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Come albero   

  notiziario mensile parrocchiale

OTTOBRE 2012


PREGHIERA A CINQUANT’ANNI DAL CONCILIO

Sei tornato per le strade, Gesù,
le strade del Ventesimo secolo.
Hai camminato dentro i campi di sterminio
nel silenzio di Auschwitz…
nel fuoco atomico di Hiroshima.
Hai raccolto le macerie del mondo
sotto l'albero della croce,
hai chiamato a raccolta
tutte le figlie e figli della risurrezione.
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri.

Un altro Giovanni ti ha preparato la strada
perché tornassi a parlare.
Egli aprì la finestra
perché il vento dello Spirito
entrasse di nuovo nel cuore
del mondo nel popolo di Dio.
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Concilio: luogo della Parola,
concilio luogo della coscienza
dove tornare a pensare,
a progettare cammini di pace,
sogni di giustizia
concilio orecchio teso
verso le religioni del mondo,
per comprendere il Gesù ebreo,
il Cristo cosmico,
Concilio, abbraccio verso tutte le Chiese.
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri.

Come nell'assemblea dell'Apocalisse
sono i martiri i primi ad avanzare:
sono loro: donne e uomini uccisi
i primi a stare in piedi, a resistere.
Sono loro il documento mai scritto,
ma fatto corpo, fatto volto,
del Concilio nel mondo.
Romero con le braccia aperte
croce e colomba di pace.
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Torniamo dopo cinquant'anni
con i piedi stanchi, Signore,
ma gli occhi pieni di luce.
Il Concilio è germogliato
nel cuore di donne e uomini in cammino.
Noi abbiamo visto lo Spirito all'opera
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri.

Ogni volta che i piccoli hanno trovato riscatto,
noi abbiamo gioito,
ogni volta che donne e uomini
per la forza della Parola,
non si sono più sentiti esclusi e traditi
noi abbiamo gioito.
La chiesa del Concilio è cresciuta
nelle coscienze delle donne
e degli uomini liberi
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri.

Continua a soffiare, Vento dello Spirito,
nuova Pentecoste sul mondo,
continua ad inventare lingue nuove,
alfabeti inediti,
capaci di tradurre le sorprese di Dio.
Non è la chiesa che vogliamo celebrare,
ma lo Spirito di Dio che soffia
in mezzo al mondo
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri.

Dopo cinquant'anni di cammino
muore, il vescovo della Parola,
l'amico di tutti i pensanti,
dei cercatori di luce;
muore come tutti i profeti,
indicando la strada.
Donaci di raccogliere questa pagina
di concilio vivente,
questo raggio di Pasqua sul mondo.
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri.

Continua a soffiare Spirito del Risorto,
soffia e apri nuovi cammini,
soffia sulle braci del Vangelo
perché un nuovo fuoco d'amore
bruci nel cuore di tutti,
perché l'amore sia più forte della paura.
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri.

E voi luna e stelle,
che quella sera foste
testimoni silenziose di un miracolo nuovo,
raccontate
a tutti quelli che guarderanno in alto
questa storia,
raccontate la voce di papa Giovanni
e la sua carezza
per i bambini, per i poveri del mondo.
E dite a coloro che camminano nella notte
che l'alba verrà, come quel terzo giorno,
e che sarà "appena l'aurora"
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri.

don Marco Campedelli, Verona



 

