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Come albero   

  notiziario mensile parrocchiale

settembre 2009   


CHIESA NELLA CITTÀ

Confesso la mia ignoranza: proprio non so per quali ragioni se astronomiche o storiche l’inizio dell’anno è stato fissato per noi nel cuore dell’inverno il primo gennaio. Un inizio che ha un nome ‘invernale’, abbastanza freddo: anno legale. Invece l’anno reale, quello vero e non solo legale, inizia in queste settimane di settembre quando, conclusa la pausa estiva, la città si rianima, riaprono le scuole, riprende il lavoro, anche il campionato di calcio ritrova il suo spettacolo.

La nostra Chiesa milanese ha iniziato l’anno lo scorso 8 settembre, festa della Natività di Maria: a Lei è dedicato il nostro Duomo. In quel giorno l’Arcivescovo ha presentato alla diocesi il programma pastorale per questo anno.

Anche la nostra comunità inizia in queste settimane il suo anno, il suo 75° anno. Con il Consiglio Pastorale abbiamo deciso di non trascurare questo anniversario: più avanti trovate il Programma. Qui vorrei semplicemente dire con quale stile sarei lieto di vivere con voi questa ricorrenza. Uno stile di simpatia nei confronti della città che abitiamo, uno stile innovativo rispetto ad atteggiamenti del passato improntati talora ad estraneità e condanna. Possiamo parlare appunto di un impatto traumatico della coscienza cristiana con le contraddizioni della civiltà moderna, tipicamente urbana. Sovente nella predicazione la città è stata presentata come sede e fattore di decadimento morale e sociale, di abbandono della pratica religiosa, di cedimento agli agi e alle lusinghe della brama di possesso, di diffusione delle idee anticattoliche. Permettetemi di citare un passo del discorso del Segretario generale dell'Opera dei Congressi, Rubbiani, in occasione del primo Congresso cattolico italiano a Venezia nel giugno 1874: «È un fatto: il chiasso della città apparisce come un elemento demoralizzatore, mentre la dolce quietudine della campagna si mostra quasi sempre come altrice delle idee di ordine e di moralità. Nella genesi della città noi troviamo il rimorso dell'uomo peccatore che trema allo stormire delle fronde, impallidisce allo spettacolo della creazione, e crede potersi dimenticare di Dio vindice richiudendosi in una cerchia di manufatti, che non portino sì direttamente il sigillo di quella mano creatrice, cui il colpevole vede armata di folgori e flagelli. L'uomo nella stato di colpa dovea necessariamente edificare la città, e non per nulla il primo omicida, il primo fra gli uomini maledetto da Dio, Caino, riscontrasi nel libro divino della Genesi come il primo che costruisce una città. L'uomo innocente invece era stato collocato da Dio in un giardino tra i fiori e le piante: ed ecco come si spiegano l'attrattiva che conserva pel giusto, per colui che ha la coscienza tranquilla il silenzio della campagna, il bisogno invece che prova il delinquente di nascondersi, di intanarsi, di circoscrivere e limitare l'orizzonte».
Una prosa davvero lontana dalla nostra sensibilità, specchio di una diffidenza. Non così unilaterale lo sguardo della Bibbia sulla città. È vero che Sodoma e Gomorra sono città, così come Ninive. Ma Ninive diviene luogo di conversione mentre Gerusalemme la città santa, non accoglie il Messia anzi lo condanna a morire fuori dalle mura della città, come nota la lettera agli Ebrei. Eppure Gesù ha pianto per la sua città ed è entrato in essa per il gesto supremo dell'amore che salva, salva anche la città. Noi vorremmo avere, di fronte alla città, meglio dentro la città, lo stesso stile di appassionata condivisione di Gesù. Certo, tale condivisione della città non dovrà sottrarsi al rilievo critico, alla diagnosi dei profili oggettivamente problematici della città.

