanno non solo che primavera è alle porte ma che una nuova vita ci è promessa e donata.
Ci aspettano poi i tre giorni santi, culmine della vita di Gesù.
La scansione consueta: giovedì,venerdì e sabato santo non è esatta.
Secondo l’uso ebraico il primo giorno inizia al tramonto del giovedì e si conclude al tramonto del venerdì. Questo primo giorno racchiude alcuni gesti sotto il segno dell’amore che non conosce confini. Lavanda dei piedi, consegna della sua vita prima nei segni del pane e del vino e poi nel sacrificio della croce. Questo primo giorno abbraccia l’ultima cena e il Calvario, come due momenti unificati dalla celebrazione di un amore che non conosce misura.
Il secondo giorno del triduo santo trascorre dalla sera del venerdì alla sera del sabato. È questo un giorno assolutamente vuoto. In esso non ha luogo nessuna celebrazione, la chiesa è nel silenzio di un’assenza perché il suo Signore giace nel sepolcro. Come quando una persona cara ci è strappata dalla morte: non ci sono più parole da dire. Così la chiesa in questo giorno vuoto è come muta, eppure pervasa da un’attesa.
Il terzo giorno del triduo santo trascorre dalla sera del sabato alla sera del “primo giorno della settimana”, giorno che da allora è stato chiamato “domenica” appunto giorno del Signore. Una grande, lunga ma suggestiva celebrazione dovrebbe occupare questa notte. Prima il fuoco nuovo, poi le parole che raccontano la storia della salvezza, l’acqua del battesimo e infine il pane e il vino della nuova ed eterna alleanza. Attraverso questi segni la Chiesa annuncia la sua fede nell’uomo della croce, vivente. In questa notte della pasqua 2010 una giovane donna che ha con me compiuto in questi mesi il suo cammino di fede riceverà battesimo, cresima, eucaristia. La gioia della pasqua dilagherà per l’intera giornata fino a sera, quando insieme ai due discepoli di Emmaus anche noi potremo riconoscere Gesù vivente in mezzo a noi “allo spezzar del pane”.

Sarebbe bello poter vivere insieme questi tre giorni. L’esodo pasquale dalla città vede una intensa partecipazione nel primo dei tre giorni: i riti della Cena e della Croce sono davvero ben partecipati. Nella notte pasquale siamo comunque uniti a quanti pur lontani celebrano la gioia della risurrezione. Possa questa gioia invadere i nostri volti. Che nessuno, incontrandoci, debba dire: «Crederei al loro Signore risorto se i suoi discepoli avessero un volto da risorti».

don Giuseppe

 

L'ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI

omelia di don Giuseppe
nella quarta domenica di Quaresima

domenica 14 marzo 2010
(Es 17,1-11; 1Ts 5,1-11; Gv 9,1-38b)

Rimandiamo la lettura dell'omelia su questo sito alla voce "omelie"


DOVE L'UOMO INCONTRA IL SIGNORE SECONDO IL VANGELO

Don Bruno Maggioni è venuto a trovarci nei giorni 23, 24 e 25 febbraio per parlarci dei luoghi dove si incontra il Signore secondo quanto scritto nel Vangelo. Ogni incontro ha posto al centro il commento di un brano della Parola di Dio. Di seguito un resoconto dei punti principali delle riflessioni di don Bruno.


