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Mi
succede spesso di incantarmi, quando i ragazzi che si amano mi
raccontano i loro sogni. Quanto rimarrà in futuro dei loro
progetti?
Qualcuno va pensando che "sano" realismo sia disilluderli
e invitarli, come si suol dire, a camminare "con i piedi
per terra".
Personalmente penso che realismo vero non sia spegnere i sogni,
ma dare loro forza.
Penso anche che i progetti, anche se peccano in eccesso, hanno
però il merito di accendere slancio, passione, poesia,
nella vita.
Nelle
pagine di questo opuscolo la nostra comunità parrocchiale
racconta i suoi sogni e i suoi progetti.
Gli uomini del "sano" realismo potrebbero chiamare queste
pagine "utopia" o dar loro poco peso, così come
si è soliti dare poco peso nella vita alla poesia.
Abbiamo
riscritto, come ci ha chiesto l'Arcivescovo, il progetto pastorale,
senza cancellarne i sogni.
In questi anni - lo confessiamo - non abbiamo fatto grandi cose.
Dio ci perdoni! Ma, al di là delle realizzazioni molto
povere, abbiamo visto crescere in mezzo a noi un modo più
adulto e più evangelico di vivere la fede, di pensare Dio,
la chiesa, la storia; una coscienza più matura e più
libera che consente un dialogo più aperto e stimolante
con la modernità; un modo di essere, come comunità,
che vive della suggestione dell'immagine evangelica dell'albero:
l'albero non ha porte, ha rami aperti agli uccelli e al vento.
Ricordo,
come fosse oggi, una mattina di sole abbagliante, poco fuori Gerico,
Terra santa. Un'amica mi aveva chiesto di ascoltare la sua confessione:
ci saremmo potuti riparare dal sole sotto un albero vicino. Ricordo,
come fosse oggi, lo stupore e l'emozione, quando, avvicinandoci,
lo sentimmo abitato da un brusio infinito, festoso e incontenibile
di uccelli che vi avevano trovato riparo.
Essere
come quell'albero è un sogno. Forse era poco più
di un sogno anche quello di Gesù, quando, dopo il colloquio
con la donna samaritana al pozzo del corteggiamento, diceva ai
suoi discepoli: "Levate gli occhi e guardate i campi che
già biondeggiano per la mietitura" (Gv. 4,35). E non
era tempo di raccolto.
"Se
siamo in tanti a sognare" - diceva un vescovo del Brasile
- "è la volta che i sogni accadono".
don Angelo
I.
INTRODUZIONE
1. IL SENSO E LO SPIRITO
DI UN "PROGETTO APERTO"
Per
molti di noi, la parola "progetto" può richiamare
alla mente strutture, problemi organizzativi, riunioni e parole
che si perdono nel vuoto.
Ma
la motivazione che ci ha fatto riflettere, al di là della
richiesta dell'Arcivescovo, è stata la presa di coscienza
della necessità di lasciarci educare dal Signore ad una
testimonianza evangelica che nasca dalla verità e che si
esprima con libertà.
È
stata la ricerca, per i cristiani che vivono nel territorio della
Parrocchia di San Giovanni in Laterano, di un nuovo modo di vivere
la fede nel quotidiano, per dare senso ad una esistenza fatta
quasi sempre di cose umili ma non banali.
L'inizio
di questa ricerca è stato provocato anche dall'anelito
che le assemblee parrocchiali hanno suscitato nel nostro cuore:
per cui, al di là del consiglio pastorale, siamo stati
coinvolti in molti a fare una analisi per cogliere i suggerimenti
dello Spirito.
Così
che un po' tutti, commissioni e gruppi, abbiamo pregato e lavorato
per la stesura di questo progetto.
Ci
siamo messi insieme per impegnarci in una verifica e per aprire
il nostro sguardo ad orizzonti rimasti nascosti, forse.
Ci
siamo interrogati sul significato della pastorale nel suo aprirsi
a tanti aspetti della vita cristiana, e le soluzioni cui siamo
arrivati sono nate dalla contemplazione del volto del Signore
Gesù, che ci ha indicato la via da percorrere.
Non
ci siamo proposti di giungere immediatamente a risultati operativi;
non li abbiamo cercati, perché l'albero - il simbolo del
nostro progetto - vive per la linfa vitale che crea un continuo
dinamismo.
L'immagine
dell'albero ci suggerisce anche la necessità di un progetto
in crescita, "aperto", capace cioè di continui
sviluppi. Abbiamo cercato di tracciare alcune linee progettuali
precise, aderenti alla realtà della comunità, ma
con l'attenzione a non renderle mai cristallizzate, definite,
assolute.
La linfa è il dono di Dio che agisce in ogni persona che
vive con noi e che ciascuno sente pulsare per realizzare quei
desideri profondi che Dio suscita nel cuore dell'uomo.
Un
progetto ricco di aspirazioni, dunque, nella prospettiva di un
Regno di Dio senza confini e di un cuore capace di meravigliarsi
ancora della misericordiosa bontà di un Padre che non si
stanca di amare i suoi figli.
2. UNA COMUNITÀ IN STATO DI VERIFICA
Siamo
stati raggiunti da un grande dono di Dio. Impressiona, nei Piani
Pastorali dell'Arcivescovo, non tanto l'essenzialità, l'organicità,
la puntualità annuale capace di metterti in affanno, ma
l'invito, l'annuncio gioioso, la sensazione di essere presi dall'evento
a cui affidarsi.
Le orecchie sono per l'ascolto, i passi per il cammino, la bocca
per l'annuncio e i discepoli seguono il maestro. "Beati gli
occhi che vedono. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato
vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò
che voi udite, ma non lo udirono" (Lc 10, 23-24): così
il Regno si manifesta.
Il
Piano pastorale diocesano è stato oggetto costante dell'attenzione
del Consiglio Pastorale. Forse in questa fase se ne avvertì
anche la distanza. Il silenzio e i ritiri non possono esaurire
la domanda del senso. La nostra celebrazione dell'Eucaristia domenicale
non può esaurire la festa. I gesti di carità non
possono chiudere il flusso che viene dalla Carità che fa
la Chiesa .
Riconoscere
la distanza potrebbe essere il senso del nostro cammino.
La domanda di significato ci inquieterà; il cuore e l'orecchio
'seguiranno la voce; l'accoglienza sarà gratitudine perché
la farina, l'olio, l'acqua ci saranno dati ogni giorno, la meraviglia
ci illuminerà il volto e sosterrà l'ardore del cuore
per camminare ogni giorno come testimoni fedeli.
La
condizione del nostro tempo ci vede da un lato spesso "in
frantumi" - "l'uomo incapace di comporre in unità
i molteplici pezzi della sua vita" - e dall'altro ci vede
spesso in solitudine esistenziale, in condizione di estraneità,
di cui significativamente è diventata figura la vicenda
del condominio.