Mercoledì 10 ottobre alle 20 e 30 ero già sul marciapiede di via Pinturicchio 35, con mezz’ora di anticipo. Ero inquieto. Quella sera iniziavamo la CATTEDRA DEL CONCILIO con la lezione di don Saverio Xeres, storico della Chiesa. Confesso che temevo un flop!
Pensavo tra me e me: sono passati 50 anni dal Concilio, chi se ne ricorderà? Il relatore, che conoscevo e sapevo competente, non è però noto al grande pubblico. Temevo una partecipazione modesta. Mentre pensavo così vedo gente arrivare alla spicciolata: volti noti di parrocchiani e altri… Quando alle 21,15 iniziamo lo spazio dell’Oratorio è tutto occupato, ci sono anche persone in piedi, le sedie non bastano. Un grande silenzio, carico di emozione accompagna le immagini del cardinale Martini, riprese a Gallarate, un mese prima della morte.
Dice a proposito del Concilio: «Io sono stato presente al Concilio non in quanto padre conciliare, non ero vescovo, ma sono stato a Roma in quegli anni, sono stati gli anni più belli della mia vita. Eravamo entusiasti quando guardavamo al futuro. Parlavamo con il mondo e quindi è stata una bellissima esperienza». Subito dopo arrivano altre immagini, riprese alcuni anni fa a Gerusalemme, quando il morbo di Parkinson non aveva manifestato tutta la sua carica aggressiva. Il tema è sempre il Concilio: «Ricordo la sensazione di entusiasmo, di gioia e di apertura che ci pervadeva, ho passato nel Concilio gli anni migliori della vita. Si usciva da un’atmosfera un po’ muffa che sapeva di stantio, si aprivano porte e finestre, circolava aria pura, si guardava al dialogo e la Chiesa appariva capace di affrontare il mondo moderno. Era un momento di grande gioia e di grande entusiasmo. Una certa forza frenante in alcuni settori della Curia è anche comprensibile perché la Curia era abituata a tenere in mano tutto e quindi vedersi sfuggire di mano le cose certamente non è piacevole. Sono rimaste molte cose a quelli che hanno vissuto il Concilio, hanno fatto un passo importantissimo nella loro vita e hanno avuto una fiducia nuova nella possibilità della Chiesa di parlare a tutti (…) È stata una grande ricchezza per la nostra Chiesa».
Lo scorso giugno, in occasione di una visita al Cardinale avevo chiesto al suo Segretario, don Damiano Modena che nell’ultima fase della vita del Cardinale lo ha amorevolmente accompagnato con affetto di figlio, se era pensabile una ripresa video che avrei proiettato nella mia parrocchia in occasione dell’inizio della Cattedra del Concilio. La risposta era stata negativa. Don Damiano mi disse che il Cardinale avrebbe potuto inviare un breve messaggio ma una ripresa video era da escludere. Non mi sono dato per vinto e facendomi coraggio ho rivolto la domanda direttamente al Cardinale.
Ricordo che quando gli parlai del nostro progetto di una CATTEDRA del Concilio il suo sguardo si illuminò. Certamente gli tornò alla mente l’esperienza così singolare e significativa della Cattedra dei non credenti, da lui voluta per diversi anni a Milano. Un’iniziativa controversa che moltissimi hanno salutato come grande occasione di dialogo ma che qualche commentatore nei giorni della morte del Cardinale ha ricordato come infelice iniziativa da dimenticare!!!
Pronta e favorevole la risposta del Cardinale alla mia richiesta. Così, il 25 luglio abbiamo realizzato quell’ultimo struggente ricordo del nostro amatissimo arcivescovo. Un ricordo espressamente realizzato per la nostra comunità, quasi un lascito per tutti noi.
Nelle prossime sei serate della Cattedra del Concilio vorrei sempre aprire con un video che presenti il tema e mi piacerebbe non mancasse mai il volto e la parola del Cardinale.
Terminata la serata e riaccompagnato il Relatore a Como, mi sono coricato felice e con il cuore colmo di gratitudine: ho ringraziato il Signore che ha ispirato papa Giovanni XXIII ideatore e iniziatore del Concilio, ha assistito Paolo VI nel non facile compito di portare a termine e applicare il Concilio, ha donato per ventidue anni alla nostra Chiesa milanese la guida illuminata del cardinale Martini che ha realizzato in mezzo a noi quello che è forse il frutto più prezioso del Concilio: l’amore per la parola di Dio.
Ci aspettano sei serate, tutte affidate a Maestri di altissimo profilo che prontamente e generosamente si sono resi disponibili per questo percorso. Sarà questo il nostro modo di vivere l’anno della fede voluto da papa Benedetto. E proprio pensando al Concilio e all’anno della fede ho preparato un libriccino che don Paolo ed io porteremo in tutte le case a partire dal 5 novembre, per l’annuale visita prenatalizia alle famiglie.
Ha come titolo: PAROLE DEL CONCILIO PER UNA FEDE ADULTA.
Ho ripercorso i testi conciliari per cavarne alcune “perle”, parole illuminanti per un cammino di fede. Avevo preparato questo libriccino durante il mio soggiorno estivo a Parigi inviandolo a don Paolo per una prima lettura. Decisione felice. Se non l’avessi inviato adesso mi toccherebbe riscrivere il lavoro dal momento che ‘ignoti’ nella notte di domenica 14 ottobre si sono introdotti nella casa parrocchiale e scassinata la porta del mio ufficio hanno portato via il mio computer con quanto vi avevo messo in memoria. Tra le altre cose il libriccino natalizio. Nel mio ufficio vi erano anche due biciclette, la mia vecchia e la nuova – una prestigiosa bici costruita da Pietro Detto – dono della parrocchia per i miei 70 anni. Naturalmente la vecchia è rimasta e la nuova è sparita…

don Giuseppe

 



BUON GRANO E ZIZZANIA
omelia di don Giuseppe
nella VII domenica dopo il martirio di San Giovanni
domenica 14 ottobre 2012
(Is 43, 10-21; 1Cor 3, 6-13; Mt 13, 24-43)

 


 

IL VALORE STORICO DEL CONCILIO


Riportiamo la prima parte della lezione di don Saverio Xeres per la Cattedra del Concilio. Il testo, cortesemente trascritto dal sig. Bruno Natali, che ringraziamo, mantiene lo stile parlato e non è stato rivisto dall’Autore.