PRIMO INCONTRO: IL BUON SAMARITANO
Dio si incontra nella normalità della vita di tutti i giorni. Così come il buon Samaritano anche Maria (Lc 1,26). L’annuncio dell’angelo Gabriele è avvenuto in un momento di vita quotidiana. È nel quotidiano che dobbiamo cercare Dio: Dio si incontra nel prossimo. E il prossimo capita lungo il cammino. È anonimo, la sua identità non la conosciamo, ha un segno distintivo: è colui che è nel bisogno. La prossimità non è definita dall'appartenenza, ma dal bisogno: prossimo è il bisognoso nel quale ti imbatti, non importa chi sia. Chi non vede il bisogno non vede il prossimo. E chi non vede il prossimo non vede Gesù Cristo. Certo, incontriamo il Signore in Chiesa, ma poi lo dobbiamo cercare fuori, nel nostro cammino quotidiano. Solo se abbiamo lo sguardo aperto possiamo vedere il bisogno e la presenza di Dio nella vita quotidiana, altrimenti non vediamo nulla. Il problema è dunque chiedersi se si ha dentro se stessi la prossimità verso i bisogni degli altri, chiunque essi siano.
È questo che Gesù ci segnala con forza parlandoci dei veri discepoli (Mt 7, 21-23): «Molti mi diranno quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuti molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, voi operatori di iniquità». Qui Gesù è durissimo: allontanatevi da me, sottolinea. Chi non ha la capacità di riconoscere il bisogno, non ha la capacità di amare veramente.
Al contrario i caratteri di chi lo incontra li si riconoscono in Mt 25, 31 e seguenti. «Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
Dio si identifica nei più piccoli. Non parla di guarigioni ma di accoglienza e di conforto. Questo è importante. Noi siamo testimoni di un Dio che non ci butta mai via. Così deve valere anche per noi. Si può portare Dio all’altro solo se si testimonia il rispetto per la persona, che ha un valore assoluto, sempre, che non va mai buttata via.
Come rimanere in Dio sempre, riconoscerlo e portarlo nella propria vita? Ce lo dice Gv 15, 1-17, parlandoci della vera vite: «Rimanete in me, ed io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me». Questo concetto è ripetuto più volte in questo brano del Vangelo. Senza rimanere in Gesù non possiamo niente. E come si può rimanere in Gesù? Ce lo dice la prosecuzione del brano: «Amandoci a vicenda». Se non amiamo gli altri, possiamo contemplare e pregare ma Cristo comunque non è in noi. Lo stesso messaggio lo si ritrova nell’inno alla gioia della prima lettera ai Corinti di San Paolo. Se non ho la carità, nulla sono, recita il testo. La carità è accoglienza, rispetto degli altri, è un modo di relazionarsi con stile. È in sintesi lì che incontro il Signore: nella relazione concreta, quotidiana, amorevole e caritatevole con gli altri.