Lo
Spirito, che parla nel tempo, ci chiama oggi ad "uscire da
una pastorale che è in situazione di cristianità,
da una pastorale che vive sui principi dell'atavismo della fede
e dell'unanimità della appartenenza alla fede", a
"costruire una chiesa viva fatta di credenti più che
di praticanti", a "mettersi anche dal punto di vista
di coloro che non credono, a comunicare con parole e segni che
tutti possono comprendere" (Mons. Del Monte, 1973).
3. I FERMENTI SUSCITATI DALLO SPIRITO
E GLI ANELITI D'OGGI
I
fermenti dello Spirito possono essere solo raccontati, intuiti
più che classificati. E il racconto ha i sussulti del cuore,
più che l'organicità della elaborazione culturale.
Narrare dei fermenti dello Spirito, suscitati nella comunità,
è impresa ardua: è come narrare del vento - "ne
odi la voce, ma non sai di dove venga ne dove vada" -.
Si va per suggestioni: più
evocando che schedando.
Ci
sembra di poter dire che noi tutti ancora viviamo di quel lievito
nuovo, fermento nascosto nella pasta, dono dello Spirito, che
fu il Concilio Vaticano II.
Noi tutti inoltre viviamo dei fermenti suscitati nel cuore dalle
lettere del nostro Arcivescovo: in questi anni ci ha preceduti,
così come i pastori di Palestina precedono il gregge, a
suggerire i pascoli dove fiorisce la primavera dello spirito e
della chiesa.
Non
basta più oggi una pallida Memoria del Cristo e del suo
Mistero che ci fa salvi.
Per
i tempi che siamo chiamati a vivere non basta una educazione religiosa
qualunque. Ci deve soccorrere una fede di convinzioni, interiore:
occorre essere radicati nel segreto.
"Siamo chiamati al primato
dell'uomo interiore, al primato della Parola, al primato dello
Spirito" (C. M. Martini, Collevalenza, 1987).
Siamo chiamati a celebrazioni dove riprenda l'intensità
della Memoria, dove arda lo Spirito.
"Adorate il Signore, Cristo,
nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi
ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia
fatto con dolcezza e rispetto, con retta coscienza" (1Pt
3,15).
Adorare nei cuori: non bastano più
gli slogan, né per noi né per gli altri; non bastano
le chiacchiere: servono volti accesi dalla Memoria; non basta
il gergo di gruppo, serve una parola che non è recitata.
Non
basta il tempio. Forse bastava nei giorni di una religiosità
di tradizioni e abitudini.
Ora l'interrogazione è per
le strade, a cielo aperto.
L'espressione "A cielo aperto"
suggerisce, prima ancora che un luogo fisico, un luogo interiore.
"A cielo aperto" o "sulle
strade" indica un atteggiamento dello spirito, con cui ascoltare
la Parola, fare catechesi, celebrare l'Eucaristia, vivere la carità.
"A cielo aperto", cioè
senza distinzioni, persuasi che i primi da evangelizzare siamo
noi credenti.
"A cielo aperto", cioè
senza l'aria di possedere la Verità o il Mistero, poveri
nella nostra interrogazione, lontani dal presumere di essere noi
la risposta.
"A cielo aperto", cioè
senza l'inganno di aver costruito una comunità solo perché
si è attuata una efficiente macchina organizzativa; senza
l'inganno di chi pensa di aver costruito una comunità solo
perché se ne è fatta una federazione di gruppi.
"A cielo aperto": e perciò
sapendo "valorizzare le relazioni brevi, anche quelle ritenute
(arbitrariamente) infruttuose".
"A cielo aperto", cioè
sapendo "accogliere cordialmente e disinteressatamente le
persone, senza secondi fini" (Convegno di Assago).
Ma
con l'espressione "a cielo aperto" intendiamo sottolineare
anche una indicazione affiorata, sempre più lucida e urgente,
dalla frequentazione quotidiana e dalle nostre assemblee parrocchiali.
L'interrogazione per le strade,
una interrogazione di senso, sempre più acuta nel cuore
di questa generazione, al di là delle apparenze di esteriorità
e di vuoto. L'interrogazione di
un senso che vada al di là dell'accecata opacità
delle cose.
Come l'interrogazione, così
la ricerca di senso - della Parola che da senso - non può
non percorrere i luoghi della quotidianità e della laicità
della vita.
Nasce così il progetto di
una parrocchia che svesta i panni della ufficialità burocratica
e assuma questo anelito nel tempo: si scopra fedele al disegno
del suo Signore, nel disegnare spazi di tenerezza, di comunicazione,
di incontro.
Credere
nell'interrogazione e nella ricerca, "sulle strade",
"a cielo aperto" significa:
-
rifiutare l'immagine della cittadella, "dove ci si conta,
ci si chiude entro spazi sacri e propri, disertando gli spazi
comuni e si crea nel mondo un mondo altro, antagonista, chiuso,
ben felici quando si possa mettere l'avversario in difficoltà
fino alla sua crisi totale" (I. Mancini, Tornino i volti,
Marietti, pag. 5);
- vivere con pazienza i tempi necessariamente
lunghi degli itinerari di fede di molti fratelli;
- essere coscienti che il "vieni
e vedi" si riferisce alla sequela del Signore, prima ancora
che essere un invito alla partecipazione alla vita ecclesiale
(Convegno di Assago );
- essere albero: i rami accolgono
gli uccelli senza trattenere. Custodiscono i nidi, ma non ne fanno
dimore definitive.
II TRACCE PER UNA COMUNITÀ
DESIDERATA
1. LA CASA DI TUTTI, OVVERO
LA PORTA E LA FONTANA DEL VILLAGGIO
Non
finiremo mai di ringraziare Dio per il dono che oggi fa alla sua
chiesa con il fiorire e pullulare di aggregazioni religiose.
Ma non possiamo altresì tacere
l'attesa e il desiderio di una casa di tutti, tenda di Dio tra
la gente comune, porta attraverso la quale entrare e uscire.
Non si è forse definito il
Signore: "Io sono la porta"? E a cos'altro di più
potrebbe aspirare la nostra comunità se non ad essere immagine
di questo desiderio?
2. CUSTODIRE LA ACCESSIBILITÀ
Desiderio
di una comunità dove ognuno si senta a casa sua, dove a
nessuno venga fatto di sospettare che per esserne viva parte occorrano
particolari doti o ulteriori appartenenze.
Liberando dunque l'immagine della
parrocchia da qualunque situazione che psicologicamente risuoni
come occupazione da parte di pochi, da forme o presenze che in
qualche modo ne ingombrino l'accesso, da ogni atteggiamento che
anche da lontano possa essere letto come un "farla da padrone"
sul mistero, sulle persone e le cose.
Liberando la parrocchia dall'immagine
di una terra degli addetti ai lavori o di una casa dove si rivendicano
i privilegi del fratello maggiore.
Parrocchia come porta: l'accesso è libero, né ti
viene chiesto quante volte ci sei stato, da quanto tempo non ci
vieni né quante volte ci rimarrai.
3.