Più avanti trovate il programma di questa che non vuol essere una celebrazione ma una occasione per ricordare una storia anche se breve, di appena 75 anni, per ringraziare, per interrogarci sul nostro essere chiesa nella città.
Ma, “si licet parva componere magnis” ovvero se è lecito assimilare cose piccole a cose grandi, in queste settimane si compie un altro, piccolo, anniversario: il mio primo anno in questa Comunità. Rivivo con emozione i miei primi incontri con don Paolo, don Alberto e don Giorgio: devo alla loro fraterna accoglienza e collaborazione se questi inizi sono stati per me molto sereni e lieti. E poi la prima seduta con il Consiglio pastorale parrocchiale: gli sguardi cordiali di quell’incontro mi hanno messo subito a mio agio. La gioia delle prime celebrazioni e le strette di mano al termine della Messa. E le visite alle famiglie prima di Natale e di Pasqua: quante porte spalancate, quanti volti aperti: Un anno è già trascorso, non senza fatica per il contemporaneo impegno nell’Università di Padova. Da quest’anno ho deciso di chiudere l’esperienza accademica a Padova dove non terrò più le lezioni che mi obbligavano a quasi tre giorni di assenza nel primo semestre. Manterrò le lezioni in Università Cattolica che mi impegnano per tre ore settimanali e 30’ di bicicletta per andarci! Nella mia vita di prete ho sempre fatto più mestieri contemporaneamente con risultati probabilmente approssimativi.

Adesso dedicherò il tempo che mi sarà dato e le forze che mi restano a questa comunità e speriamo che i risultati siano meno approssimativi … con l’aiuto di Dio e vostro.

don Giuseppe

 

 

Mosè e Gesù

omelia di don Giuseppe nella seconda domenica
dopo il martirio di San Giovanni il Precursore
domenica 6 settembre 2009
(Is 63, 7-17; Eb 3, 1-6; Gv 5, 37-47)

Rimandiamo la lettura dell'omelia su questo sito alla voce "omelie"




CORSO DI PREPARAZIONE
AL MATRIMONIO

IL PRIMO INCONTRO SI TERRÀ
VENERDÌ 25 SETTEMBRE ALLE ORE 21.00
IN PARROCCHIA, VIA PINTURICCHIO N. 35

I successivi sette incontri saranno concordati con le coppie
che hanno dato la loro adesione in segreteria parrocchiale.

 



LE RADICI DELLA NOSTRA COMUNITÀ
III PARTE

Già prima della guerra si era rilevata l’insufficienza della chiesa di piazza Bernini rispetto all’aumento della popolazione della Parrocchia, ma solamente dopo aver provveduto alla costruzione delle Opere parrocchiali in via Villani e della annessa chiesa, intitolata a San Pio X, e aver coperto almeno in parte i debiti contratti, fu possibile iniziare, nel 1959, i lavori di ampliamento della chiesa parrocchiale. La chiesa venne ampliata costruendo le due ali laterali verso via Nöe e via Pinturicchio, aggiungendo la balconata e l’abside, portando così la capacità da 770 a 1600 persone. I lavori di ampliamento terminarono dieci anni dopo, nel 1969. Questo periodo della riedificazione o ampliamento della Chiesa merita un approfondimento per il grande sforzo compiuto dai parrocchiani assieme al parroco nell’affrontare e sostenere i costi dell’opera. Infatti già dal 1937 – anno in cui si progettò la costruzione di un edificio per le opere parrocchiali in via Villani angolo Piazza Leonardo da Vinci – al 1950 – anno nel quale iniziò la costruzione dell’edificio di via Villani e si progettò l’ampliamento della chiesa di via Pinturicchio – sino al 1958, pesava sulla parrocchia il debito determinato dai lavori di via Villani, che contrastava l’urgente necessità di ampliare la chiesa parrocchiale. Infatti gli stabilimenti della Bianchi, si apprestavano a essere sostituiti da palazzi con abitazioni per circa 6.000 persone che avrebbero ulteriormente messo in crisi la ricettività della chiesa. Tuttavia non si poteva procedere all’ampliamento, senza prima alleggerire il debito che pesava sulla parrocchia e don Eugenio Manganini si prodigò a rimettere ordine ai conti con l’aiuto dei parrocchiani che sempre lo hanno sostenuto.