SECONDO INCONTRO: LE BEATITUDINI
In questo incontro don Bruno affronta una per una le otto beatitudini (Mt 5, 3-10), sottolineando il fatto che le beatitudini non sono per l’uomo dalla vocazione speciale o straordinaria, ma sono per tutti!
Beati i poveri in spirito … dove per poveri in spirito si intende coloro che sono consapevoli di essere dipendenti da Dio e di aver ricevuto da Dio delle doti non per merito, ma per dono e gratuitamente; queste doti sono state date per essere messe al servizio degli altri.
Beati gli afflitti … sono tutti coloro che soffrono, non solo per se stessi ma anche per gli altri, quindi aperti al mondo e capaci di condividere il dolore di chi si incontra, ricordandosi che se è difficile dare e ancor più difficile ricevere.
Beati i miti … sono tutti coloro che testimoniano la fede senza cercare orpelli e forzature per convincere gli altri che il Vangelo è la Verità, è la Felicità. La mitezza è la non aggressione davanti all’egoismo altrui. La mitezza è silenziosa. Pensiamo a Maria che si porta dentro la sua pena in silenzio, senza sottolineare all’altro il peso che le addossa.
Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia … sono gli appassionati della vita, coloro che anche se non toccati in prima persona dalle evidenti ingiustizie di cui siamo circondati, lottano per difendere chi le subisce nel totale rispetto dell’altro, a testa alta con la dignità e la gioia di essere un credente.
Beati i misericordiosi … qui non si tratta solo di saper perdonare, ma sull’esempio di Dio, di amare anche coloro che hanno rotto l’alleanza con noi, è il rimanere fedeli all’altro e a se stessi. È la capacità di dimenticarsi di sé e di guardarsi attorno. Tuttavia avere gli occhi non basta: bisogna avere il cuore. È il perdonare che permette all’altro di sentirsi stimato e accolto come se non ci fosse stata nessuna rottura per lasciargli lo spazio di ritrovare se stesso. L’amore di misericordia è un amore materno che non si motiva da ciò che si riceve in cambio.
Beati i puri di cuore … E qui si intendono tutti coloro che hanno il cuore semplice, limpido, tutto di un pezzo, senza maschere, senza inutili fronzoli, rivolto in direzione di Dio. La purità di cui si parla è assenza di ogni dualismo ed inganno, è amore di verità. C’è un impedimento a ottenere la visione di Dio: la doppiezza del cuore, l’ipocrisia della vita.
Beati gli operatori di pace … coloro che desiderano la pace. E non solo una pace esteriore! La misericordia di Dio attraverso il Sacramento della Riconciliazione ci aiuta a partire proprio da noi stessi per portare la pace agli altri. È un modo di essere, di esistere. L’uomo della pace è Gesù morto in croce.
Beati i perseguitati a causa della giustizia … coloro che hanno il coraggio di dire la Verità, sempre anche a costo di essere criticati, giudicati e messi da parte. Le Beatitudini sono fatte per definire l’uomo Vero, quell’uomo che Dio ha messo dentro ognuno di noi. Le Beatitudini hanno un presente e un futuro, perché nulla sulla terra ci basta, abbiamo bisogno di più. E qui don Bruno ha ribadito più volte di imparare ad essere contenti, a godere di ciò che si ha, perché solo Dio dà pienezza al nostro bisogno ultimo, al nostro desiderio di felicità.

TERZO INCONTRO: L’EUCARISTIA
In questa ultima sera don Bruno ha affrontato il tema dell’Eucaristia partendo dalla Prima lettera ai Corinti. In questo brano Paolo racconta un fatto, un accadimento, avvenuto durante una cena conviviale tra amici: «Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese il pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo:”Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”! Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga».
Gesù sa già che sarà tradito. Tradito da Giuda, uomo che è all’interno della comunità dei discepoli. Noi ci occupiamo di guardare sempre il mondo esterno, di dare giudizi su ciò che accade “fuori”, quando invece dovremmo preoccuparci di osservare ciò che c’è dentro la Chiesa, dentro le nostre Comunità, dentro di noi. L’Eucaristia deve porre al centro Gesù Cristo, non ciascuno di noi, non la comunità. Gesù è l’indiscusso protagonista della Messa.
Quali sono i gesti di Gesù? prende il pane, ringrazia, lo spezza, lo dà. Questi gesti sono rappresentativi della vita di Gesù: Gesù ha preso la sua vita, l’ha condivisa con tutti, ha sempre ringraziato e si è donato agli altri. Vivere l’Eucaristia significa ricordare la vita di Gesù: Noi durante la Messa ce lo ricordiamo? Pensiamo a Lui o la nostra mente è sempre rivolta a noi stessi?

Ringraziamo don Bruno, perché anche con la sua simpatia, ha saputo rendere queste tre sere di esercizi molto interessanti, lasciandoci numerosi spunti per provare a vivere la Quaresima con maggiore passione e consapevolezza.

Maria Letizia e Andrea

 


LE CELEBRAZIONI DELLA SETTIMANA SANTA

26 MARZO VENERDÌ
ore 16.00 e 21.00
Confessioni con preparazione comunitaria

28 MARZO DOMENICA DELLE PALME
ore 9.45
presso i giardini di via Pinturicchio (Ramelli):
Benedizione degli ulivi, cammino verso la Chiesa
e S. Messa delle Palme

LUNEDÌ, MARTEDÌ E MERCOLEDÌ SANTO
i sacerdoti saranno disponibili per le confessioni
dalle ore 16.00 alle 18.00

