Gen
18, 17-21;19, 1.12-13.15.23-29;
1Cor 6, 9-12;
Mt 22, 1-14;
Confesso una emozione nel rileggere
oggi, dopo otto mesi, questa pagina evangelica che mi accompagnò
nel mio ingresso in questa Parrocchia. Era il 12 ottobre. Allora
mi soffermai sui crocicchi delle strade dove i servi sono mandati
a chiamare tutti e sognavo una chiesa capace di andare ai crocicchi
delle strade per essere voce dell'Evangelo.
Oggi,
riprendendo quella pagina vorrei sostare sui due grandi simboli
del convito e della veste. La Pagina evangelica risulta chiaramente
dalla unione di due testi, due parabole accostate: la prima
costruita attorno al simbolo del convito di nozze, la seconda
al simbolo dell'abito di nozze. Il simbolo del convito è immediatamente
eloquente, è simbolo universale. Prendere parte ad un banchetto
vuol dire ben più che semplice nutrimento, è gesto carico di
significati: convivialità, amicizia, festa, comunione tra le
persone. Non stupisce allora che in tutte le tradizioni religiose
il pasto comune sia usato come simbolo espressivo della comunione
degli uomini con Dio, simbolo del nostro destino. Per questo,
il gesto centrale della fede cristiana è un convito che noi
stiamo appunto celebrando, un pasto rituale espressivo della
convivialità umana e della comunione con Dio.
La parabola odierna adopera questo simbolo per indicare l'intenzione
di Dio di convocare tutta l'umanità ad una festa eterna. Tutta
l'umanità. Certo, i primi destinatari non hanno accolto l'invito
ma i doni di Dio sono senza pentimento e quindi altri vengono
invitati, anzi tutta l'umanità con un gesto di sconfinata larghezza.
Buoni a cattivi, belli e brutti, anche l'ultimo e malconcio
rottame umano abbandonato lungo una siepe campestre è raggiunto
dall'invito: Vieni anche tu alla festa. Questo è l'Evangelo,
la gioia dell'Evangelo.
I
discepoli di Gesù hanno consapevolezza di dover essere anzitutto
banditori di questo lieto annuncio: Dio viene e ci chiama, vuole
sottrarci all'isolamento per convocarci nel suo popolo nel convito
del suo Regno. Prima di qualsiasi precetto morale, prima dei
comandi e dei divieti, prima di ogni altra parola deve risuonare
l'invito alla gioia dell'Evangelo. Perché la sala sia stracolma
e sia festa per tutti. La prima parabola si ferma qui, sulla
soglia della sala affollata da una umanità che nonostante le
fatiche e le brutture che ne sfigurano il volto è ormai chiamata
alla gioia della comunione con Dio. Sarebbe bello fermarsi qui,
sulla soglia della sala e godere la gioia che dilaga tra tutti
i commensali. Perché a questa prima scena ne segue una seconda
francamente spiacevole che guasta il clima festoso?
La
seconda parabola si concentra su un altro simbolo: l'abito per
la festa. Anche questo è simbolo universale: abbiamo abiti diversi
per le diverse circostanze della vita, abiti da lavoro e abiti
della festa, abiti da cerimonia e abiti casual per le occasioni
meno impegnative. Il nostro modo di vestire parla di noi, manifesta
i nostri sentimenti interiori. Io ricordo un giorno di 48 anni
fa quando davanti all'altare mi tolsi la giacca e mi rivestii
della lunga veste nera. E ricordo le parole: Ti sei spogliato
dell'uomo vecchio e ti sei rivestito dell'uomo nuovo, Gesù.
Così iniziavo il cammino verso il sacerdozio. Valore simbolico
della veste che dice la condizione interiore dell'uomo, manifesta
il suo cuore. Allora non si può stare nella festa del banchetto
se il cuore, lo stile di vita non è coerente, se mancano adeguate
condizioni di vita. Notiamo allora il trapasso dalla prima alla
seconda scena. Dall'invito a tutti, carico di gioia e di festa
al richiamo impegnativo ad avere le condizioni adeguate, coerenti
con l'invito stesso.
L'accostamento
di queste due parabole indica una progressiva presa di coscienza
da parte della Chiesa: essa deve anzitutto diffondere a tutti
il lieto appello alla comunione festosa con Dio ma al tempo
stesso farsi maestra che indica gli atteggiamenti, i comportamenti,
gli abiti degni di questa lieta comunione con Dio.
Preghiera
dei fedeli
Per Ascolta, Signore, la nostra preghiera
Perché
noi tuoi discepoli portiamo a tutti l'invito di Dio nostro Padre
alla festosa condivisione della sua mensa…
Perché sui nostri volti vi sia sempre la gioia dell'evangelo,
buona notizia per ogni uomo…
Per
i nostri ragazzi, che con don Paolo, alcuni genitori e gli animatori
vivranno due settimane di vita comunitaria in montagna…
Preghiamo
per l'Iran dove è in atto una dura repressione: questo Paese islamico
rispetti la parola del Corano "Chi salva un uomo ha salvato l'intera
umanità"…
Otto
bambini: Alessandro, Bianca, Chiara, Luca, Aurora, Mattia, Giacomo
Marco e Giulia ricevono la bianca veste del battesimo: guidali
nel cammino della vita…
Ti
affidiamo Giovanni Perego che ha concluso la sua esistenza terrena…
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