Si presentarono quindi i progetti per i lavori da iniziare: ampliamento della Chiesa, costruzioni di sedi per l’Archivio, le Associazioni, le abitazioni per il parroco, i coadiutori e il sacrestano. I progettisti dei lavori furono l’Ing. Franco Cambi ed l’Arch. Claudio Buttafava, professore al Politecnico di Milano. La chiesa prima dell’intervento aveva una superficie di 310 mq a cui si aggiunsero i 220 mq dell’ampliamento e i 115 mq della nuova balconata per un totale di 645 mq. La nuova chiesa sotterranea (cripta) misurava 240 mq. La capienza quindi si sarebbe praticamente raddoppiata nella chiesa vera e propria (da 770 a 1600 persone) mentre altre 700 potevano trovare posto nella cripta. Il 19 giugno 1958 fu firmato il contratto di inizio lavori con l’impresa Pessina e solo per il Natale del 1962 fu possibile celebrare sull’altare maggiore. In coincidenza con la nomina dell’arcivescovo Colombo alla diocesi di Milano, il 31 ottobre, venne fatto un consuntivo dei lavori eseguiti: chiesa sotterranea (ora salone dell’oratorio), cantinato, ampliamento chiesa sul lato di via Nöe, costruzione della balconata, dell’abside, della sacrestia, ed in minima parte della casa parrocchiale, lato di via Nöe. I lavori che restavano così da eseguire erano: sistemazione della facciata della Chiesa, della volta sopra la balconata, sovralzo e nuova struttura di copertura della cupola – che una perizia del prof. Arturo Danusso aveva dichiarato pericolante – e ampliamento della chiesa sul lato di Via Pinturicchio, casa parrocchiale e sede per le associazioni. Nel marzo 1968 la canonica era completata nei suoi cinque piani.

Fu così soddisfatta l’esigenza principale che aveva motivato i lavori di ampliamento: dotare la chiesa di uno spazio più ampio adeguato all’aumento della popolazione e del numero dei parrocchiani. Non si può certo dire che la chiesa di S. Giovanni in Laterano sia un’architettura esteticamente ben riuscita. L’organismo architettonico sconta sia il difficile innesto tra la pianta centrale originaria (un ottagono absidato) e i nuovi transetti, sia l’inserimento piuttosto greve della balconata in cemento armato. Peraltro il volume esterno, completamente rivestito di mattoni, presenta una gradevole articolazione su cui si stagliano la facciata slanciata e la copertura della cupola. Nel 1997, parroco don Angelo Casati, nell’ambito della ritinteggiatura dell’interno, furono effettuati alcuni piccoli ma significativi interventi con l’intento di ricomporre la spazialità della chiesa: eliminazione del discutibile “cielo al tramonto” nell’abside e completamento lungo il perimetro dell’abside stessa della modanatura sopra le lesene; valorizzazione delle modanature con un punto di grigio più scuro rispetto a quello delle pareti; eliminazione del rivestimento in materiale plastico finto legno nell’abside e nei transetti; sostituzione delle misere chiusure a soffietto del vano delle porte sui lati del presbiterio con porte in legno modanate; restauro e nuova collocazione di alcune opere d’arte provenienti dalla precedente chiesa di S. Giovanni in Laterano (tra cui il dipinto del Procaccini).


 

PER LE GIOVANI COPPIE

La preparazione al matrimonio è oggetto di grande cura da parte della comunità cristiana. I corsi prematrimoniali sono ormai una pratica consolidata.
I primi anni dopo il matrimonio meritano eguale attenzione e per questo pensiamo di offrire alle giovani coppie l’opportunità di incontrarsi, riflettere insieme sull’esperienza che stanno vivendo.

Il primo incontro sarà
giovedì 24 settembre alle ore 21.00
i
n via Pinturicchio 35.