1° APRILE GIOVEDÌ SANTO
ore 9.00
Liturgia della Parola;
ore 19.00
S. Messa nella Cena del Signore preceduta dalla Lavanda dei piedi
La Chiesa rimane aperta per l’adorazione personale fino a mezzanotte

2 APRILE VENERDÌ SANTO
ore 9.00 e ore 15.00
Via Crucis
ore 19.00
Liturgia della Passione e Morte del Signore

3 APRILE SABATO SANTO
ore 9.00
Liturgia della Parola;
ore 21.00
Veglia e S. Messa della Risurrezione

4 APRILE DOMENICA DI PASQUA
le S. Messe seguono l’orario festivo


 

CONCERTO DI PASQUA

Domenica delle Palme 28 marzo
ore 21.00
nella Chiesa Parrocchiale

FRANZ JOSEF HAYDN
LE SETTE ULTIME PAROLE DI CRISTO

Orchestra "Valerio Boldi"
voce recitante: Davide Pini Carenzi
direttore: Erik Lundberg

 


PELLEGRINAGGIO ADOLESCENTI CITTÀ STUDI
FOLIGNO - SPELLO - NORCIA

TRE AMICI CI RACCONTANO DIO:
ANGELA DA FOLIGNO, CARLO CARRETTO, S. BENEDETTO

5 - 7 APRILE 2010

il pellegrinaggio è rivolto solo agli adolescenti dei primi quattro anni delle superiori.

Informazioni e iscrizioni in oratorio entro il 20 marzo p.v.


NOTIZIE DALL’ORATORIO


Può sembrare presto… ma già molti mi chiedono cosa succederà in estate per l’oratorio. Ecco le proposte!

FESTA DELLE FAMIGLIE
Domenica 13 giugno
dalla S. Messa delle ore 10 - Pranzo insieme - Giochi
Se sarà possibile il pranzo e i giochi per strada!!!

ORATORIO ESTIVO 2010
Sono previste due settimane di oratorio estivo:
prima settimana: dal 14 al 18 giugno
seconda settimana: da 21 al 25 giugno

MONTAGNA INSIEME
Quest’anno vi sarà un’unica settimana per le elementari (dalla terza)
e per le medie da domenica 27 giugno a venerdì 2 luglio a LA THUILLE (A0)

CAMPO DI LAVORO
Per i ragazzi dalla prima superiore all’università
Esperienza di lavoro manuale di supporto al restauro di chiese antiche
ed esperienza di vita comune
da domenica 4 luglio a domenica
11 luglio AVENALE DI CINGOLI (MC)


BEATO CHI DECIDE NEL SUO CUORE IL SANTO VIAGGIO

Dovrebbero bastare le parole del Salmo a raccomandare a tutti “il Santo viaggio”, il viaggio a Gerusalemme.
La nostra proposta ha già ottenuto una numerosa adesione che ci obbliga a prevedere due voli distinti per complessivi 79 posti.
Quindi, anche coloro che sono stati inseriti in lista d’attesa potranno partecipare. Chiediamo a tutti di passare in segreteria per confermare la presenza, e, chi non l’avesse ancora fatto, di versare la caparra di euro 200,00 entro la fine di marzo.
In seguito, potremo valutare la possibilità di inserire nuovi partecipanti. Ecco il programma quasi definitivo del nostro viaggio.
Non sono indicati ancora gli incontri che stiamo organizzando con gli esponenti delle tre grandi religioni monoteiste e con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi.
È necessario il passaporto individuale, valido ancora almeno sei mesi rispetto alla data di partenza.

PROGRAMMA
1 giorno: Italia - Tel Aviv - Nazareth (o Tiberiade). Ritrovo all'aeroporto e partenza per Tel Aviv. All'arrivo partenza per la Galilea, attraverso la pianura di Sharon. Arrivo a Nazareth (o Tiberiade) in serata. Sistemazione in albergo: cena e pernottamento.

