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Sir
18,11-14;
2Cor 2,5-11;
Lc 19,1-10.
Domenica scorsa abbiamo letto la chiamata di Levi-Matteo, pubblicano,
cioè esattore delle tasse per conto dei Romani, potenza straniera
che occupava il Paese al tempo di Gesù. Oggi l’Evangelo ci presenta
il capo dei pubblicani, Zaccheo. Di quest’uomo conosciamo la bassa
statura, l’ingente ricchezza frutto di rapine e frodi. Di lui
l’evangelista Luca che non è affatto tenero con coloro che hanno
accumulato grandi ricchezze, dice che “cercava di vedere Gesù”.
Vorrei dedicare proprio a questo verbo – cercare – la mia riflessione.
Le prime pagine del vangelo di Marco registrano con singolare
freschezza e vivacità l’impressione suscitata dalla predicazione
di Gesù e dai suoi gesti di guarigione. Uno stupore che diviene
un moto popolare, una sorta di esaltazione di massa: Tutti ti
cercano, dice Pietro. E infatti tutti i malati vengono portati
presso Gesù al calar del sole, tutta la città è riunita davanti
alla porta. E Gesù guarisce molti. Marco ci restituisce questo
“mattutino” dell’Evangelo. Al capitolo 3 dirà ancora: “Dalla Giudea
e da Gerusalemme, dall’Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti
di Tiro e Sidone, una gran folla sentendo ciò che faceva si recò
da Lui”. Un vero e proprio moto di massa verso Gesù.
La gente lo cerca, tutti lo cercano e Gesù si sottrae, diffida
di questi bagni di folla e si leva di buon mattino, quando ancora
è buio per ritirarsi in un luogo deserto e pregare. E quando Simone
e gli altri lo trovano e vorrebbero riportarlo tra la folla, Gesù
riprende il suo cammino: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini,
perché io predichi anche là, per questo infatti sono venuto».
(Mc 1,35ss.). C’è una ricerca di Gesù da parte della folla e Gesù
si sottrae. In un’altra occasione la folla cercherà Gesù e Gesù
si sottrarrà. Lo riferisce Gv 6: la folla che ha mangiato pane
in abbondanza vuole assicurarsi questa risorsa straordinaria facendo
Gesù re. “Ma Gesù sapendo che stavano per venire a prenderlo per
farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo”. Anche
qui una ricerca di Gesù da parte della folla e il sottrarsi di
Gesù. È interessante notare che identica espressione ritroviamo
sempre in Lc 9,9: è Erode incuriosito per quanto si dice a proposito
di Gesù. Ma anche questa ricerca non porterà all’incontro. Erode,
ci dice sempre Lc 23,8 si rallegrerà di aver dinanzi a sé Gesù
nel corso della cattura e del processo perché spera di vedere
da lui qualche miracolo. Ma anche quell’incontro si risolverà
nell’assoluto silenzio di Gesù. Di nuovo una ricerca mossa da
malsana curiosità, una ricerca sbagliata che non genera un incontro.
Potremmo dire che Gesù diffida di questa ricerca collettiva, di
massa sotto la spinta di episodi meravigliosi: le guarigioni,
la moltiplicazione dei pani. Una ricerca palesemente mossa da
un tornaconto, la ricerca di gesti di potenza, mirabolanti che
risolvono i bisogni immediati e più urgenti. A questo tipo di
ricerca utilitaristica Gesù si sottrae.
Ci sono invece altre situazioni di ricerca di Gesù – singolare
l’uso del medesimo verbo – e in questi casi Gesù si lascia trovare,
incontrare. Così per Zaccheo (Lc 19,3).
“Cercava di vedere Gesù”… i due verbi dicono più di una semplice
curiosità, indicano una inquietudine, una ricerca che sfida anche
il rischio del ridicolo, arrampicarsi sull’albero, pur di “vedere”
Gesù.
“Oggi” … anche questa non è semplice indicazione cronologica.
Luca sottolinea spesso l'oggi della salvezza: "oggi vi è nato
un Salvatore" (2,11); "oggi si è adempiuta questa scrittura" (4,21);
"oggi abbiamo visto cose prodigiose" (5,26); "ecco, io scaccio
e demoni e compio guarigioni, oggi e domani e il terzo giorno
avrò finito" (13,32); "oggi sarai con me in paradiso" (23,43).
Questo oggi è l'ora decisiva, è il momento da non lasciar passare,
l'occasione risolutiva.
“Dovrò sostare a casa tua” … il verbo “devo” esprime la serietà
di tale sosta, non puro gesto di cortesia ma momento della missione
salvatrice di Gesù.