Abbiamo aderito alla proposta di partecipare al gruppo per giovani coppie perché pensiamo che sia importante avere un momento di riflessione e di spiritualità, che non sia lasciato al caso, ma guidato da una persona che stimiamo e condiviso con altre coppie giovani come noi. Sentiamo forte l'esigenza di completare il percorso di fede, che abbiamo iniziato sia individualmente, sia come coppia, per far sì che la nostra famiglia sia veramente una famiglia in cui dimori l'amore cristiano e che sia, nello stesso tempo, anche aperta agli altri. Per condividere con gli altri le nostre esperienze quotidiane e riflettere su quelle altrui.

Ilaria e Francesco

Pensando alle ragioni che ci fanno aderire con entusiasmo alla proposta di don Giuseppe di iniziare un percorso per giovani coppie, ci viene subito in mente il desiderio di confrontarci con chi ha già vissuto – o come noi sta iniziando a vivere – l’inizio del cammino matrimoniale. Per noi che siamo sposati da solo un anno, è infatti importante sentirsi sostenuti attraverso lo scambio con chi vive la stessa esperienza e accompagnati dalla guida spirituale di Don Giuseppe in un cammino di riflessione sul significato profondo del matrimonio. Da questa occasione di incontro speriamo che possa anche nascere una rete di relazioni profonde e solidali tra famiglie del quartiere, superando insieme la tentazione di chiudersi ciascuno all’interno del proprio piccolo mondo.

Ivan e Rossana


PER RICORDARE I 75 ANNI
DELLA NOSTRA PARROCCHIA

domenica 4 ottobre
Festa dell’oratorio

martedì 6 ottobre
Concerto dell’Ensamble Barocca dei Pomeriggi Musicali

giovedì 8 ottobre ore 21.00
Incontro con Ferruccio de Bortoli
direttore del Corriere della Sera e nostro parrocchiano
Che cosa la città chiede alla Chiesa

sabato 10 ottobre 2009 ore 18.00
Celebrazione eucaristica presieduta da s.e. mons. Carlo Maria
Redaelli

vicario generale della Diocesi e nostro parrocchiano
al termine della celebrazione aperitivo di festa per tutti

lunedì 19 ottobre ore 21.00
Incontro con Vito Mancuso
docente di teologia all’Università Vita e Salute del San Raffaele
di Milano
Quale futuro per il cristianesimo

lunedì 9 novembre ore 21.00
Incontro con Erri de Luca
scrittore
Parole della Scrittura per la città

martedì 24 novembre ore 21.00
Incontro con Jean-Robert Armogathe
docente di storia del cristianesimo all’Università di Parigi-Sorbona
già parroco a Parigi
L’esperienza della Chiesa francese

Gli incontri si terranno in oratorio entrando da via Pinturicchio, 35 o da via Nöe


UNA VACANZA SPECIALE

4 luglio 2009: anniversario dell’ indipendenza americana o, di sicuro più importante, giorno in cui i ragazzi delle medie sono saliti in montagna a Marilleva con l’oratorio?
L’hotel era un grande pezzo di cemento sulla montagna, non era molto bello, ma se si è con don Paolo non è per niente importante.
Il primo giorno abbiamo fatto una piccola passeggiata, durante la quale c’erano molti esercizi come flessioni, piegamenti, addominali e… torture che consistevano nel bloccare un ragazzo su un tavolo e fargli il solletico.
Tutte le sere abbiamo fatto dei giochi molto belli seguiti dalla preghiera e poi tutti in camera a (far finta di) dormire. Nei giorni successivi il tempo è stato brutto e il don ci ha portato al palazzetto dello sport dove abbiamo giocato a calcio e a pallavolo. Ovviamente non potevamo finire senza aver fatto una passeggiata lunga e così è arrivato il giorno fatale... anche se in realtà ci siamo divertiti molto.