2 giorno: Nazareth - escursione Sefforis. Pensione completa in albergo. Al mattino partenza per il Tabor, il monte della Trasfigurazione e salita in minibus. Proseguimento per la visita di Sefforis, capitale della Galilea ai tempi di Gesù: nel sito archeologico si trovano importanti reperti giudaici e cristiani. Nel pomeriggio visita di Nazareth: basilica dell'Annunciazione, chiesa di San Giuseppe, museo Francescano, Fontana della Vergine.

3 giorno: Lago di Galilea. Mezza pensione in albergo. Giornata dedicata alla visita dei luoghi della vita pubblica di Gesù attorno al lago di Galilea. Si raggiunge il monte delle Beatitudini, poi a Tabga visita delle chiese del Primato e della Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Arrivo a Cafarnao per la visita degli scavi dell'antica città con la sinagoga e la casa di Pietro. Traversata in battello del lago e sosta per il pranzo. Nel rientro sosta a Cana.

4 giorno: Nazareth (o Tiberiade) – Gerusalemme: Colazione. Sosta a Beth-Shean e Beth-Alfa, Poi Gerico con visita agli scavi delle mura, al Palazzo Hisham. Pranzo a Gerico. Nel pomeriggio Qumran. Eventuale celebrazione nel deserto. Se resta tempo si arriva fino al Mar Morto. Caravanserraglio del Buon Samaritano sosta presso Wadi el Qelt dove il panorama sul deserto è particolarmente suggestivo. Arrivo in serata a Gerusalemme.

5 giorno: Gerusalemme. Pensione completa. Giornata dedicata alla visita della città. Al mattino: Cenacolo, Spianata del Tempio, Via Dolorosa, Basilica della Resurrezione. Nel pomeriggio: Monte degli Ulivi, Edicola dell’Ascensione, Grotta del Padre Nostro, Dominus Flevit, Getsemani. Basilica della Dormizione della Madonna e Grotta dell’arresto di Gesù nel Cedron. A sera, all’inizio del sabato: Visita al Muro del Pianto.

6 giorno: Betlemme. Pomeriggio: Gerusalemme: Yad Vashem, memoriale della Shoah.

7 giorno: Gerusalemme. Chiesa di Sant’Anna con l’annessa piscina. Tempo per la visita al Suk. Nel pomeriggio: vesperi nella chiesa di San Giacomo degli Armeni. Tempo libero. 8 giorno: Gerusalemme - Tel Aviv - Italia. Colazione. Tempo a disposizione in Gerusalemme. Eventuale sosta nel sito di Emmaus. Trasferimento all'aeroporto di Tel Aviv per il rientro.


LA TENDA: PER CONTINUARE A CREARE VICINANZA

Siamo giunti ormai al secondo anno di attività della Tenda; come lo scorso anno abbiamo voluto raccogliere e presentare alla comunità quanto gli operatori e i volontari hanno realizzato. Mentre lasciamo che ciascuno legga e commenti i dati della pagina accanto, con queste righe vogliamo rileggere e condividere alcune parole che nel corso del 2009 hanno dato significato all’esperienza vissuta.

Le prime parole sono state scritte da alcuni anziani che condividono con Anna Paola – una delle operatrici del servizio – un’attività di gruppo: «Libertà. Voglia di libertà e di tanta salute per tutti. Pace per tutti. Stiamo bene quando stiamo insieme e non soli. Speriamo di riuscire a fare qualcosa con tutta la nostra forza donando tolleranza e comprensione. Con tanta gioia». Sono parole che suggeriscono come le persone anziane, se trovano occasioni per superare quella solitudine in cui spesso la grande città li rinchiude, possono esprimere vitalità, raccontare saggezza, diffondere gioia, trovare senso alla terza e quarta età nonostante gli acciacchi e le difficoltà.