LA COMUNITÀ DELL'ALTARE,
LUOGO DELL'ACCESSIBILITÀ PIÙ TRASPARENTE
"Per
la maggioranza dei credenti è quasi esclusivamente la celebrazione
liturgica a svolgere il ruolo di realizzazione e di conferma dell'appartenenza
ecclesiale" (P. Sequeri, Scommessa sulla parrocchia, Ancora,
p. 122).
Non si potrà, se non a prezzo
di gravissime distorsioni, trascurare l'importanza di questo momento
comunitario quasi che altri nel progetto della parrocchia fossero
più significativi o efficaci per la maturazione delle persone
e della comunità.
Risultato di una azione pastorale
che privilegiasse altre priorità sarebbe una parrocchia
non "comunità senza barriere, perché unita
nello spezzare l'unico pane" ma "federazione di gruppi
nati dalla tipicità dei diversi cammini".
Il desiderio non può non
andare quindi verso la cura della celebrazione domenicale e della
Pasqua, che ne è la fonte e la luce.
E la cura non può non interrogarsi
sulla possibilità di elevare, non ricercando espedienti
esteriori, ma ridando voce ai simboli, la qualità delle
celebrazioni eucaristiche e - ci si permetta la parola - anche
l'"accessibilità" delle stesse, intesa anche
in termini di comprensione reciproca: celebrazioni dove non si
parla una lingua diversa da quella della gente d'oggi e dove la
donna e l'uomo d'oggi trovino itinerari, discreti ma trasparenti
verso il mistero che ci fa salvi.
Se la comunità dell'altare,
scandita nel ritmo dell'anno liturgico è il momento educativo
per eccellenza, non si potrà non impegnarsi con decisione,
ad ogni livello d'età, ad un'opera urgente di risignificazione
della Pasqua e dell'Eucaristia che la fa viva nel tempo.
4.
UNA COMUNITÀ IN ASCOLTO DELLA PAROLA
Educare al silenzio, all'ascolto,
cioè alla dimensione contemplativa della vita.
Sembra di avvertire che il vero nemico della fede, uno tra i più
insidiosi, sia oggi il frastuono. Forse anche religioso.
In un mondo dove in breve spazio
si fa e si cancella ciò che si è fatto, luogo senza
memoria perché senza silenzio, la nostra parrocchia non
può non essere attesa anche nell'immagine di una casa del
silenzio e dell'ascolto.
Atteggiamento di silenzio e intensità
di ascolto caratterizzano le espressioni più diverse della
comunità? Liturgia, Catechesi, Carità, Oratorio?
Ci sembra di avvertire che eccesso
di parole, iper-attivismo, rumore siano in qualche modo entrati
anche nella nostra comunità e vadano ipotizzando - quasi
pericolo - il desiderio dell'onnipotenza umana.
Ascoltare Dio, ascoltare l'altro.
Ascoltare il cielo, ascoltare la terra.
Una comunità del silenzio
e della memoria, in ascolto del suo Signore.
Disegnare dunque il primato della
Parola: venerandola nell'omelia, nella catechesi che ritorni ad
essere sempre più biblica, nei Gruppi biblici, nell'importanza
che va riservata sempre più, tra i momenti comunitari,
alla Scuola della Parola e ai Corsi biblici, come occasione per
crescere nella familiarità con la Parola di Dio.
5. UNA COMUNITÀ A CIELO
APERTO,
OVVERO L'OSPITALITÀ PARROCCHIALE
Da
un lato la familiarità con le donne e gli uomini di questa
nostra generazione al di là di ogni steccato, dall'altro
la passione dell'Evangelo che non può essere sequestrato
in spazi nostri ma è la notizia buona per l'ecumene intera,
hanno fatto crescere fra noi il desiderio di una comunità
a cielo aperto, cioè della strada, albero dell'ospitalità
incondizionata.
Mettiamo tra le tracce di una comunità
desiderata la ricerca di questi spazi di dialogo, profondo e intenso,
nella ricerca e "a cielo aperto" nel desiderio.
Ci sentiamo profondamente interpretati da queste parole che abbiamo
letto in una riflessione sulla parrocchia:
"Parlando di immagine ospitale
non intendo semplicemente la gentilezza del personale addetto
agli uffici oppure il soccorso nei confronti dei bisogni materiali
urgenti (...).
Intendo invece quell'ospitalità,
(
) vale a dire quell'insieme di opportunità del "libero
parlare" e del "genuino domandare", che spesso
hanno più bisogno di accoglienza che non l'indigenza materiale.
(...) Si tratta di programmare la cura pastorale dello spazio
abitato da tutti coloro che si sentono fondatamente "estranei"
(o addirittura "stranieri") nei confronti della comunità
dell'altare (e quindi, nella maggioranza dei casi, della Chiesa).
Eppure non rinunciamo a sostare,
in qualche modo, nelle vicinanze: nella speranza che ci sia un
"luogo" (non troppo "interno", come per esempio
il confessionale; ma neppure troppo insignificante, come ad esempio,
il bar parrocchiale), mediante il quale "prendere contatto".
"Uno spazio nel quale, protetti
da sufficiente discrezione e non assediati da clericali vischiosità,
essi possano dedicarsi alla elaborazione della loro distanza,
del loro disagio, della loro fatica. O semplicemente della loro
ricerca. O magari anche essere messi a confronto con la loro ingenuità,
per rapporto alle infantili attese nutrite nei confronti di Dio,
della Chiesa, della religione. Dove possano essere smascherati
i pretesti, ma anche onestamente sciolti i fraintendimenti. Dove
una sbrigativa soluzione dei problemi o una precipitosa richiesta
di pronunciamento non siano il prezzo dell'accoglienza e dell'ospitalità"
(P. Sequeri, Scommessa sulla parrocchia, pp. 127,128).
L'ospitalità
parrocchiale dovrebbe condurci a disegnare come prioritari - nell'attenzione,
nella preparazione, nell'accoglienza - alcuni momenti che per
loro natura consentono in modo privilegiato l'ascolto della dimensione
"domestica" della vita.
Pensiamo agli incontri con i fidanzati,
agli incontri credenti-non credenti, alle assemblee parrocchiali,
agli incontri con i genitori che chiedono i sacramenti per i figli,
agli incontri in occasione di malattie e di morti, ad incontri
allargati sui temi etici di grande rilevanza, alla comunicazione
che raggiunga con lettere o scritti le case, ecc..
Ci sembra importante sottolineare
che l'ospitalità parrocchiale non va unicamente pensata
come articolazione di incontri aperti, ma va prioritariamente
vissuta come "una rete di relazioni, attivata da persone
dedicate e idonee, che hanno come polo di riferimento l'ambito
dell'insediamento "domestico", cioè quella costellazione
di rapporti che fanno capo alla dimensione (domestica) dell'esistenza
umana" (p. Sequeri, Scommessa sulla Parrocchia, Ancora, p.
128).
6. PARROCCHIA, CHIESA TRA LE CASE,
CHE NASCE DALLA CARITÀ
Da
questo, e non da altro conosceranno che siamo suoi discepoli:
"dall'amore che avrete gli uni con gli altri". (Gv 13,35)
Da questo, e non da altro avranno
occasione di credere in Lui.