“Subito” … due volte ritorna questo avverbio, non nuovo nel linguaggio
della vocazione. Anche i pescatori chiamati dalla pesca lasciano
“subito” ogni cosa per seguire Gesù (Mt 4,20).
“E l'accolse con gioia” … il verbo qui adoperato è lo stesso che
nell'annunciazione a Maria esprime la gioia messianica: Gioisci,
rallegrati Maria. È lo stesso invito alla gioia che troviamo nei
profeti Sof 3,14: "Gioisci, figlia di Sion, esulta Israele e rallegrati
con tutto il cuore" (cfr. Zac 9,9). Ritroviamo lo stesso verbo
nelle parabole lucane della pecora smarrita e del figlio prodigo:
"Rallegratevi con me perché ho trovato la mia pecora perduta”
… “Biso-gnava far festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello
era morto ed è tornato alla vita".
Questa pagina, più di ogni altra, merita il suo nome: Evangelo,
buona notizia. La buona notizia è appunto questa: Io vengo, oggi
devo fermarmi a casa tua. Da parte di Dio c'è una domanda di ospitalità
e da parte nostra la decisione di aprire la porta: "Io sto alla
porta e busso, se uno mi apre entrerò da lui e faremo cena insieme"
(Ap 3,20).
Eppure questa venuta poteva essere sinonimo di sventura: una volta
Dio aveva detto a Mosè: "Voi siete un popolo dalla testa dura,
se venissi in mezzo a voi vi sterminerei" E Mosè aveva replicato:
"Anche se questo popolo ha la testa dura, degnati di venire in
mezzo a noi, perdona i nostri peccati e fai di noi la tua eredità".
Da allora l'annuncio della venuta di Dio nel suo popolo è diventata
buona notizia, evangelo. Il cristianesimo consiste in questo annuncio
che genera nell'uomo stupore, meraviglia. È la scoperta sempre
nuova della libera e gratuita iniziativa di Dio. Non siamo noi
che per primi andiamo alla ricerca di Dio, è lui che viene incontro
a noi, si invita a casa nostra: "In questo sta l'amore, non siamo
stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato
il suo figlio … noi amiamo perché egli ci ha amati per primo"
(1Gv 4,9.19). E questa ricerca non mossa da curiosità ma dalla
acuta consapevolezza della sua vita sbagliata genera un profondo
mutamento di vita in direzione della giustizia verso quanti sono
stati frodati e della condivisione con i poveri. Ecco un vero
cercatore di Gesù. Ancora abbiamo due volte il verbo “cercare”
all’inizio e al termine del Vangelo di Giovanni, un procedimento
di inclusione che sembra voler dire: l’evangelo è per coloro che
cercano. Come i due discepoli del Battista. A loro Gesù si rivolge
con l’interrogativo: “Che cercate?” (1,38) e come Maria di Magdala,
il mattino di Pasqua: “Donna chi cerchi?” (20,15). In entrambi
i casi Gesù si lascia trovare, incontrare: con i due discepoli
resta a lungo insieme, si lascia abbracciare da Maria al punto
di dire: “Non mi trattenere …”.
Si tratta di veri cercatori: i primi sollecitati dal Battista
di cui erano già seguaci vanno dietro a Gesù, la seconda, appassionata
discepola di Gesù che, una volta guarita lo ha seguito mettendo
a disposizione del Maestro i suoi beni e tutta se stessa, che
non l’ha abbandonato solo sul Calvario e che il mattino del primo
giorno dopo il sabato quando ancora è buio si reca al sepolcro
per onorare il cadavere. A questa cercatrice appassionata Gesù
si fa incontro. Allora veri cercatori sono coloro che si muovono
verso Gesù non mossi da tornaconto, interesse, curiosità malsana,
voglia di “meraviglioso”. Trovano Gesù, meglio Gesù si lascia
trovare da coloro che, consapevoli della propria povertà, a mani
vuote, cercano. Possiamo inventare una nuova beatitudine: beati
coloro che cercano con cuore puro: vedranno Dio.
Preghiera dei fedeli
Signore
ascoltaci.
Preghiamo
per la Chiesa e la nostra comunità: siano come la casa di Zaccheo
abitazione di peccatori che tu vuoi salvare …
Preghiamo
per ogni uomo e donna che come Zaccheo cerca di vedere il tuo
volto: sia raggiunto dal tuo sguardo …
Preghiamo
per quanti hanno pubbliche responsabilità: come Zaccheo si convertano
alla giustizia e al bene dei poveri …
Preghiamo
per Luigia Verri, Caterina Celano, Lina Baini e Luciano Gelosa:
siano nella tua pace …
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