Emiliano, il volontario storico che diversi anni fa aveva avviato in parrocchia con “gli amici dei nonni” le prime esperienze di prossimità, una sera ha raccontato come la Tenda è stata anche per lui la realizzazione di un sogno: «Dieci anni fa abbiamo iniziato con tanta buona volontà, ma forse ci mancava la preparazione, l’organizzazione, il metodo; a volte i nostri interventi erano frammentari, facevano fatica a collegarsi alle istituzioni… Oggi, dopo questi due anni di esperienza, ci siamo accorti della differenza. Ci siamo resi conto come sia importante avere creato uno spazio dedicato, come sia essenziale avere operatori che sanno dare continuità agli interventi, come sia vitale per i volontari avere un punto di riferimento, occasioni formative per condividere pensieri, preoccupazioni e idee».

Il 2009 è stato anche un anno durante il quale la parola “addio” è ormai entrata nella storia della tenda. Non è stato facile separarci e affidare alla braccia del Padre persone a cui ormai eravamo affezionati, ma forse proprio l’etimologia della parola stessa ha aiutato a vivere questi passaggi: “a Dio” con Lui, vicino a Lui, là ci ritroveremo.

Sono giunte poi le parole di don Giuseppe che è venuto alla Tenda per la benedizione natalizia nello scorso dicembre: «Benedire significa riconoscere che quanto esiste, quanto ha in sé alito di vita, è frutto delle benevolenza di Dio, manifestazione del suo amore per noi, segno della sua provvidente presenza. La tenda, che rievoca anche il passo evangelico di un vangelo che leggeremo a Natale – pose la sua tenda tra noi – ci ricorda che siamo chiamati nella storia di oggi ad essere segno semplice e concreto del suo amore per tutti gli uomini». Don Paolo ha fatto eco a queste parole raccontando come nel percorso tra le case per le benedizioni natalizie più volte ha sentito “dire-bene” della Tenda, come di una risorsa buona che la Parrocchia con Fondazione Aquilone ha avviato per dare sostegno e l’aiuto possibile.

Una risorsa da custodire e da consolidare perché è un bene della comunità cristiana e per la città, è un piccolo segno di partecipazione attiva alla costruzione della polis, di collaborazione con le istituzioni perché le parole integrazione, sussidiarietà, prossimità, cittadinanza attiva abbiano uno spessore sempre più concreto. «Certo – aggiungono Giusi e Claudia – spesso le giornate diventano troppo complesse, non sempre troviamo le soluzioni e l’aiuto per tutti, le relazioni quotidiane non sempre sono facili, ma un invito continua ad accompagnarci: creare vicinanza, invito buono, profumo di pane, nei nostri inquieti giorni».

Loris, Fausto, gli operatori e i volontari della Tenda

Cerchiamo ancora persone disponibili a mettere a disposizione un po’ del loro tempo per:
servizio di segreteria (bastano due ore alla settimana al mattino)
servizi di accompagnamento in ospedale (con auto della Tenda - due ore alla settimana)
saper giocare con un gruppo di anziani (un pomeriggio alla settimana)
disponibilità ad andare a trovare casa anziani soli (due ore alla settimana)
infermieri per rilevare la pressione arteriosa (2 ore il martedì mattina)
Prendi i contatti con la Tenda tutte le mattine al n. 02-39430251 – Via F. Lippi adiacente al civico n. 15.


 

L'UOMO: IL PRIMO SEGNO DA CUSTODIRE.
IL DIRITTO ALLA SALUTE.
L'ESPERIENZA DEL NAGA

Martedì 2 Marzo, in occasione del primo incontro quaresimale, ha parlato in Parrocchia l’avv. Pietro Massarotto, Presidente del NAGA, associazione di volontariato che si occupa del diritto alla salute degli stranieri.