Una unità, continuamente
rigenerata nella Parrocchia dal mistero dell'amore di Dio, che
si è rivelato in pienezza nella Pasqua di Cristo, luogo
purissimo della prossimità di Dio e dell'abbattimento di
ogni barriera.
Una comunità che diventi
immagine di Dio, perché al suo interno decisive non sono
più le distinzioni per età, classe, professione,
gruppi di appartenenza (situazioni che rivelano nient'altro più
che una comune logica umana).
Rivela Dio il fatto che tutto ciò
venga relativizzato e risplenda in mezzo a noi una comunione che
attinge nel segreto: radicati nel segreto, cioè nel Signore,
secondo l'affermazione di Paolo: "Non c'è più
Giudeo ne Greco, non più uomo o donna (...) ma tutti siamo
una cosa sola in Cristo" (Gal 4,28).
Immagine di Dio diventa una comunità
che al suo esterno rifletta il farsi prossimo del Signore, un
farsi prossimo incondizionato, che metta al centro della sua attenzione
e tenerezza l'uomo ferito di oggi.
Corre sempre il pericolo che si
passi oltre o per indifferenza o perché le nostre iniziative
ci portano lontano, quasi un tempio sacro da difendere e vigilare.
Una comunità che si chini sull'uomo ferito d'oggi e che
insieme vada alla radice dei problemi. Una comunità educata
a dare tempo e energie più che denaro. Una comunità
che non delega l'attenzione, la premura e la cura dei fratelli.
Sempre attenta al rischio di mutare
le proprie iniziative di carità in monumenti immobili nel
tempo, dando invece ad esse il significato di servizi provvisori,
agili e pronti a mutare con il mutare delle emergenze.
III. PROSPETTIVE E PROPOSTE
1. MINISTERO DELLA PAROLA
Disegnare
il primato della PAROLA: venerandola nell'omelia, nella catechesi
che ritorni ad essere sempre più biblica, nei gruppi biblici,
nell'importanza che va riservata sempre di più, tra i momenti
comunitari, alla scuola della Parola e ai corsi biblici come occasione
per crescere nella familiarità con la Parola di Dio.
Questo
obiettivo continua a costituire il fondamento di ogni momento
della vita comunitaria, in linea con ciò che è emerso
nelle prospettive pastorali del Sinodo.
Alla
proclamazione della Parola nella liturgia è data la più
grande attenzione, sia dal punto di vista della preparazione dell'omelia,
attenta alla concreta assemblea presente e alle sue domande esistenziali,
sia nel trovare adeguate soluzioni che permettano un ascolto chiaro
e comprensibile della Parola stessa.
Sono adeguatamente valorizzate le
pause di silenzio, indispensabili perché la Parola possa
scendere nel profondo dei cuori dei presenti. L'omelia è
particolarmente curata quando vi sono persone meno assidue alla
pratica religiosa, come nei matrimoni e nei funerali, considerati
occasioni preziose per far giungere a tutti l'annunzio del Vangelo.
La scuola della Parola quindicinale
ha reso possibile in questi anni, ai fedeli che lo desiderassero,
la preparazione all'ascolto della Parola proclamata nella liturgia
domenicale. Per il futuro ci si prefigge di organizzare un servizio
più valido per ciò che riguarda il ministero di
lettore.
L'omelia domenicale viene messa
a disposizione degli interessati presso l'ufficio parrocchiale.
Le intenzioni della preghiera dei fedeli sono riportate sul foglietto
che si può ritirare alle porte della chiesa.
Obiettivo
della catechesi, è l'educazione permanente per la formazione
del cristiano maturo.
Educazione alla fede nei fanciulli,
nei giovani e negli adulti per suscitare una consapevolezza personale
approfondita dalla verità della fede, in un contesto culturale
che rende sempre più difficile questa presa di coscienza.
La priorità nella catechesi
è data al messaggio pasquale, alla "buona notizia
che Dio ci ama davvero, tutti e ciascuno, e che Gesù è
morto e risorto per la nostra salvezza" (C. M. Martini, Lettera
di presentazione alla Diocesi, n. 19, in: Libro del Sinodo, pag.
33).
Il metodo è quello della
fedeltà a Dio e all'uomo, dell'accostarsi cioè all'uomo
per parlare agli uomini di Dio.
Gli strumenti consistono nell'uso
di una molteplicità di linguaggi che aiutano a compiere
il cammino della fede ed ad essere credibili come cristiani (liturgia.
Parola, preghiera, simboli, gesti, canti, esperienze di carità.)
Gli
orientamenti della catechesi si rivolgono nelle seguenti direzioni:
- approfondimento del messaggio
pasquale per tutti, ma in particolare per la formazione dei catechisti,
- attenzione alle diverse fasce
d'età,
- attenzione ai lontani,
- apertura a nuove forme ed occasioni
educative,
- rinnovamento dei linguaggi e dei
metodi.
Le
realizzazioni comprendono:
- momenti di formazione per catechisti
ed educatori, strutturati in una serie di incontri, con interventi
su di un testo preso in esame, ed un corso biblico di base;
- incontri settimanali di catechesi
per l'iniziazione cristiana per bambini dagli otto agli undici
anni comprendenti un biennio di preparazione ai Sacramenti della
Riconciliazione ed Eucaristia, rispettivamente in terza e quarta
elementare, ed un biennio di preparazione al Sacramento della
Confermazione, in quinta elementare e prima media;
- incontri per gruppi di seconda
e terza media e delle scuole superiori seguiti da giovani educatori;
- incontri di catechesi per giovani;
- incontri di catechesi per il gruppo
della terza età;
- incontri per i fidanzati;
- incontri di scuola della Parola
per adulti;
- incontri con i genitori che chiedono
il Battesimo o i Sacramenti dell'iniziazione cristiana per i figli;
- cattedra dei non credenti;
- incontri biblici, concerti ed
incontri su argomenti specifici di fede in Avvento e Quaresima;
- ritiri spirituali per le varie
fasce d'età.
I
programmi e le realizzazioni vengono ogni anno sottoposti a verifiche
per costatare se, strada facendo, sono stati omessi contributi
tali da soddisfare le aspettative della comunità.
A questo scopo, per la catechesi
dell'iniziazione cristiana, si è sottoposto ai genitori,
all'inizio dell'anno, un questionario e le risposte ottenute sono
state vagliate e interpretate.
Alla fine di ogni anno le catechiste
si riuniscono per fare un bilancio delle loro attività
e per discutere con il sacerdote coadiutore gli orientamenti per
l'anno successivo.
Per verificare ed orientare la programmazione
dei lavori del Consiglio Pastorale, per l'anno prossimo, è
prevista la distribuzione di un questionario rivolto a tutta la
Comunità.
Catechesi dell'iniziazione
L'iniziazione
cristiana dei bambini e dei fanciulli, afferma il testo Sinodale,
va considerata come un itinerario educativo unitario che, attraverso
le tappe della ricezione dei Sacramenti del Battesimo, Eucaristia
e Confermazione, accompagna i bambini sino al loro inserimento
nella comunità.