Il Concilio è stato annunciato da papa Giovanni XXIII nel 1959. Era Papa da 3 mesi, un papa di ottantanni, doveva essere un papa di transizione, in ragione dell’età avanzata e invece si inventa il Concilio. Il Concilio è stato preceduto da una lunga preparazione e prima ancora da un’inchiesta. Il Papa ha mandato a tutti i vescovi, alle facoltà teologiche e ai superiori religiosi, non uno schema già predisposto, come voleva la Curia, ma la semplice richiesta di esprimere il proprio parere. Dopo questa raccolta di pareri, durata un anno, è iniziato il lavoro delle dodici commissioni per preparare le bozze dei documenti da sottoporre alla discussione dei Padri conciliari. Queste commissioni erano composte da più di ottocento persone, un numero superiore a quello dei vescovi partecipanti ai Concili precedenti. Ma la cosa più bella ancora quale è stata? Questi 70 documenti sono stati cestinati tutti eccetto quello sulla liturgia. E questo vuol dire che il Concilio non si è limitato a sottoscrivere dei testi già preparati ma ha lavorato con libertà.Cercherò di spiegare che cosa è stato il Concilio esaminando il titolo: Concilio Ecumenico Vaticano secondo.
Prima parola: Vaticano secondo. Perché Secondo? Questo nome l’ha scelto papa Giovanni, che non era affatto quel sempliciotto che taluni vorrebbero. Nato in una famiglia contadina della Bergamasca, Angelo Giuseppe Roncalli aveva avuto una significativa carriera e una qualificata preparazione culturale e diplomatica. Era soprattutto un uomo di interiore semplicità, di quella semplicità evangelica che è il valore più grande.
E comunque ha voluto che si chiamasse Vaticano II per segnare appunto una discontinuità con il precedente Concilio, il Vaticano I del 1870 che era stato sospeso a seguito dell’entrata dei Bersaglieri a Porta Pia per occupare Roma e farne la capitale del nuovo Regno d’Italia. C’era il problema giuridico di un Concilio sospeso e mai veramente concluso. E infatti sia Pio XI che Pio XII pensarono di riprenderlo e concluderlo, ma non se ne fece nulla. Per Giovanni XXIII il Vaticano II sarà un nuovo Concilio, non la conclusione del precedente. Ma c’è una questione ancora più profonda di natura teologica. Il Vaticano I aveva definito l’infallibilità del Papa, a certe condizioni. A questo punto, taluni pensavano che se c’è un Papa infallibile non c’è ragione di convocare tutti i vescovi da tutto il mondo. Il Papa non basta forse per tutti? Si dice che al Vaticano I un cardinale della Curia aveva detto a un vescovo francese: «È bello che veniate da tutto il mondo a Roma per capire che possiamo fare anche senza di voi». Per questo molti pensavano che non vi sarebbe più stato un Concilio. Quindi la scelta di papa Giovanni di celebrare il Concilio Vaticano II vuole dire: non intendiamo semplicemente concludere il precedente, vogliamo un nuovo Concilio perché si può ancora fare un Concilio. C’è un continuità di contenuto tra Concilio Vaticano II e Concilio Vaticano I. Lo precisa il card. Montini nel discorso di Sant’Ambrogio del 1962: il Concilio doveva necessariamente riconnettersi al Vaticano I sul tema della Chiesa, perché là si era parlato del vertice della Chiesa, il Papa, e ora si doveva guardare all’intero corpo della Chiesa.
Il Concilio è stato preparato da un insieme di studi, ricerche, dinamismi. In primo luogo dagli studi biblici secondo il metodo storico-critico. Giovanni XXIII riprese l’affermazione di Leone XIII: la Bibbia doveva essere l’anima di tutta la teologia. In precedenza la teologia, cioè la presentazione della visione cristiana, veniva elaborata su base prevalentemente razionale dando luogo ad un sistema filosofico nel quale ogni tanto si citavano i testi della Bibbia ma come pezze d’appoggio, ma non si partiva dalla Bibbia, dalla storia della salvezza. E invece lo studio della Bibbia fa sì che riemerga quest’idea che la teologia non è cosa astratta, ma è ripetere in modo più sistematico, più ordinato ciò che Dio ha fatto fin dall’inizio del mondo e soprattutto in Gesù, il suo comunicarsi, il suo svelarsi, il suo donare se stesso. Teologia non come un insieme di dottrine ma come storia di salvezza nella quale Dio rivela se stesso. Un secondo elemento di rinnovamento è la liturgia: capire che la Chiesa non è qualcosa di astratto e giuridico, ma un corpo vivo e nel corpo della Chiesa alita, palpita una vita, la vita stessa di Dio, la vita di Cristo, dello Spirito che proprio nella liturgia si manifesta. Quindi noi possiamo tutti attingere da questa vita e questo ha delle conseguenze importantissime sull’idea di Chiesa, perché se la Chiesa è il corpo di Cristo, come dice San Paolo, tutte le membra hanno eguale dignità, dal Papa all’ultimo fedele. Ciò che ci unisce è molto più importante di più di ciò che ci divide o che ci distingue, perché ci unisce la vita stessa di Dio.
Il terzo elemento è l’approfondimento del senso della missione: Novecento e Ottocento avevano conosciuto un grande sviluppo della missione ad gentes con importanti iniziative missionarie. Comincia ad emergere il problema dell’Europa e della crisi del cristianesimo nel vecchio Continente. Ma soprattutto si comprende sempre meglio che la Chiesa vive la missione perché Dio è il primo grande missionario, è Lui che comunica la sua vita: la Chiesa non può fare altro che sentirsene investita e lasciarla trasparire dappertutto. Il fondamento teologico della missione viene da Dio e la Chiesa è investita da questa missione e ne deve diventare partecipe, aprendosi a tutti. Legato al tema della missione nei decenni che precedono il Concilio è il tema ecumenico. Se la Chiesa è il riflesso della vita di Dio, vita di comunione, come possiamo accettare la divisione? Esattamente nel 1910 quando si avviò la Conferenza sulle missioni si capì che non potevamo predicare il Vangelo divisi: cattolici, protestanti, anglicani, ortodossi, dobbiamo essere uniti, altrimenti non predichiamo più la parola di Cristo.
Fin qui ho sommariamente tracciato lo sfondo del Vaticano II: il Concilio riassume tutto questo movimento che dal Vaticano I era rimasto come bloccato. Riemerge una dimensione della Chiesa non giuridica, non esteriore, ma interiore e spirituale, misterica, cioè la vita di Cristo. Il Concilio assume e valorizza tutto questo lavoro che è stato fatto ai margini, spesso anche combattuto.