Massarotto ha esordito sottoponendo alla nostra attenzione alcuni studi che dimostrano come i flussi migratori nei paesi occidentali negli ultimi duecentocinquant’anni non siano stati influenzati dalle normative vigenti in tema di accoglienza nei diversi stati. Come a dire che l’immigrazione è un fenomeno che non può essere regolato, tantomeno eliminato.
Non fa eccezione l’Italia, dove ogni anno entrano da 150.000 a 200.000 stranieri a prescindere da quanto stabilito nei vari decreti flussi e i dati del Ministero dell’Interno dicono che il 91% degli stranieri regolari attualmente presenti lo sono diventati attraverso sanatorie, dopo un periodo più o meno lungo di irregolarità. A fare la differenza rispetto alla quantità di arrivi in ogni paese è il dato macroeconomico della disponibilità di lavoro per gli stranieri.

Il NAGA si occupa degli irregolari dal 1987, quando un gruppo di medici milanesi che vedevano arrivare nei loro ambulatori cittadini stranieri senza copertura sanitaria, pensò di fondare un’associazione che erogasse gratuitamente servizi sanitari di base alla popolazione irregolare per tutelare il loro diritto alla salute.

Anche se dal 1998 una legge italiana stabilisce che la medicina relativa alle malattie essenziali deve essere garantita anche ai cittadini stranieri dallo Stato, qui a Milano solo due dei sei presidi sanitari pubblici accettano pazienti irregolari. Il Naga combatte perché lo Stato, nel rispetto della legge, garantisca il servizio medico agli stranieri senza permesso di soggiorno come lo garantisce alla popolazione italiana. Studi dimostrano che i cittadini immigrati non sono più malati degli italiani e non portano patologie strane in Italia; anzi, in genere gli immigrati si ammalano una volta entrati in Italia delle malattie della povertà, come ad esempio la TBC.

La legge italiana che ancora oggi determina i principi fondamentali dell’immigrazione in Italia è la cosiddetta “Turco-Napolitano” del 1998, nata a valle della firma del trattato di Shengen ed impostata come se gli immigrati non fossero persone che si spostano per vivere e lavorare altrove ma soggetti potenzialmente pericolosi. Ecco perché, ad esempio, quella legge stabilì che i permessi di soggiorno dovessero venire rilasciati dalle Questure anziché dai Comuni. Questo nonostante le statistiche dicano che gruppi a pari età e pari reddito di italiani e stranieri siano caratterizzati da percentuali simili di incidenza criminosa.

La legge Turco-Napolitano diede per la prima volta due strumenti nuovi alle forze dell’ordine: le espulsioni dal territorio degli stranieri irregolari tramite il foglio di via ed il trattenimento nei centri di permanenza temporanea, come quello di Via Corelli a Milano, per gli individui considerati pericolosi. La legge Bossi-Fini del 2002 inasprì le norme allargando l’applicazione della custodia nei centri di permanenza temporanea a tutti gli irregolari che abbiano ricevuto un foglio di via. Infine il pacchetto sicurezza dell’anno scorso ha introdotto il reato di immigrazione irregolare per tutti i cittadini clandestini, materializzando l’odiosa equivalenza logica straniero= immigrato=clandestino=delinquente.

Al termine del suo discorso, molte le domande rivolte a Massarotto che con le sue risposte ha ancor meglio evidenziato come le attuali politiche italiane in tema di immigrazione determinino la quasi impossibilità di entrare in modo legale nel nostro paese, in nome di una cultura fondata sulla paura del diverso.

Roberto Vicinanza

 


Nella Comunità parrocchiale:

 

 

abbiamo affidato ai cieli nuovi e alla terra nuova

GIAN PIETRO PAOLO BERTOLDI (a. 70)
OLGA BELLEI (a. 80)
VITTORIO QUATTROCCHI (a. 81)
SILVANA CACCHIONI (a. 69)
SILVANA LURASCHI (a. 70)
CLAUDIO LAMBERTI (a. 73)
LUIGIA VERRI (a. 80)
CATERINA CELANO (a. 74)
ERCOLINA BAINI (a. 90)
LUCIANO CELESTINO GELOSA (a. 78)
CECILIA PARINI (a. 82)
ANTONIA MARIA FRANCESCHINI (a. 90)
MADDALENA BECCI (a. 82)


 


torna alla homepage