Questo cammino non può non
tenere conto delle mutate situazioni culturali e spirituali delle
famiglie rispetto al passato, a causa delle quali è venuto
a mancare ad un gran numero di bambini l'aiuto di un ambiente
cristiano in cui crescere nella fede.
I cambiamenti occorsi nella società
richiedono, da parte dei catechisti e degli educatori in genere,
prima di tutto la conoscenza dei bisogni, dei problemi e dei desideri
che i piccoli si portano dentro, cioè della realtà
in cui vivono, per poterla confrontare con la Parola da annunciare
e per poter diversificare l'approccio a ciascuno in particolare.
Questa conoscenza di base risulta
ancora difficile da raggiungere nella nostra parrocchia essendo
i rapporti tra sacerdote e catechisti da un lato e genitori dall'altro
spesso ostacolati da oggettive difficoltà dovute ad impegni
di lavoro di entrambi i genitori o alla presenza di figli più
piccoli cui accudire nelle ore serali, situazioni che rendono
le famiglie poco disponibili agli incontri.
Non si può dimenticare inoltre
che davanti al compito non facile di evangelizzare i bambini,
ogni catechista deve interrogarsi continuamente sulla sua capacità
di irradiare spontaneamente e con letizia quel senso della vita
che ci è stato dato di trovare in noi come dono dall'alto.
Per queste premesse, dal momento
che la fede è essenzialmente dono gratuito di Dio all'uomo,
ogni itinerario di iniziazione non può essere che propedeutico
ad essa, cioè deve consistere essenzialmente nel predisporre
quegli atteggiamenti interiori che aprono all'orizzonte della
fede cosicché il bambino, divenuto adulto, possa liberamente
e personalmente aderire alla Rivelazione.
Condurre per mano il bambino sulla
soglia del Mistero d'amore di un Dio che si è fatto uomo,
ha sofferto, è morto ed è risorto per donare a tutti
noi la vita eterna, significa anche aiutare il bambino ad aprire
il suo cuore e la sua mente alla fiducia, alla gratuità,
all'accettazione dell'altro, alla condivisione.
Per
ciò che riguarda gli obiettivi, i contenuti, i metodi e
gli strumenti relativi alle varie tappe della iniziazione cristiana
e della catechesi dei ragazzi, si rimanda al Progetto Educativo
dell'Oratorio, nel quale questi argomenti sono esposti in modo
dettagliato.
I
primissimi incontri per la catechesi dell'iniziazione si svolgono
alla presenza dei soli genitori chiamati alla consapevolezza di
essere i primi catechisti dei loro figli e sollecitati alla responsabilità
di accompagnare il loro cammino di fede in famiglia.
Un
settore da esplorare meglio per coinvolgere i genitori, prendendo
spunto dalle indicazioni che il Sinodo da per il Battesimo (Libro
del Sinodo, cost. 102), consiste nella possibilità di invitare
i genitori a chiedere, durante un'assemblea liturgica domenicale,
che i loro figli vengano iniziati alla vita di fede. In tal modo
i genitori acquisteranno maggior consapevolezza e responsabilità,
perché con tale gesto, verranno aiutati a riflettere sulla
correlazione tra la richiesta dei Sacramenti, le loro convinzioni
religiose e le loro scelte di vita. Il gesto aiuterà anche
i fedeli a prendere coscienza di sé come Comunità
che accoglie i catecumeni.
Catechesi del gruppo Terza Età
Si
articola in incontri quindicinali durante i quali vengono presi
in esame, in genere, documenti della Chiesa quali, ad esempio,
le lettere pastorali dell'Arcivescovo.
Il dibattito è guidato dal
Parroco che coordina gli interventi ed aiuta i partecipanti nella
riflessione circa le modalità da attuare per calare nella
vita di ogni giorno le indicazioni emerse dalla lettura.
Scuola della Parola per adulti
In
questi incontri a ritmo quindicinale, ci si propone di conoscere
la Parola di Dio per confrontarla con la propria vita e lasciarsene
illuminare.
I riferimenti ai problemi del mondo
d'oggi sono numerosissimi e l'interesse dei partecipanti è
generalmente grande, tanto che il gruppo, aperto a tutti, nel
corso degli ultimi anni, si è andato man mano allargando.
Il desiderio di alcuni di portare il contributo del proprio pensiero
rispondendo agli interventi di altri ha però fatto sì
che lo stile degli incontri diventasse spesso quello di un dibattito
culturale.
Per
ovviare a questa situazione, nella consapevolezza che Scuola della
Parola significa innanzi tutto ascolto, silenzio, meditazione
personale e partecipazione ad altri delle proprie riflessioni,
si è fatta la proposta di diversificare gli incontri, mantenendo
viva anche la scuola della Parola vera e propria quale iniziativa
cioè che "persegue l'obiettivo di proporre una iniziazione
alla lectio divina"
(Libro del Sinodo, così. 40).
Questa
antica pratica monastica, la cui diffusione sta tanto a cuore
all'Arcivescovo, potrebbe trovare attuazione nella nostra parrocchia,
durante i cinque Venerdì di Quaresima. Attraverso di essa
infatti il credente "torna alla scuola del Signore e si fa
suo discepolo" (Libro del Sinodo, cost. 39, § 2).
Cattedra dei non credenti
Gli
incontri denominati "Cattedra dei non credenti" sono
pensati e realizzati in continuità con l'iniziativa omonima
voluta dal Cardinale Martini e intesa come "esercizio dello
spirito e del cuore che consiste nel lasciare spazio alle voci
interiori presenti in ciascuno di noi e che si potrebbero chiamare,
pur tenendo conto delle molteplici sfumature individuali, voce
del credente e voce del non credente". Punto di partenza
è la constatazione che in ogni persona c'è la voce
e l'atteggiamento di chi crede e, insieme, l'inclinazione a non
accettare, a non credere, a continuare ad interrogarsi, a dubitare.
È, anche, un cammino verso
i non credenti fatto di dialogo sincero e di confronto alla pari,
lontano da ogni tentativo di proselitismo, nella convinzione che
la fede, quella vera "che illumina ogni uomo" non si
chiude mai in se stessa, ma è costantemente pronta al confronto,
al misurarsi con l'altro, nell'atteggiamento di chi è interiormente
disponibile all'apprendimento umile, continuo.
Gli incontri realizzati in Parrocchia
si sono svolti con questo spirito, chiamando di volta in volta
a parlare persone di differenti "provenienze".
Il punto di partenza è sempre "il capire", inteso
come sforzo razionale, scientifico, storico, di dare risposte
a ogni realtà, o a ogni specifica domanda, per poi proseguire
nel "comprendere", come tentativo di andare oltre, verso
una visione più ampia, globale, che permetta una sintesi,
che consenta di mettere in relazione le varie parti del "capire".