Seconda parola. Vaticano. Perché si è chiamato Vaticano? Perché si svolge in San Pietro, sul colle Vaticano. Nel Medio Evo i Concili che si facevano a Roma si tenevano in Laterano perché quella era la sede antica del Papato. Ci fu anche l’idea di tenere il Concilio a San Paolo fuori le Mura, dove Giovanni XXIII l’aveva annunciato e allora forse si sarebbe chiamato Ostiense, appunto perché siamo sulla via di Ostia. Il Colle Vaticano dal 1870 era diventato una zona straniera perché lì si era rinchiuso il Papa nei giorni della presa di Roma. Solo nel 1929 sarà riconosciuto come Stato con i Patti lateranensi ed è diventato lo Stato della città del Vaticano.
Una Chiesa buttata fuori non solo dall’Italia ma dalla modernità, una Chiesa che si è chiusa su se stessa. Il Vaticano II è appunto il Concilio che trova la Chiesa in questa situazione di blocco, di contrasto con la modernità. Se leggiamo l’introduzione al documento del Vaticano I troviamo una visione catastrofica del mondo moderno segnato dalla negazione del vero Dio: così che la mente di molti è precipitata nel baratro dell’errore. Per questo, dichiara il Vaticano I: «Non abbiamo mai cessato di insegnare di difendere la verità cattolica e di riprovare le perverse dottrine pericolose, per cui abbiamo deciso di professare in questo Concilio e di dichiarare da questa cattedra di Pietro al cospetto di tutti la salutare dottrina di Gesù Cristo. Proscrivendo e condannando gli errori contrari in nome di un’autorità che ci è stata data da Dio». Questa è una visione che possiamo dire apocalittica, secondo la quale il mondo sarebbe solo male perché ha abbandonato il cristianesimo. Per fortuna che c’è un baluardo in difesa della verità ed è il papato. Ecco perché il Papa viene esaltato cosi, perché è quello che fa da argine a questo decadimento totale. Questa è la prospettiva del Vaticano I. Vi indico un altro testo di papa Giovanni, quando, con la Bolla Humanae salutis, del Natale 1961, indice il Concilio e ne illustra il significato. La prospettiva è completamente diversa: l’umanità è alla svolta di un’era nuova, la modernità; compiti di una gravità e ampiezza immensa attendono la Chiesa che si sente messa in gioco. Si tratta infatti di mettere a contatto con le energie vivificanti e perenni del Vangelo il mondo moderno. Dobbiamo far sì che questo mondo nuovo continui ad essere in contatto con il Vangelo.
Possiamo capire perché un uomo semplice e anche tradizionale come papa Giovanni ha potuto avere l’idea di un Concilio: un’idea tanto semplice quanto profonda. Il mondo cambia, il mondo è nell’epoca moderna, ma anche l’uomo moderno ha diritto di ricevere il Vangelo perché Gesù Cristo è per tutti anche per l’uomo moderno, dunque anche quando il mondo cambia la Chiesa deve essere pronta ad annunciare il Vangelo. Questo è il suo compito, il compito di una Chiesa tesa tra Cristo che vuole la salvezza di ogni uomo e l’uomo che è in ricerca.
Questo vuol dire che il Vaticano II non soltanto deve raccogliere le novità del Novecento, questo sviluppo che abbiamo detto, ma affronta la questione della modernità, una questione irrisolta da secoli. Ma che cosa intendiamo per “modernità”? È l’epoca delle più grandi novità mai avvenute nella storia dell’Occidente. Pensiamo alle scienze, pensiamo al senso della coscienza personale, al valore dell’individuo e dell’autodeterminazione per cui i popoli scelgono da se stessi il proprio destino. Non c’è più un potere assoluto che governa su tutto e poi l’emergere dei problemi sociali, della questione operaia, il grande sviluppo del mercato, la globalizzazione. Epoca di grandi novità, ma davanti a queste novità la Chiesa aveva avuto un atteggiamento di sospetto, a volte addirittura di opposizione.
Infatti il Vaticano I aveva rappresentato il culmine di questa visione negativa nei confronti della modernità perché tale epoca sembrava aver abbandonato il cristianesimo. E invece il Concilio afferma che, davanti alla modernità, bisogna continuare ad annunciare il Vangelo. Il Concilio non dice: adeguiamoci alla modernità, ma guardiamola con attenzione critica. Così il Concilio chiude un discorso che era rimasto irrisolto per secoli.
Ma c’è di più: l’epoca moderna non è solo l’epoca delle novità è l’epoca della novità. Moderno è termine che viene dal latino ‘modo’ che vuol dire adesso. Modernità vuol dire consapevolezza di un uomo che vuole decidere del suo destino, può cambiare il corso delle cose, il corso della storia, perché se ne sente responsabile. Tutto questo è nuovo. Nella cultura classica questo senso non c’era. L’uomo greco, l’uomo di quel tempo in cui è nato il cristianesimo, era un uomo che guardava a ciò che permane, all’essere pensato come motore immobile. Per conseguenza tutto ciò che si muove è negativo, compresa la vita umana che è un soffio effimero. Il Medio Evo ha costruito tutto su questo una visione statica della cristianità. Qui manca il senso della storia che è tipico dell’uomo, un valore dimenticato.