Questa vacanza ha sviluppato molto lo spirito di gruppo: infatti nei giochi serali, nelle squadre ognuno era necessario e perciò nessuno veniva escluso. Facendo così, chiunque conosceva quasi tutti i ragazzi presenti alla vacanza.

Un discorso molto bello è stato quello del perdono: abbiamo parlato della differenza tra chiedere scusa e chiedere il perdono: scusa è una parola più “banale”, che per esempio si dice anche nel tennis, quando si prende il nastro della rete ma la palla scivola di là lo stesso. Mentre la parola perdono si usa quando hai rimorso di quel che hai fatto e quando tieni alla persona con cui hai litigato.

Questa vacanza è servita molto a tutti, sia come esperienza religiosa ma anche come divertimento collettivo in cui ognuno ha dato il meglio che poteva. Insomma io non vedo l’ora di andare di nuovo l’anno prossimo col don in montagna !!!!!!!

Andrea


FESTA DELL'ORATORIO
DOMENICA 4 OTTOBRE 2009 ...

"C'È DI PIÙ!"

ore 10.00: S. MESSA
al termine si scende in Oratorio per i giochi

ore 12.30: PRANZO PER I BAMBINI E I RAGAZZI
(iscrizioni in oratorio 5€ entro venerdì 2 ottobre)

ore 14.00: GRANDI GIOCHI INSIEME

ore 16.30: MERENDA E ...
riviviamo l'estate: istantanee dalle vacanze insieme


UN ANNO "DI RIPOSO IN DIO"
IL NUOVO PERCORSO PASTORALE

Riportiamo alcuni ampi stralci dell’Omelia pronunciata dal nostro Cardinale, Dionigi Tettamanzi, nella Solennità della Natività della beata Vergine Maria lo scorso 8 settembre

Carissimi,
iniziamo l’anno pastorale nella fede: nella preghiera chiediamo a Maria – che proclamiamo “beata perché ha creduto” – di poterlo vivere giorno dopo giorno come un cammino di fede personale e comunitario. […] Solo la fede può illuminare la verità delle persone e della loro storia, cogliere il significato profondo del vissuto quotidiano. Una verità e un significato che ci provengono dalla nostra relazione con Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Sì, solo la fede, solo la fede vera può giungere ai segreti più nascosti e affascinanti del nostro cuore, di ogni cuore umano.

La fede è accoglienza attenta, commossa, trepida, stupita della presenza di Dio che entra nelle vicende degli uomini per salvarli, perché li ama, li ama come figli. Ma questa presenza di Dio non è un principio intellettuale, astratto come un’assenza; non è un oggetto, inerte come un idolo; non è l’imporsi di una legge, gravosa come un giogo che umilia la libertà.
La presenza di Dio è il manifestarsi della sua gloria, splendida come la gioia, commovente come un abbraccio, sorprendente e tremenda come una vertigine, illuminante perché è la rivelazione del significato ultimo di ogni cosa. Solo la fede è la via che consente a Giuseppe di intendere il significato del mistero che si compie in Maria e di parteciparvi con tutta la sua libertà e il suo amore. La storia minima del dramma personale di Giuseppe nei riguardi di Maria sfugge alla cronaca del tempo, a quella storiografia che racconta solo di imprese e di personaggi illustri. I credenti però vi riconoscono il manifestarsi della gloria di Dio, accolgono la presenza dell’Emmanuele, il Dio-con-noi che reca l’annuncio e l’offerta della salvezza. Così Maria e Giuseppe sperimentano la beatitudine della fede: il Dio altissimo, il creatore del cielo e della terra, il Dio dei nostri padri ha posto la sua tenda in mezzo a noi e noi così abbiamo potuto vedere la sua gloria.

La gloria di Dio – dobbiamo confessarlo – non si rivela come uno spettacolo da ammirare, come un oggetto da contemplare. Si rivela invece come un’annunciazione, come una chiamata a entrare nella comunione con Dio fino al punto da essere a servizio del suo amore, perché si compia il suo desiderio di salvezza per il popolo. Maria, turbata dal saluto dell’angelo, Giuseppe sconcertato dall’irrompere del mistero nella sua storia minima, sono destinatari di un’annunciazione: «Non temere, chiamo proprio te ad ospitare il mistero che salva, per farne storia d’uomini, il Dio con noi si chiamerà Gesù!». [...]