Tutti i contributi, tutti i tentativi
ci portano di fronte al "mistero ultimo dell'esistenza in
quanto tale" e all'infinito orizzonte di domande che ciascuno
di noi pone e si pone.
Gli interventi che si sono sin qui
svolti in Parrocchia hanno contribuito ad andare oltre il "capire"
e il "comprendere", hanno consentito l'ascolto anche
dello stupore, della gioia, della meraviglia di fronte a chi ha
intuito "una via possibile" alla fiducia e all'abbandono,
di chi ha vissuto nella consapevolezza del limite e della povertà
delle risposte dell'uomo, di chi si è lasciato "afferrare
dall'ineffabile".
Il contributo degli incontri ha
voluto evidenziare come la possibilità di accogliere in
sé la capacità di stupirsi, di misurarsi con il
limite e di aprirsi al mistero dell'altro è una possibilità
che non fa conto delle divisioni categoriali di fede o non fede,
ma conduce per mano all'ascolto della propria povertà,
delle proprie incertezze e, per il credente, nel ripercorrere
il proprio credere nella Pasqua del Risorto.
Caratteristiche
degli incontri sono state; l'ascolto e il domandare/ domandarsi.
Si sono alternati come relatori laici, religiosi (anche di altre
confessioni), artisti (pittori, musicisti) con il tacito mandato
di aprire porte al domandarsi il senso ultimo del vivere oggi
e del morire.
Incontri fidanzati e giovani coppie
Gli
incontri costituiscono una occasione privilegiata per una nuova
evangelizzazione. Infatti ci si trova in dialogo con coppie di
fidanzati che spesso da anni non frequentano ambienti ecclesiali
e contemporaneamente stanno vivendo un'esperienza che è
una rivelazione di Dio che è Amore.
Il
metodo è quello del confronto aperto, libero, rispettoso
delle esperienze, nell'anelito di coglierne il senso profondo;
il clima della più ampia libertà crea tra le coppie
trasparenza di rapporti, comunicazioni profonde e promuove amicizia
vera all'interno del gruppo tale da suscitare il desiderio di
partecipare, a fine ciclo, agli incontri fra giovani coppie di
sposi.
Gli
incontri sono otto, di venerdì sera. Tre sono i cicli proposti
lungo l'anno. A guidarli sono il Parroco e due coppie di sposi:
una più matura negli anni, l'altra più giovane.
All'atto dell'iscrizione i fidanzati
vengono accolti personalmente, e durante il colloquio viene loro
spiegato lo spirito del corso; inoltre ricevono in dono il libro:
"Sposarsi nel Signore", di B. Borsate, che offre spunto
per molte riflessioni, facilitando il dialogo tra le coppie e
i conduttori. Gli incontri spaziano sui temi che vanno dal significato
della coppia, al senso dello sposarsi in chiesa, alle dimensioni
comunitarie del matrimonio, ai significati della sessualità
e della procreazione, alla ritualità del sacramento. Due
incontri prevedono l'intervento di un ginecologo e di un avvocato
per gli aspetti medici e legali.
Molti fidanzati scoprono in queste
occasioni un volto di chiesa diverso da quello prima conosciuto.
2. MINISTERO DELLA LITURGIA
L'intera
assemblea liturgica è soggetto della celebrazione, alla
quale tutti i cristiani sono chiamati a prendere parte in forza
del loro Battesimo. Uno dei principali obiettivi del rinnovamento
liturgico è la presa di coscienza, da parte dei fedeli,
di questa partecipazione e la ricerca dei modi più adatti
per attuarla.
I
momenti focali sentiti come prioritari per una formazione liturgica
parrocchiale sono:
- la Messa festiva,
- la celebrazione della Liturgia delle Ore,
- la dignità della celebrazione di ogni sacramento, in
particolare quello della Penitenza (o Confessione),
È
necessario un continuo richiamo, nella catechesi dei fanciulli,
degli adolescenti, dei giovani e degli adulti, della centralità
della Pasqua e del significato che essa assume nella vita del
singolo e della comunità tutta.
a) La Messa festiva
Si
recepisce innanzitutto l'invito "a collocare l'Eucaristia
al centro del tempo" senza tuttavia dimenticare "le
obiettive difficoltà dell'uomo contemporaneo"; pertanto:
-
si ricercherà una adeguata e progressiva animazione della
liturgia che, senza sovraccaricare il rito con indebiti ampliamenti
di tipo didascalico, favorisca il carattere comunitario e festivo
della assemblea riunita, nel giorno della resurrezione e convocata
dallo Spirito del Signore;
- si favorirà una educazione
al superamento della frammentarietà celebrativa con un
cammino, adeguato alle necessità, ma sicuro nella prospettiva
finale, che conduca alla riscoperta dell'unità della Eucaristia;
- si intensificherà l'ascolto
della Parola, favorendo i momenti di silenzio (già presenti
nella celebrazione) e studiando eventuali sussidi per un loro
più pieno utilizzo;
- a questo proposito si potranno
studiare forme nuove di utilizzo del "foglietto domenicale"
con i testi delle letture, per favorirne la meditazione durante
i giorni della settimana;
- si condurrà l'assemblea
a chiarire il rapporto tra "offerta" e "celebrazione",
rendendo la raccolta del contributo per la vita comunitaria un
momento che, gioiosamente, preluda alla presentazione dei doni
per l'Eucaristia (pane e vino), quando possibile, in un'unica
processione offertoriale;
- si porterà gradatamente
la comunità parrocchiale a prendere coscienza della necessità
della celebrazione comunitaria, stimolando la crescita del numero
di fratelli e sorelle impegnati nei ministeri liturgici (lettore,
voce guida, ministranti all'altare, cantori), proponendone, se
necessario, altri nuovi (in particolare ministri straordinari
dell'Eucaristia e addetti all'accoglienza) e curandone, in giusta
misura la formazione;
- quando possibile, senza sovraccaricare
il calendario parrocchiale, si favoriranno forme di "lectio"
comunitaria dei testi biblici della Domenica (in Avvento e Quaresima).
b) La celebrazione della Liturgia
delle Ore
Gli
esperimenti già avviati a livello comunitario (ricordiamo
in particolare: la solenne celebrazione dei secondi Vespri della
Domenica, la celebrazione dei Vespri il Martedì sera e
la celebrazione di Lodi e Vespri nel periodo quaresimale e pasquale)
hanno sicuramente aiutato a comprendere che la Liturgia delle
Ore è insieme preparazione ed estensione della celebrazione
eucaristica.