Come il Concilio ha recepito questa novità? Non adeguandosi, ma rendendosi conto che questa epoca moderna non riesce più a capire il cristianesimo perché il cristianesimo è legato a uno schema vecchio che bisogna mettere in discussione. Intanto rinnovando il linguaggio. Per esempio il termine storia compare nel Vaticano II per la prima volta: nei precedenti Concili non è mai stato usato. Eppure questa parola è fondamentale: Dio si rivela nella storia, questa espressione, viene usata per la prima volta nel Concilio Vaticano II. Dio non ha forse fatto una storia con l’uomo? Adamo, Abramo, Mosè non è storia questa? Gesù Cristo non ha vissuto una storia? Ma dunque è Dio che si è rivelato dentro a questa realtà storica. Questa riscoperta della storicità, propria del mondo moderno ha fatto riscoprire un elemento che era caratteristico del cristianesimo ma era stato dimenticato. Questo fatto di un Dio che non è appunto una entità fissa. È invece qualcuno che si coinvolge, che fa una storia con l’uomo, che si mette a contatto e in rapporto e da ogni rapporto nasce una storia. Anche il tema della storia della salvezza, espressione che prima non esisteva, sta a dire che la salvezza è una storia, una realtà dinamica.
La Chiesa sta dentro un torrente che arriva più da lontano, torrente di vita, la vita di Dio, che va ben al di là della chiesa stessa. Questo è il fondamento teologico del dialogo. Il Concilio non vuole il dialogo per fare sfoggio di modernità e quindi parliamo con tutti, per essere à la page. Il fondamento del dialogo è il fatto che quel Dio che ha coinvolto questi poveri straccioni che siamo noi, il popolo di Israele prima e adesso la Chiesa, non si ferma qui! Non possiamo rinchiuderlo... è dappertutto. È un ragazzaccio impenitente che non si può rinchiudere. Gesu Cristo e il suo Spirito soffia dove vuole e quindi mi rendo conto che può essere in ogni uomo generoso, ogni uomo che soffre, ogni uomo che ama… Adesso queste affermazioni sono per noi ovvie, ma in un passato non tanto lontano si diceva che solo dentro la Chiesa c’era salvezza. Invece la visione misterica, cioè vitale della fede ci fa riconoscere la presenza dello Spirito qui come fuori. Lo possiamo riconoscere nei nostri fratelli cristiani, protestanti, anglicani, ortodossi, e nelle religioni non cristiane, tra i mussulmani, gli ebrei e anche in chi non crede in nulla ma, dice il Concilio, con la coscienza segue la volontà di Dio.
Infine, proprio perché Dio agisce nella storia dell’uomo, non agisce solo nella Chiesa. Ecco perché papa Giovanni, sempre in quel discorso del 1961, dice appunto che anche nella storia c’è l’azione di Dio mentre «anime sfiduciate non vedono altro che tenebre gravare sulla faccia della terra». Questa è stata la posizione della Chiesa nell’epoca moderna. Invece papa Giovanni scrive: «Noi invece amiamo affermare tutta la nostra fiducia nel Salvatore nostro» cioè non nel futuro ma in Gesù Cristo, «il quale non si è allontanato dal mondo da Lui redento, anzi facendo nostra la raccomandazione di Gesù di saper distinguere i segni dei tempi – è questa un’espressione evangelica non un’invenzione di papa Giovanni – ci sembra di scorgere in mezzo a tante tenebre indizi non pochi che fanno bene sperare sulle sorti della Chiesa e dell’umanità».
Il Papa non dice soltanto che la Chiesa deve mettere il Vangelo a contatto col mondo moderno, ma che già nel mondo moderno ci sono segni positivi, perché Dio è in azione nel mondo. Quindi la Chiesa non soltanto dà al mondo ma da esso riceve. Uno scambio, un vero rapporto: quindi l’altro non è tutto negativo, io posso dargli molto, ma molto posso da lui riceverere… Con una formula tecnica possiamo dire che il mondo è un luogo teologico, un luogo abitato dalla presenza dello Spirito.Guardiamo allora ai valori terreni, alle vicende umane e ai valori umani, quindi l’amore, la sofferenza, la gioia, la ricerca, la fatica, il lavoro, la fantasia, la scienza… in tutto questo già c’è un bene, non perché trattiamo queste realtà in un certo modo secondo le direttive del Magistero della Chiesa, ma se rispettiamo la natura propria di questi valori.
Dignitatis humanae è un documento importantissimo, uno dei più belli, più difficili, più impegnativi del Concilio riconosce la libertà di coscienza: ogni uomo ha diritto di essere libero nel manifestare quello a cui la coscienza lo ha portato. La coscienza è un segno della dignità che Dio gli ha dato. Quindi non è il suo grado di adeguamento alla verità che fa essere vero e dignitoso l’uomo, ma in quanto ha questa capacità di cercare la verità. E diceva papa Giovanni: Dio non abbandona nessuno, dunque ogni uomo ha una sua dignità intrinseca.Questo è un altro passaggio che recepisce tutta l’epoca moderna in cui il soggetto, la coscienza erano il punto determinante. Certo, dobbiamo cercare il bene, è la tua coscienza che ti deve condurre al bene. Possiamo concludere riconoscendo che Concilio Vaticano II affronta, riapre il tema grandioso, della modernità.

