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La Parola predicata


 

 

 


Anno liturgico C


omelia di don Giuseppe
nella solennità dell'Epifania del Signore
mercoledì
6 gennaio 2010

 
Is 60, 1-6;
Tt 2, 11-3,2;
MT 2, 1-12.

Forse nessuna pagina evangelica è tanto suggestiva come il misterioso racconto dei Magi. Sapienti astronomi che intraprendono un lungo viaggio dalle lontane terre d’Oriente dietro una stella. Portano doni preziosi. Circondati di mistero, non sappiamo con esattezza da dove vengano, quanti siano, quali i loro nomi. Eppure noi siamo a loro intimamente congiunti. Sono infatti i nostri rappresentanti, i primi esponenti dell’umanità al di fuori della stirpe di Abramo che riconoscono in Gesù il Messia. Per questo nelle statuine del Presepe vengono rappresentati come appartenenti alle tre grandi famiglie dell’umanità: la nera, la gialla e la bianca. Portano infatti ai piedi di Gesù l’intera umanità. Così Gesù che fino a questo momento si è manifestato ed è stato riconosciuto solo da pochi appartenenti al popolo ebreo, Maria, Giuseppe e i pastori, ora è manifestato a tutta l’umanità. Epifania vuol dire infatti manifestazione, rivelazione.

I Magi rappresentano l’intera umanità in cammino, in ricerca. Notiamo, il loro cammino è come sospinto da una stella. Un fenomeno naturale che suscita la loro curiosità e la loro ricerca. I Magi ci insegnano a guardare il mondo, la natura non solo come complesso di oggetti disponibili, che possiamo semplicemente sfruttare, usare e gettare fino a fare del mondo una immensa discarica. I Magi studiano la stella, studiano il cosmo. Di fronte al mondo possiamo essere non solo voraci consumatori. Possiamo curvarci sul mondo, sulle cose, sulla natura per conoscerla, per scoprirne l’intima e complessa struttura. Questo è lo sguardo dello studioso, del ricercatore che vuole capire e conoscere. Da questa curiosità è nata la ricerca scientifica e le stupende conquiste grazie alle quali l’uomo interviene sulla natura. I grandi progressi delle scienze sono anche il frutto di questo impegno di conoscenza. Ma si può guardare il mondo, la realtà con uno sguardo ancora più penetrante per conoscere non solo come sia il mondo ma per conoscere perché esso esiste e quale ne sia il principio. Si può cercare di leggere nel grande libro della creazione la traccia del Creatore? A tutti noi sarà capitato, in una notte di stelle, di alzare lo sguardo al cielo e sentirci terribilmente piccoli nell’immensità del cosmo. In quel momento, forse avremmo potuto ripetere le parole del Salmo 18: «I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annuncia il firmamento». Ecco i Magi studiano sì il cielo, la stella ma si lasciano guidare da essa nella ricerca di colui che delle stelle è artefice.

Ma la storia dei Magi non finisce qui. Non basta la luce della stella: per proseguire il loro itinerario hanno bisogno delle parole del Libro sacro. Ecco che le pagine della Scrittura svelano il luogo della nascita del Messia: Betlemme. Il cammino della ricerca di Dio ha bisogno della luce della sua Parola e non solo della luce delle stelle. Le stelle, l’armonia del cosmo possono dirci che un Principio è all’origine di tutto, ma che questo Principio abiti nella povera umanità di un bambino, questo ci è svelato solo dalle Parole della Scrittura sacra. E i Magi che, naturalmente, pensavano di trovare il Messia a Gerusalemme, la capitale, nel palazzo del sovrano, Erode, dovranno lasciarsi alle spalle la città, i luoghi del potere, per prendere oscuri viottoli campestri e finalmente incontrare il Messia e offrirgli i loro doni. Singolare questa epifania, questo manifestarsi di Dio nascondendosi in luoghi appartati, periferici, lungo sentieri sperduti e bui. Singolare che il luogo dell’epifania sia così modesto e appartato. Ma questo è lo stile di Dio, il suo rivelarsi in ciò che è piccolo, non esibisce potenza.

La storia dei Magi ci riserva un ultimo tratto provocatorio. Singolare il contrasto tra questi uomini cercatori instancabili e i custodi dei Libri sacri. Questi custodi del Libro ne conoscono a memoria le parole e a colpo sicuro indicano il luogo del Messia: Betlemme, così è stato detto dal Profeta. La loro conoscenza è perfetta eppure non muovono un passo alla ricerca del Messia. Anzi Erode metterà in atto un piano criminoso per annientare il neonato Messia. I custodi del Libro non sono inquieti cercatori, lo sono invece questi stranieri che non appartengono al sangue di Abramo ma di Abramo hanno la fede e come il Patriarca sono anch’essi instancabili camminatori. Ancora una volta dobbiamo imparare proprio dagli stranieri! Vi confesso che questa pagina stupenda mi inquieta e mi provoca: anche noi preti e laici siamo custodi del Libro, ne conosciamo a memoria alcune parole e le trasmettiamo con passione. Ma possiamo dire d’essere cercatori di questo Dio di cui riteniamo di avere adeguata conoscenza o non siamo forse solo bibliotecari diligenti? In questo inizio del nuovo anno, auguro a tutti noi di non stancarci mai di cercare. Prima o poi sorgerà una stella per guidare i nostri passi.


Preghiera dei fedeli

Noi ti preghiamo, ascoltaci, Signore.

In questo giorno della tua Epifania, del tuo manifestarti a tutta l'umanità come Salvatore, la Chiesa sia un abbraccio aperto ad ogni uomo senza discriminazioni…

In questo giorno dei Magi, uomini in cammino per incontrarti, donaci d'essere instancabili nella ricerca di te…

Nel loro cammino i Magi hanno attraversato terre oggi segnate dalla guerra: perché sia pace tra tutti i figli di Abramo…

Perché come i Magi così ogni uomo, in particolare i nostri giovani, scorgano all'orizzonte la stella che guidi i loro passi all'incontro con te…

 

 

 

 



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