Anche a livello individuale va incoraggiata
la celebrazione "privata" delle Ore liturgiche e, per
questo, è sempre più necessaria una opportuna catechesi,
Per
quanto riguarda la vita comunitaria sono state formulate le seguenti
proposte:
- favorire e incoraggiare la celebrazione
comunitaria almeno di Lodi e Vespri, soprattutto nei tempi forti,
stimolando la possibilità di "presidenza" dei
laici, nei momenti in cui non siano presenti i presbiteri;
- proprio per questo, anche nei
momenti di incontro comunitario, sarebbe opportuno prevedere la
celebrazione di una qualche parte della Liturgia delle Ore, adatta
al momento del giorno, o almeno di uno dei Salmi previsti per
quella celebrazione, accompagnata da una orazione che aiuti alla
sua comprensione;
- prevedere che la Domenica inizi
con la celebrazione comunitaria dei Primi Vespri come corale inizio
della festività del giorno del Signore.
c) La dignità della celebrazione
di ogni sacramento, in particolare quello della Penitenza (o Confessione)
Rimandando
il compito catechistico della formazione al Sacramento (in particolare
a quelli della iniziazione cristiana) agli ambiti propri, che
investono i presbiteri, i catechisti e i vari animatori che vengono
associati in questo delicatissimo compito, vorremmo sottolineare
questi punti:
- la celebrazione del Battesimo
sia sempre più comunitaria, se non nella presenza fisica
al momento celebrativo, almeno nell'invitare la comunità
intera alla preghiera per i battezzati nel giorno del Battesimo;
- la celebrazione della Prima Comunione
e della Cresima sia preparata dalla intera comunità con
un invito alla preghiera per comunicandi e cresimandi, ed eventualmente
con una loro presentazione alla comunità in preghiera;
- la celebrazione del sacramento
dell'Unzione dei malati sia prevista in forma comunitaria almeno
una volta nell'anno pastorale;
- durante l'Eucaristia festiva siano
ricordate, una volta al mese, le coppie che in quel periodo hanno
celebrato il sacramento del Matrimonio.
In
particolare, per il sacramento della Penitenza, che lo stesso
Sinodo riconosce "abbandonato o almeno poco frequentato da
molti fedeli" si osserva l'importanza di una opportuna catechesi
che richiami:
- il recupero del senso evangelico
del "peccato", favorendo la concezione della Penitenza
come sacramento dell'incontro gioioso con l'immenso amore del
Signore,
- il recupero della convinzione
che il peccato non coinvolge solo il rapporto con Dio, ma reca
danno anche alla comunione ecclesiale.
In
questa prospettiva sembrano emergere queste priorità:
- si aumentino, prospettate a cadenza
regolare, le occasioni di celebrazione comunitaria del sacramento,
anche in sostituzione di celebrazioni eucaristiche feriali;
- queste celebrazioni siano accompagnate
da un qualche momento di autentica "gioia" comunitaria
che esprima il senso del ritrovato abbraccio di Dio e della comunità
ecclesiale;
- si educhi, gradatamente, ma con
sicurezza, ad abbandonare la pratica della confessione durante
la messa, specialmente festiva;
- per questo si istituiscano dei
momenti (opportunamente segnalati alla comunità) nei quali
siano sicuramente presenti i presbiteri per le celebrazioni individuali
del sacramento.
Perché
la liturgia sia fedele alla legge dell'incarnazione, che le è
essenziale, dovrà entrare in sintonia con il nuovo modo
di porsi dell'uomo nei confronti dei problemi dello spirito: non
possiamo dimenticare che alle nostre celebrazioni sono presenti
uomini e donne in ricerca: di qui la necessità di far trasparire
dalle assemblee liturgiche l'immagine di parrocchia che è
"casa aperta" per coloro che sono lontani e alla ricerca
di Dio.
3. MINISTERO DELLA CARITÀ
Consapevoli
che la Carità è dono di Dio in Cristo, crediamo
che l'autentica testimonianza del Vangelo si realizza fondamentalmente
con l'applicazione della "regola aurea" già riportata
nel Levitico (Lv 19,18) e confermata nel Vangelo di Gesù:
"da questo e non da altro sapranno che siete miei discepoli,
se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35), ripresa
in modo icastico da Paolo: "Amerai il prossimo tuo come te
stesso" (Gal 5,14) ed ancora più nell'incitamento
a proseguire l'unione fraterna: "Non abbiate alcun debito
con nessuno se non quello di un amore vicendevole" (Rm 13,8).
Quindi
compito della comunità parrocchiale è quello di
presentarsi come comunità fraterna, senza che al suo interno
si evidenzino le distinzioni per età, classe, professione,
gruppi di appartenenza, ma che riflettendo l'amore incondizionato
ed infinito di Dio per tutte le creature, metta al centro delle
sue attenzioni e tenerezze l'uomo ferito, angosciato e disorientato
di oggi, di proporsi come comunità che non delega l'attenzione,
la premura e la cura dei fratelli; come comunità disponibile
a dare tempo ed energie più che denaro. Poiché l'azione
caritativa non può consistere solo nella offerta di un
aiuto materiale, ma esige anche l'aiuto spirituale, il conforto
nel dolore, la presenza nella solitudine, il consiglio nel dubbio,
la correzione nell'errore, il perdono a chi offende, l'istruzione
a chi cerca la verità e soprattutto la testimonianza della
fede a tutti.
Infatti
"la Carità è molto più impegnativa di
una beneficenza occasionale; la prima coinvolge e crea un legame,
la seconda si accontenta di un gesto" (CEI, Evangelizzazione
e testimonianza della Carità).
In
base a questi principi la comunità si pone questi obiettivi:
-
favorire un clima di comunione e dì vita fraterna all'interno
della comunità, superando chiusure e separatezze.
- sensibilizzare tutta la comunità
alla pratica della carità promuovendo una mentalità
ed una prassi di condivisione, cioè suscitando nei singoli
e nella comunità la tensione a dare, oltre gli aiuti economici,
attenzione, tempo ed energie secondo le proprie capacità.
- favorire contemporaneamente l'attenzione
ai bisogni con risposte tempestive (assistenza) ed agire perché
si risalga alle cause e quindi si operi per la rimozione delle
stesse (giustizia).
- stimolare, attraverso la commissione
Caritas decanale, la ricerca e la formazione dei volontari in
modo che essi possano esprimere al meglio il loro servizio in
favore dei fratelli, ovunque si sentano chiamati.
- individuare percorsi formativi
sulla carità in collaborazione con le commissioni per la
liturgia e la catechesi, in sintonia con il progetto parrocchiale
complessivo.
- coordinare i gruppi e le diverse
iniziative caritative parrocchiali promuovendone la nascita ed
accompagnandone l'attività in modo che tutta la comunità
cristiana sia impegnata nell'azione concreta della carità,
consapevoli, in ogni modo, che gruppi e iniziative sono strumenti
e come tali soggetti ad una continua verifica della loro attualità
educativa e suscettibili di ogni possibile variazione, se ritenuti
superati.
- educare alla pace e alla mondialità,
perché ognuno sia cosciente della ricchezza e del valore
insito in ogni essere umano.
La
comunità perseguirà i suddetti obiettivi:
-
prestando attenzione al quotidiano, cioè illuminando e
rendendo vigile il rapporto tra le famiglie nel quartiere, nella
partecipazione alla scuola, nel contatto con le strutture civili
e sociali;
- favorendo il coinvolgimento personale
e familiare;
- proponendo itinerari differenziati
per età;
- suscitando nuove iniziative in
risposta ad esigenze verificate, come: censimento dei bisogni
ed individuazione delle urgenze, censimento delle risorse, sostegno
morale e materiale del Centro di Ascolto.