(la seconda parte della relazione sarà pubblicata
sul prossimo numero di «Come Albero»)

 

PROSSIMO APPUNTAMENTO DELLA
CATTEDRA DEL CONCILIO
nell’Anno della Fede
nella memoria del card. Martini
21 novembre 2012
Chiesa e dialogo
Enzo Bianchi

 



I LUOGHI DELLA FEDE

L’oratorio, per quest’anno, offre a tutte le famiglie che lo frequentano, due nuove possibilità per vivere la comunità e la testimonianza cristiana.
Chiamo queste esperienze I luoghi della fede, perché sono fondamento e sostegno per il nostro cammino.
La prima proposta riguarda “il cuore della fede”, il luogo sorgivo della nostra azione quotidiana. È l’incontro con l’Eucaristia, che viviamo nella celebrazione ma anche nella contemplazione e “conversazione”, che diventa “conversione” del nostro cammino, alla sequela dei passi del Salvatore.
Riteniamo, infatti, che i frutti dell’anno della Famiglia possano essere veri solo a partire dalla preghiera e attraverso la preghiera. Con gioia, quindi, proponiamo un’ora di adorazione eucaristica per tutte le famiglie della comunità cristiana.
Con cadenza mensile (di regola il terzo venerdì del mese) vivremo questa realtà.

Concretamente: la chiesa sarà aperta alle 20.45, alle 21 ci sarà l'esposizione di Gesù Eucaristia, poi lasceremo il silenzio, guidato da una musica di sottofondo, per la preghiera personale.
Ci saranno alcuni schemi per i bambini, i giovani e gli adulti.
Alle 22 concluderemo la preghiera con la benedizione eucaristica.

Il primo incontro è stato venerdì 19 ottobre, il secondo sarà venerdì 16 novembre!

La seconda proposta: da qualche giorno si è aperto ufficialmente l'Anno della fede (nel ricordo dell'Editto di Milano del 313). Io vorrei viverlo con le famiglie dell'oratorio guidandole attraverso i luoghi della fede di Milano.
Si tratta di conoscere alcune delle chiese più belle e storiche della nostra città, attraverso il percorso della fede e dell'arte.
Inizieremo con la chiesa di San Satiro domenica 28 ottobre nel pomeriggio.
In realtà questa iniziativa è rivolta esclusivamente alle famiglie che frequentano l’oratorio, perché proposte simili sono già rivolte agli adulti e ai Super..anta dai loro organizzatori!!!

Don Paolo


L'UNIONE FA LA FORZA!!!

