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Is
60, 1-6;
Tt 2, 11-3,2;
MT 2, 1-12.
Forse nessuna pagina evangelica è tanto suggestiva come il misterioso
racconto dei Magi. Sapienti astronomi che intraprendono un lungo
viaggio dalle lontane terre d’Oriente dietro una stella. Portano
doni preziosi. Circondati di mistero, non sappiamo con esattezza
da dove vengano, quanti siano, quali i loro nomi. Eppure noi siamo
a loro intimamente congiunti. Sono infatti i nostri rappresentanti,
i primi esponenti dell’umanità al di fuori della stirpe di Abramo
che riconoscono in Gesù il Messia. Per questo nelle statuine del
Presepe vengono rappresentati come appartenenti alle tre grandi
famiglie dell’umanità: la nera, la gialla e la bianca. Portano
infatti ai piedi di Gesù l’intera umanità. Così Gesù che fino
a questo momento si è manifestato ed è stato riconosciuto solo
da pochi appartenenti al popolo ebreo, Maria, Giuseppe e i pastori,
ora è manifestato a tutta l’umanità. Epifania vuol dire infatti
manifestazione, rivelazione.
I
Magi rappresentano l’intera umanità in cammino, in ricerca. Notiamo,
il loro cammino è come sospinto da una stella. Un fenomeno naturale
che suscita la loro curiosità e la loro ricerca. I Magi ci insegnano
a guardare il mondo, la natura non solo come complesso di oggetti
disponibili, che possiamo semplicemente sfruttare, usare e gettare
fino a fare del mondo una immensa discarica. I Magi studiano la
stella, studiano il cosmo. Di fronte al mondo possiamo essere
non solo voraci consumatori. Possiamo curvarci sul mondo, sulle
cose, sulla natura per conoscerla, per scoprirne l’intima e complessa
struttura. Questo è lo sguardo dello studioso, del ricercatore
che vuole capire e conoscere. Da questa curiosità è nata la ricerca
scientifica e le stupende conquiste grazie alle quali l’uomo interviene
sulla natura. I grandi progressi delle scienze sono anche il frutto
di questo impegno di conoscenza. Ma si può guardare il mondo,
la realtà con uno sguardo ancora più penetrante per conoscere
non solo come sia il mondo ma per conoscere perché esso esiste
e quale ne sia il principio. Si può cercare di leggere nel grande
libro della creazione la traccia del Creatore? A tutti noi sarà
capitato, in una notte di stelle, di alzare lo sguardo al cielo
e sentirci terribilmente piccoli nell’immensità del cosmo. In
quel momento, forse avremmo potuto ripetere le parole del Salmo
18: «I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani
annuncia il firmamento». Ecco i Magi studiano sì il cielo, la
stella ma si lasciano guidare da essa nella ricerca di colui che
delle stelle è artefice.
Ma
la storia dei Magi non finisce qui. Non basta la luce della stella:
per proseguire il loro itinerario hanno bisogno delle parole del
Libro sacro. Ecco che le pagine della Scrittura svelano il luogo
della nascita del Messia: Betlemme. Il cammino della ricerca di
Dio ha bisogno della luce della sua Parola e non solo della luce
delle stelle. Le stelle, l’armonia del cosmo possono dirci che
un Principio è all’origine di tutto, ma che questo Principio abiti
nella povera umanità di un bambino, questo ci è svelato solo dalle
Parole della Scrittura sacra. E i Magi che, naturalmente, pensavano
di trovare il Messia a Gerusalemme, la capitale, nel palazzo del
sovrano, Erode, dovranno lasciarsi alle spalle la città, i luoghi
del potere, per prendere oscuri viottoli campestri e finalmente
incontrare il Messia e offrirgli i loro doni. Singolare questa
epifania, questo manifestarsi di Dio nascondendosi in luoghi appartati,
periferici, lungo sentieri sperduti e bui. Singolare che il luogo
dell’epifania sia così modesto e appartato. Ma questo è lo stile
di Dio, il suo rivelarsi in ciò che è piccolo, non esibisce potenza.
La
storia dei Magi ci riserva un ultimo tratto provocatorio. Singolare
il contrasto tra questi uomini cercatori instancabili e i custodi
dei Libri sacri. Questi custodi del Libro ne conoscono a memoria
le parole e a colpo sicuro indicano il luogo del Messia: Betlemme,
così è stato detto dal Profeta. La loro conoscenza è perfetta
eppure non muovono un passo alla ricerca del Messia. Anzi Erode
metterà in atto un piano criminoso per annientare il neonato Messia.
I custodi del Libro non sono inquieti cercatori, lo sono invece
questi stranieri che non appartengono al sangue di Abramo ma di
Abramo hanno la fede e come il Patriarca sono anch’essi instancabili
camminatori. Ancora una volta dobbiamo imparare proprio dagli
stranieri! Vi confesso che questa pagina stupenda mi inquieta
e mi provoca: anche noi preti e laici siamo custodi del Libro,
ne conosciamo a memoria alcune parole e le trasmettiamo con passione.
Ma possiamo dire d’essere cercatori di questo Dio di cui riteniamo
di avere adeguata conoscenza o non siamo forse solo bibliotecari
diligenti? In questo inizio del nuovo anno, auguro a tutti noi
di non stancarci mai di cercare. Prima o poi sorgerà una stella
per guidare i nostri passi.
Preghiera dei fedeli
Noi
ti preghiamo, ascoltaci, Signore.
In
questo giorno della tua Epifania, del tuo manifestarti a tutta
l'umanità come Salvatore, la Chiesa sia un abbraccio aperto ad
ogni uomo senza discriminazioni…
In
questo giorno dei Magi, uomini in cammino per incontrarti, donaci
d'essere instancabili nella ricerca di te…
Nel
loro cammino i Magi hanno attraversato terre oggi segnate dalla
guerra: perché sia pace tra tutti i figli di Abramo…
Perché
come i Magi così ogni uomo, in particolare i nostri giovani, scorgano
all'orizzonte la stella che guidi i loro passi all'incontro con
te…
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