Solo la fede sa intendere la verità di questo momento che noi insieme come Chiesa Ambrosiana stiamo vivendo. Solo la fede infatti ci consente di vivere l’inizio del nuovo anno pastorale non come il ritorno all’abituale preoccupazione del fare, non come il ripetersi di un ciclo di feste e di fatiche, di impegni e di iniziative che consumano le nostre energie e che possono appagare o mortificare le nostre aspettative.
Questo tempo che ci è dato da vivere ospita la presenza di Dio che ci accompagna sempre, che è sempre sorprendente e commovente, illumina con la sua luce la nostra verità personale e la verità delle nostre comunità. È una luce amica, tanto amica che ci chiama a conversione con un’insistenza che talora ci fa soffrire perché sentiamo il peso dei nostri peccati, e insieme ci fa sperare, perché alimenta una specie di struggente desiderio di conformazione: «santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo» (Lv 11,44). È una presenza fedele, tanto fedele che accompagna ogni giorno, ogni scelta, abita in ogni dramma e visita ogni tristezza con la tenace attrattiva del bene, mutando ogni deserto in un percorso verso la terra promessa. È una presenza affascinante, una trasfigurazione che rivela la gloria di Dio nella storia di Gesù e, per grazia, in noi e nella nostra Chiesa ci ricolma tutti della pienezza di Dio (Ef 3,19). […]

Solo la fede ci consente quell’esperienza reale della presenza di Dio che ci libera dalla tentazione di fermarci alla superficie della vicenda di cui siamo protagonisti e talora ci intristisce imprigionandoci nei particolari di una cronaca spicciola, fatta di meschinità e di cattiverie, di peccati e di delusioni, di risentimenti e di malumori: lo sguardo credente non ignora nessuno dei difetti delle nostre comunità, non sfugge a nessuna delle fatiche, ma in ogni cosa riconosce l’occasione di un’annunciazione e la responsabilità di una vocazione. […]
L’anno pastorale che si avvia può essere fecondo di bene se la presenza di Dio che illumina la Chiesa con la sua gloria suscita in noi la fede, la certezza che senza il Signore non possiamo fare nulla e che – invece – tutto possiamo in Colui che ci dà forza. Le Assemblee sinodali del clero che abbiamo vissuto nell’anno trascorso, le visite pastorali nella gran parte dei decanati della Diocesi, l’avvio di “cantieri” per tenere viva la tensione missionaria della nostra Chiesa sono stati per me l’occasione per contemplare la bellezza delle nostre comunità, per ammirare la dedizione dei preti e degli operatori pastorali, per raccogliere quelle indicazioni preziose allo scopo di introdurre correttivi e incoraggiamenti nelle nostre scelte pastorali.
Per la verità, ho raccolto anche segni di stanchezza, espressioni di scoraggiamento, di scetticismo, di dissenso, ho ascoltato anche analisi che descrivono l’inadeguatezza delle risorse di cui disponiamo rispetto alle esigenze della missione e alle sfide che si presentano. Che cosa faremo? Dove troveremo riposo? Quale rimedio possiamo proporre? Solo la fede può suggerirci la via da percorrere: noi troveremo riposo in Dio! Noi porteremo al Signore la nostra povertà, il nostro poco pane così drammaticamente insufficiente per la fame di tanta gente e obbediremo ancora alla sua parola che ci manda a servire la moltitudine. […] Se di una sosta abbiamo bisogno, deve essere la sosta del Tabor.