In
questo cammino difficile ci deve essere di aiuto la tenerezza
di Dio, quella tenerezza che tende ad attrarre e a riempire il
cuore dei credenti, perché rivelino il volto del samaritano
sulla strada del tempo.
4. PER UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
La
lettera del Cardinale di presentazione del Sinodo invita a verificare
forme e abitudini della nostra vita, per metterle sempre più
alla sequela di Gesù.
La comunità parrocchiale
deve quindi porsi non solo come richiamo costante all'annuncio
evangelico e al suo approfondimento, ma anche come sussidio a
favorire l'impegno di ciascuno nel vivere nella quotidianità
la propria fede, in quella quotidianità che non ha schemi
prestabiliti ma che ciascuno deve conformare a quel "senso
della vita" che trova nel vangelo i suoi orientamenti. Cosa
certo non facile e non certo favorita dai valori che caratterizzano
la società in cui siamo posti a vivere, valori che si intrecciano
nel vivere quotidiano e che impongono la massima vigilanza per
impedirne il prevalere, vigilanza che richiede preghiera e riflessione.
È parso quindi di dovere
cercare e proporre qualche possibile iniziativa non ancora rientrante
nelle attività parrocchiali, nell'intento di coinvolgere
attivamente e in prima persona i laici per quella quotidianità
che è di loro diretta competenza e responsabilità.
Riteniamo
che si debbano anche tentare vie nuove, con il rischio di fallimenti,
se si vuole perseguire qualcosa di più aderente ai nuovi
tempi e alla nuova evangelizzazione che essi impongono, e tentare
di costruire quella comunità alternativa ben indicata dal
cardinale Martini che sintetizza, a nostro parere, il compito
di ogni cristianità.
Evangelizzazione:
"Evangelizzare è comunicare e irradiare qualcosa di
quella buona notizia e di quella esperienza del regno che riempie
la nostra vita
Dall'intimo del cuore il Vangelo irradia
nella totalità della propria "vita personale",
come fonte di senso e di valori per tutta la vita quotidiana"
(Card. C.M. Martini).
Nuova:
Un primo significato è quello di indicare un'altra e un'ulteriore
fase della evangelizzazione iniziata con gli apostoli; un secondo
significato è quello di indicare un impegno rinnovato con
forme e strumenti adeguati al periodo storico (terzo millennio).
In
quali ambiti si può esercitare e sviluppare una nuova evangelizzazione?
Quali possibilità ha la nostra parrocchia in questa direzione?
Si
sono individuati, come principali, due ambiti nei quali una nuova
e rinnovata evangelizzazione, integrando le abituali attività
parrocchiali, può esprimersi e attuarsi: l'ambito professionale
e del lavoro e l'ambito sociale e politico.
a)
Ambito professionale e del lavoro
Tra
i vari ambiti esistenziali ci è sembrato di particolare
importanza quello professionale che spesso ci si limita a valutare
in funzione del sostentamento per sé e per i propri familiari.
Ma nel campo specifico in cui operiamo, nella specificità
dei suoi elementi e delle sue finalità, quale è
la nostra valutazione di fede? Come nel nostro lavoro si va attuando
l'esperienza del regno? Quali difficoltà, quali condizionamenti
si impongono? Come ci siamo rapportati ad essi? Come ciascuno
ha conciliato in esso il proprio credere?
Sono tutti interrogativi che non hanno una univoca risposta, ma
di fronte ai quali ciascuno assume le proprie responsabilità
alla luce degli orientamenti e delle indicazioni del Vangelo.
b)
Ambito sociale e politico
È
un ambito che coinvolge ogni cittadino e pertanto il credente
non può esimersi dal compito che gli compete nei confronti
dei vari problemi che il vivere sociale impone. Il credente, come
ogni altro cittadino, deve fare scelte delle quali è personalmente
responsabile, ma oltre alla dovuta valutazione tecnica e di efficienza
deve anche operare una valutazione sulla coerenza tra le soluzioni
tecniche e i principi ispiratori della fede.
La parrocchia può svolgere
un ruolo importante attivando iniziative culturali e spirituali
che siano stimolo e supporto ai laici nella assunzione delle loro
responsabilità in fedeltà al vangelo e all'impegno
di evangelizzazione che la loro vita deve irradiare.
In
termini operativi:
- stabilire incontri periodici dei
componenti il CPP, le varie commissioni o gruppi di lavoro e praticamente
di tutte le persone impegnate in attività parrocchiali,
incontri nei quali si confrontino pareri e impressioni sugli avvenimenti
sociali, politici, ecclesiali o altro. Incontri che non si propongano
nulla di operativo ma che tendano, mediante un libero scambio
di vedute, a favorire il crescere di un rapporto di fraternità
tra le persone.
Si è ritenuto opportuno che in via sperimentale tali incontri
siano riservati alle persone citate, senza però escludere,
ma anzi auspicando, in un secondo tempo l'estensione dell'invito
a chiunque sia interessato.
- la prassi sociale e politica comporta,
per il doveroso rispetto di opinioni diverse e per la realtà
sociale entro la quale i problemi si pongono, delle mediazioni
e che queste possono essere diverse. Di fronte a problemi di particolare
rilevanza sarebbe utile fare conoscere le ragioni delle diverse
mediazioni invitando rispettivi rappresentanti a illustrarle.
In questo caso si dovrà ricordare e raccomandare loro la
finalità del nostro invito e che quindi si attengano a
un aspetto culturale evitando propositi propagandistici: si tratta
di incontri di credenti per un confronto di fede in ambiti e temi
opinabili. Qui soprattutto varrà l'attenzione nella scelta
degli invitati.
- una ulteriore iniziativa emersa
come opportuna sarebbe quella di costituire una sala di lettura
dove siano disponibili diverse riviste che nel loro complesso
diano un sufficiente quadro delle varie esperienze spirituali,
dei vari orientamenti ecclesiali sui maggiori problemi, e sulla
vita delle chiese locali site nei diversi luoghi del mondo per
constatare le varie modalità con le quali si espande l'annuncio
evangelico.
INDICE
Sognando
a occhi aperti
I.
Introduzione
1.
Il senso e lo spirito di un "progetto aperto"
2. Una comunità in stato di verifica
3. I fermenti suscitati dallo Spirito e gli aneliti d'oggi
II.
Tracce per una comunità desiderata
1.
La casa di tutti, ovvero la porta e la fontana del villaggio
2. Custodire l'accessibilità
3. La comunità dell'altare, luogo dell'accessibilità
più trasparente
4. Una comunità in ascolto della Parola
5. Una comunità a ciclo aperto, ovvero l'ospitalità
parrocchiale
6. Parrocchia, chiesa tra le case, che nasce dalla carità
III.
Prospettive e proposte
1.
Ministero della Parola
2. Ministero della Liturgia
3. Ministero della Carità
4. Per una nuova evangelizzazione
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