Questa è una storia a lieto fine, come quelle che leggevamo da bambini e che terminavano con un “…e vissero felici e contenti….”. La nostra storia termina con la realizzazione di un progetto ambizioso, la realizzazione di un poliambulatorio attrezzato in una disastrata periferia di una grande città nel nord est del Brasile… ma procediamo con ordine.
A settembre del 2008 io, Paola, ed Angela, una pediatra ed una infermiera pediatrica che prestano servizio presso un grande ospedale di Milano, abbiamo trascorso una “vacanza alternativa” a Belem (Parà).
Per varie settimane abbiamo vissuto presso un Convento di Frati Cappuccini che da anni svolgono la loro missione nelle periferie più povere della città. In particolare prestano servizio in un quartiere, il “Pantanal”, dove vivono in condizioni di miseria materiale e spirituale circa 400.000 persone di cui un terzo bambini. In questo stesso quartiere agli inizi dell’800 sorgeva un lebbrosario, allora la zona, sfuggita da tutti, si chiamava Tucunduba, dall’omonimo fiumiciattolo, adesso che il lebbrosario è stato trasferito altrove, l’area, poverissima, ha ricevuto vari nomi a seconda delle “invasioni” di poveri…
Il nome Pantanal (che in italiano vuol dire Pantano) nasce dal fatto che in questa zona il fango si trova in abbondanza e le case sono delle palafitte costruite su acque limacciose collegate tra loro da strette passerelle traballanti, ma piene di vita. In questa realtà è inevitabile il diffondersi di patologie legate alle scarse condizioni igieniche in cui vivono queste persone costrette a convivere in piccoli spazi angusti ed umidi. L’assistenza sanitaria, come in tutto il Brasile, è privata e pertanto troppo spesso inaccessibile a persone che vivono nelle suddette condizioni: per loro diventa impossibile anche accedere a presidi medici banali quali un aerosol o un piccola medicazione di ferite che si infettano con una facilità estrema.
Nel 2008 l’unica attività di assistenza sanitaria per gli abitanti del quartiere si svolgeva negli spazi di un asilo che i frati hanno costruito e che giornalmente accoglie circa 350 bambini dai 2 ai 6 anni sottraendoli alla violenza della strada. Il piccolo ambulatorio però non era specificatamente attrezzato ed era equipaggiato solo con poche attrezzature di base, ma soprattutto l’attività sanitaria veniva svolta saltuariamente da personale italiano espatriato durante le vacanze estive su base prettamente volontaria come noi. Dopo aver trascorso un mese a visitare a “cottimo” su un improvvisato lettino siamo rientrate in Italia e lì abbiamo iniziato a sognare… sognare un ambulatorio attrezzato in cui potesse operare personale medico locale volontario per poter garantire un’assistenza continuata e di adeguato livello. Consapevoli che… “se un uomo sogna da solo, il sogno rimane solo un sogno, ma se molti uomini sognano insieme, il sogno diventa realtà”, tornate in Italia abbiamo “contagiato” amici e parenti con il nostro sogno e nel febbraio 2009 abbiamo fondato l’associazione Amici del Pantanal di frei Daniel con il preciso scopo di promuovere iniziative volte a raccogliere fondi per la realizzazione dell’ambulatorio…
Le iniziative promosse sono state tante…. la realizzazione e la vendita di un calendario, una mostra fotografica, bomboniere di Battesimi e Comunioni, un coro di bambini, alcuni spettacoli teatrali, pesche di beneficienza e piccoli mercatini di beneficienza del contesto di fiere di paese, ma soprattutto tante tantissime donazioni frutto del sacrificio di persone vicine e lontane che hanno creduto in noi e nel nostro progetto, non vogliamo dilungarci descrivendole tutte, ma sono state tutte registrare nella nostra memoria e nel nostro cuore. A maggio 2010 avendo raggiunto la metà dell’importo necessario alla realizzazione del progetto abbiamo dato il via ai lavori. Per la costruzione delle fondamenta si è reso necessario il prosciugamento del terreno paludoso e questo ha comportato un netto incremento del preventivo, ma fortunatamente il nostro progetto ha trovato nell’Associazione Familiare conVOI Onlus, un valido alleato per poter partecipare al concorso di Fabbrica del Sorriso (edizione 2009). Il nostro progetto è stato positivamente giudicato e quindi, grazie al finanziamento ottenuto, siamo riusciti ad andare avanti… e mattone dopo mattone il 13 maggio 2012 Angela, io e Gina (Fabbrica del Sorriso ONLUS di Mediaset) siamo partite alla volta del Pantanal per assistere all’inaugurazione del poliambulatorio… Incredibile… in soli due anni siamo riuscite a costruire un poliambulatorio di circa 200mq… Cinque studi attrezzati in cui al momento prestano servizio un cardiologo che quotidianamente esegue elettrocardiogrammi e visite, un dentista che si reca in ambulatorio due volte alla settimana ed un ginecologo che effettua visite settimanali.
Il personale medico è specializzato e presta il suo servizio a titolo gratuito. L’ambulatorio è affidato alle “cure” di due infermiere regolarmente pagate dal governo (che fin dall’inizio del progetto si è reso estremamente generoso nei nostri confronti, basti pensare che il terreno sul quale è stato costruito l’ambulatorio ci è stato regalato dal governo stesso), inoltre fanno parte dello staff altre quattro persone che si occupano delle pulizie, gestione e registrazione dei pazienti etc.. Al momento si è reso disponibile anche un oculista, ma ancora non ha a disposizione le attrezzature necessarie alla sua attività, il suo ambulatorio verrà attrezzato entro la fine dell’anno grazie alla generosità dell’ONLUS Filo Diretto. Manca all’appello il/la pediatra… speriamo si riesca a trovarlo al più presto!
All’ambulatorio possono accedere pazienti di qualsiasi età, senza discriminazione di sesso o di religione, con patologia acuta e cronica gestibile in struttura ambulatoriale, e nella stessa sede, ricevono le cure necessarie. Ai pazienti con possibilità economiche viene richiesto il pagamento di una quota minima pari alla copertura delle spese farmaceutiche, per coloro che non possono le stesse prestazioni vengono effettuate a titolo assolutamente gratuito. Ecco la nostra storia si è conclusa con il lieto fine, in realtà non si è ancora conclusa, siamo andate ad inaugurare l’ambulatorio, ma l’attività è appena iniziata e sarà nostra premura supervisionare l’andamento dell’attività perché possa continuare ad operare in modo proficuo ed in assoluta autonomia. È stata una bellissima esperienza, inizialmente pareva solo un sogno, ma ora che è diventata una realtà tangibile, vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno sostenuto e che ci sono state affianco durante questi due anni credendo in noi e nella possibilità di realizzazione del progetto. Tutti quelli che ci hanno aiutati, dal più piccolo al più grande, sono i veri eroi di questa storia e a loro va la nostra gratitudine, ma soprattutto di tutti coloro che trarranno beneficio da questa iniziativa.
A tutti coloro che ci hanno aiutato è stato dedicato il centro di salute, non potendo scrivere tutti i loro nomi, abbiamo deciso di intitolarlo… ITALIANOS AMIGOS DO PANTANAL!!!
GRAZIE DI CUORE A TUTTI!

 


IL FUTURO DI PIAZZA BERNINI

La sera del 9 ottobre u.s. la parrocchia ha organizzato un’assemblea sul futuro di piazza Bernini. Gli assessori Castellano e Maran hanno illustrato lo stato della vertenza e risposto alle interrogazioni dei numerosi partecipanti. Mentre ringraziamo gli assessori che, come si dice “hanno messo la faccia” in una vertenza che rimanda alle responsabilità della precedente amministrazione comunale, riportiamo la lettera dell’assessore Castellano.

Egregi Signori,
di seguito, come richiesto, una breve nota degli impegni assunti, in accordo con l'assessore Maran, durante la riunione del 9 ottobre u.s. presso la vostra parrocchia.

Nelle prossime settimane il Comune prenderà possesso della piazza; entro un mese dalla presa in possesso della piazza si avvieranno i lavori, che prevederanno il ripristino della circolazione intorno alla rotatoria, la riapertura di via Fucini, la messa in sicurezza dei marciapiedi, una prima serie di piantumazioni e la durata dei lavori sarà di 3-4 mesi.