In questa luce noi vivremo l’Anno Sacerdotale indetto dal Papa Benedetto XVI. Forse può sembrare poco concreta e operativa, solo destinata all’interiorità spirituale la scelta di caratterizzare un anno pastorale come anno sacerdotale. […] L’Anno Sacerdotale deve essere per tutti i fedeli un’occasione per rinnovare uno sguardo di fede sulla presenza dei preti, per intuire quella loro misteriosa relazione personale con il Signore che si chiama “vocazione”, per ringraziare Dio dei preti che ci sono, per pregare per la loro perseveranza e santificazione, per incrementare quello stile di comunione-collaborazione-corresponsabilità che fa della cura pastorale una missione condivisa, e non una delega o una pretesa. […] L’apprezzamento per il ministero sacerdotale comporta come naturale conseguenza la cura e la promozione delle vocazioni al ministero.
La vocazione è quel modo di intendere la vita che la salva dalla banalità, da quella miopia che riduce la vita e le scelte che la qualificano a una trama di coincidenze casuali, a una serie di esperienze. La vita vissuta come vocazione impedisce alla libertà di abbandonarsi all’arbitrio e alla solitudine, di essere derubata della sua speranza affidabile. Intendere la vita come carriera, come accumulo di esperienze, come ossessione di autorealizzazione, come un destino ineluttabile conduce alla disperazione e al nulla. Perché non siamo capaci e determinati nel presentare il vangelo della vocazione?

Lo sguardo della fede riconosce la presenza del Signore che dà ad ogni vita la dignità vertiginosa di una vocazione: il Signore è interlocutore reale delle nostre scelte, infonde in noi il suo Spirito di sapienza e di fortezza affinché possiamo portare a compimento la missione, ci rende pietre vive del corpo mistico che è la Chiesa perché la nostra vita sia inserita nella comunione dei santi e tutti troviamo nell’esempio, nel consiglio, nell’intercessione dei fratelli l’aiuto necessario per il discernimento cristiano. La presenza del Signore è reale: ognuno di noi è destinatario di un’annunciazione. E anch’io, come Giuseppe, sarò salvato dallo smarrimento se ascolterò la parola che dice: “Non temere!” […] Chiamiamo il sacerdozio dei preti “ministeriale” per dire che è a servizio dell’edificazione dei fedeli e del compimento della vocazione che ciascuno riceve nel Battesimo. Pertanto l’Anno Sacerdotale richiama i preti alla responsabilità di offrire un servizio secondo il cuore di Cristo, praticando le vie di sempre per invitare a conversione, per incoraggiare il cammino di santità di tutto il popolo cristiano.

Questo richiamo però è rivolto a tutti i fedeli affinché riconoscano la dignità della propria vocazione ad essere figli di Dio e si dispongano a offrire il sacrificio gradito a Dio, che è la vita secondo lo Spirito. «Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,24). Il culto gradito a Dio, l’adorazione in spirito e verità si celebra nella pratica quotidiana della carità, nella testimonianza della speranza: la presenza dei cristiani negli ambienti della vita, del lavoro, della cultura, della sofferenza, della responsabilità civile e politica è segnata dal compito di fare risplendere la luce davanti agli uomini perché rendano gloria Padre che è nei cieli (cfr Mt 5,16). Non lasciate andare via nessuno senza speranza! Alcuni battezzati poi potranno e dovranno dare il loro contributo anche per la vita della comunità cristiana, collaborando volentieri e in spirito di comunione come operatori pastorali. La vita della Chiesa, le sue iniziative, le nuove prospettive che si aprono, tutte le forme che la missione deve assumere richiedono una collaborazione ispirata da vero zelo, guidata da un lucido discernimento che sappia unire generosità e sobrietà pastorale. […]

È evidente la sproporzione tra la missione affidata e le risorse disponibili. Questa sproporzione diviene sempre più evidente anche per noi, in questi anni, nel contesto di una società secolarizzata, di una riduzione piuttosto rilevante del numero dei preti, di una fatica diffusa a sostituire – nei diversi ambiti pastorali – i collaboratori di sempre con presenze nuove. Che cosa faremo? Rinunceremo alla missione? Lo sguardo di fede può riconoscere anche nella fatica e nelle incertezze che ci inquietano un’occasione per operare scelte di sobrietà pastorale, come siamo soliti dire in diverse occasioni. Sento la responsabilità di proporre alcuni concreti criteri di discernimento per conseguire quel “fare meno, fare meglio, fare insieme” che potrebbe essere lo slogan della sobrietà pastorale. Non si può compiere un discernimento se non sotto la guida dello Spirito: pertanto solo un cammino spirituale paziente e illuminato, come quello che porterà ogni decanato alla stesura della “carta di missione”, potrà indicare le priorità irrinunciabili. Infatti, deve essere la missione con le sue priorità a offrire i criteri per quello che si deve fare, e non certo l’inerzia e l’abitudine talvolta scambiate per “la tradizione”.

Nel quadro della missione, a livello di singoli decanati, deve essere possibile camminare insieme in modo più sciolto e leggero. Ad esempio la formazione degli operatori pastorali (catechisti, operatori Caritas, ministri della santa Comunione, ecc.) può trovare nel decanato quelle proposte che esonerano dal replicare le iniziative formative in ogni parrocchia; la figura di un “economo” può sollevare i preti dall’investire troppo tempo nella gestione delle strutture e nella vigilanza sui lavori in corso; la cura per la qualità celebrativa nella comunità può suggerire – laddove fossero in abbondanza - un’opportuna riduzione del numero delle sante Messe e una diversificazione di momenti di preghiera affidati a diaconi, religiose, laici; la disponibilità o meno di collaboratori capaci e pronti alla corresponsabilità può essere il criterio per mantenere iniziative abitualmente guidate e animate dai preti (pellegrinaggi, feste patronali, ecc); la constatazione dei ritmi di lavoro abituali per la gente può suggerire di liberare le serate da incontri e riunioni che magari si possono svolgere in giorno di domenica. La fede nella presenza del Signore, la certezza che il Signore, elevato da terra, attira tutti a sé (cfr. Gv 12,32), l’umile sapienza che riconosce i mezzi poveri che Dio preferisce possono forse convincerci a privilegiare con fiducia quel seminare che non presume di misurare il raccolto e possono suggerire di dedicarci alla cura dell’essenziale: la predicazione del Vangelo preparata con docile attenzione allo Spirito e studiosa pazienza; la disponibilità per ascoltare, consigliare, assolvere chi si accosta al Sacramento della Riconciliazione; l’accoglienza attenta delle persone e delle famiglie che bussano alle porte della comunità cristiana. Non dobbiamo mai perdere di vista l’essenziale, secondo la forte parola di Gesù: «cercate il Regno di Dio e la sua giustizia; il resto vi sarà dato in aggiunta» (Mt 6,33); e dobbiamo aver cura di non essere un ostacolo a chi cerca il Signore, a chi ha sete dell’acqua della vita. E se una preferenza dobbiamo avere deve essere per i preferiti da Gesù, i più poveri, i più provati dalla vita, i più piccoli.

+ Dionigi card. Tettamanzi Arcivescovo di Milano

 






Nella Comunità parrocchiale:

hanno ricevuto il Battesimo

DON JAYAMANNE RAMUDHI NETHTHANJALEE
GIULIA VINCIGUERRA
ANDREA CASTENETTO



abbiamo affidato ai cieli nuovi e alla terra nuova

ROSA MARIA VILLA (a. 79)
VIRGILIO GIANNI (a. 90)
MARIA CAPURSO (a. 84)
CELESTINA BOLZAN (a. 99)
ARTURO SACCOMANDI (a. 82)
LUCIANO GALLOTTI (a. 90)
SENATORE GIUSSANI (a. 87)
LORES M. SALETTI (a. 82)
CATTERINA A. SINIGAGLIA (a. 75)
ENRICO MARCHETTI (a. 81)
MARGHERITA DA CORTE (a. 91)
ENRICA FRIGERIO (a. 89)
RENATO L. ROZZI (a. 75)
PASQUALE E. DI CARLO (a. 75)

 


 


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