Tutto è tuttavia subordinato all'evoluzione del giudizio pendente, e agli elementi di novità che lo stesso potrà fare intervenire. In attesa della decisione del giudice sul ricorso promosso dalla Cooperativa avverso la decisione dell'Amministrazione comunale di interrompere il rapporto convenzionale per inadempimento della Cooperativa medesima, l'Amministrazione avvierà il percorso con la Soprintendenza per elaborare nuove ipotesi progettuali relative alla sistemazione definitiva della piazza, che avrà tempi amministrativi ordinari.

In merito alle somme dovute ai soci non sussistono i presupposti per procedere al rimborso tramite denaro pubblico.
Cionondimeno, questa Amministrazione si rende disponibile ad esaminare qualsiasi proposta che, a costo zero per l'Amministrazione, possa condurre ad un recupero delle somme anticipate dagli acquirenti. In tal senso ci risulta che la cooperativa abbia nel proprio patrimonio, quasi 50 box invenduti suddivisi tra il parcheggio di Facchinetti/Bellosio e quello di Dalmazia, ove la cooperativa decidesse di vincolare le vendite di tali box al risarcimento degli acquirenti di Bernini, l'amministrazione sarebbe disponibile a mettere in campo tutte le azioni amministrativamente difendibili per agevolare tale vendite.

Cordiali saluti.

Lucia Castellano
Assessore Casa, Demanio, Lavori Pubblici


Giovedì 25 ottobre alle ore 18.00
don Dino Pezzetta
che ha prestato servizio nella nostra parrocchia
celebrerà la S. Messa nel ricordo
dei suoi 50 anni di sacerdozio


OSPITI ALLA TUA CENA

Da tre anni la Diocesi di Milano ha fatto spazio nella sua Liturgia a un nuovo lezionario. Don Angelo Casati in questo libro ripercorre le letture bibliche che vedono la comunità riunita nelle domeniche e nelle festività dell’Anno C del ciclo liturgico. Il suo commento ama scavare nella miniera del Primo e del Secondo testamento, portandone all’aria aperta dei nostri giorni qualche pagliuzza dell’oro che vi riluce. (dal risvolto di copertina) .

ANGELO CASATI
Ospiti alla tua cena
Commento al lezionario festivo secondo il rito ambrosiano
Anno liturgico C
Centro Ambrosiano,
Milano 2012, pp. 320, € 19,90

Pensando di fare cosa gradita riportiamo parte della Presentazione del libro

(…) Un libro come questo, di riflessioni puntuali e “sentite” sulle letture domenicali dell’anno liturgico ambrosiano, è prezioso perché interpella la nostra sensibilità. Sensibilità alla Parola di Dio. Sensibilità alla memoria della Cena del Signore. Sensibilità alla comunione con i fratelli e le sorelle in umanità e fede. Sensibilità a quanto di umano c’è in noi. Sensibilità che è un sentirsi ospiti attesi, desiderati, invitati da sempre. Un sentirsi amici del Signore e tra noi, pronti a far circolare nella storia, piccola e grande, quei modi di essere, di pensare e di guardare che furono propri di Gesù. Ci viene indicato un modo di ascoltare le Scritture ricercando tra le pieghe delle culture e dei linguaggi antichi la Parola che parla sempre e che si propone appunto alla sensibilità dell’intelligenza (intus-legere) per diventare vita per l’oggi, carne della nostra carne. (…)
Ecco: mi sembra che da questo libro possiamo trarre riconoscenti, oltre ad altre, queste indicazioni che si riassumono – e mi pare molto bello – nell’”immagine del grembo”. Dio è il grembo perenne che ci porta dentro di sé, che ci dà la linfa vitale, che ci rende “creature” in continuo divenire, in continua creatività, che ci tiene nel suo cuore, che ci vuole consapevoli di questo: e per questo ci parla.
E anche noi siamo grembo, entro cui far maturare come in un nido caldo la vita, entro cui portare i nostri fratelli e sorelle con tenerezza e compassione, riscoprendo le radici di una vita comune donata e proposta come amore.
In questo consiste la “novità”: che non è desiderio di cose straordinarie, insolite, ma lucidità di sguardo che rende giovane ciò che guardi e ascolti.
Un po’ come l’erba, l’umile erba, sempre uguale a se stessa, ma sempre diversa nella sua freschezza e nell’abbandonarsi alla luce e al vento leggero che la rende più viva e smagliante. Testimone indicibile di semplicità e piccolezza, di silenzio eloquente.

Teresa Ciccolini

Dalla mia povera soglia
del mio avvistamento
busso alle finestre
della tua cena

… e dimora
all’infinito migrare
una tenda:
ombre segrete,
parole dissepolte,
luce
che trema
sui volti.

 


FIERA DEL LIBRO

Sabato 24 e domenica 25 novembre
in Oratorio
dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 19

Per i vostri regali di Natale…
Novità editoriali, grandi classici, libri per bambini
testi di riflessione e studi biblici


 

Nella Comunità parrocchiale:

 

hanno ricevuto il battesimo

SARA MAFFEZZOLI
FEDERICO FACOETTI
LEONARDO PETA
ANDREA RIMOLDI
DEA CAMPOLONGO
ALICE PICARDI
ROSSELLA SPECCHIER


abbiamo affidato ai cieli nuovi e alla terra nuova

LAURA BOCHICCHIO (a. 79)
LUIGI LEONIDA (a. 71)
GIUSEPPE GIANANTONIO CEREDA (a. 62)
ELENA SINISCALCHI (a. 100)
FRANCA COLOMBO (a. 83)
MARIO MOIA (a. 79)

 


 


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