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PROGETTO PASTORALE PARROCCHIALE


Come albero


"Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa,
che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami"
(Mt 13, 31-32)

 

"Come essere albero?
Radicati nel segreto, i rami aperti all'infinito
rincorrersi dei segni, rifugio agli uccelli dell'aria"

(lettera di d. Angelo alla comunità: "A CIELO APERTO")


 

SOGNANDO A OCCHI APERTI

     Mi succede spesso di incantarmi, quando i ragazzi che si amano mi raccontano i loro sogni. Quanto rimarrà in futuro dei loro progetti?
Qualcuno va pensando che "sano" realismo sia disilluderli e invitarli, come si suol dire, a camminare "con i piedi per terra".
Personalmente penso che realismo vero non sia spegnere i sogni, ma dare loro forza.
Penso anche che i progetti, anche se peccano in eccesso, hanno però il merito di accendere slancio, passione, poesia, nella vita.

     Nelle pagine di questo opuscolo la nostra comunità parrocchiale racconta i suoi sogni e i suoi progetti.
Gli uomini del "sano" realismo potrebbero chiamare queste pagine "utopia" o dar loro poco peso, così come si è soliti dare poco peso nella vita alla poesia.

     Abbiamo riscritto, come ci ha chiesto l'Arcivescovo, il progetto pastorale, senza cancellarne i sogni.
In questi anni - lo confessiamo - non abbiamo fatto grandi cose. Dio ci perdoni! Ma, al di là delle realizzazioni molto povere, abbiamo visto crescere in mezzo a noi un modo più adulto e più evangelico di vivere la fede, di pensare Dio, la chiesa, la storia; una coscienza più matura e più libera che consente un dialogo più aperto e stimolante con la modernità; un modo di essere, come comunità, che vive della suggestione dell'immagine evangelica dell'albero: l'albero non ha porte, ha rami aperti agli uccelli e al vento.

     Ricordo, come fosse oggi, una mattina di sole abbagliante, poco fuori Gerico, Terra santa. Un'amica mi aveva chiesto di ascoltare la sua confessione: ci saremmo potuti riparare dal sole sotto un albero vicino. Ricordo, come fosse oggi, lo stupore e l'emozione, quando, avvicinandoci, lo sentimmo abitato da un brusio infinito, festoso e incontenibile di uccelli che vi avevano trovato riparo.

     Essere come quell'albero è un sogno. Forse era poco più di un sogno anche quello di Gesù, quando, dopo il colloquio con la donna samaritana al pozzo del corteggiamento, diceva ai suoi discepoli: "Levate gli occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura" (Gv. 4,35). E non era tempo di raccolto.

     "Se siamo in tanti a sognare" - diceva un vescovo del Brasile - "è la volta che i sogni accadono".

don Angelo

I. INTRODUZIONE


1. IL SENSO E LO SPIRITO
DI UN "PROGETTO APERTO"

     Per molti di noi, la parola "progetto" può richiamare alla mente strutture, problemi organizzativi, riunioni e parole che si perdono nel vuoto.

     Ma la motivazione che ci ha fatto riflettere, al di là della richiesta dell'Arcivescovo, è stata la presa di coscienza della necessità di lasciarci educare dal Signore ad una testimonianza evangelica che nasca dalla verità e che si esprima con libertà.

     È stata la ricerca, per i cristiani che vivono nel territorio della Parrocchia di San Giovanni in Laterano, di un nuovo modo di vivere la fede nel quotidiano, per dare senso ad una esistenza fatta quasi sempre di cose umili ma non banali.

     L'inizio di questa ricerca è stato provocato anche dall'anelito che le assemblee parrocchiali hanno suscitato nel nostro cuore: per cui, al di là del consiglio pastorale, siamo stati coinvolti in molti a fare una analisi per cogliere i suggerimenti dello Spirito.

     Così che un po' tutti, commissioni e gruppi, abbiamo pregato e lavorato per la stesura di questo progetto.

     Ci siamo messi insieme per impegnarci in una verifica e per aprire il nostro sguardo ad orizzonti rimasti nascosti, forse.

     Ci siamo interrogati sul significato della pastorale nel suo aprirsi a tanti aspetti della vita cristiana, e le soluzioni cui siamo arrivati sono nate dalla contemplazione del volto del Signore Gesù, che ci ha indicato la via da percorrere.

     Non ci siamo proposti di giungere immediatamente a risultati operativi; non li abbiamo cercati, perché l'albero - il simbolo del nostro progetto - vive per la linfa vitale che crea un continuo dinamismo.

     L'immagine dell'albero ci suggerisce anche la necessità di un progetto in crescita, "aperto", capace cioè di continui sviluppi. Abbiamo cercato di tracciare alcune linee progettuali precise, aderenti alla realtà della comunità, ma con l'attenzione a non renderle mai cristallizzate, definite, assolute.
La linfa è il dono di Dio che agisce in ogni persona che vive con noi e che ciascuno sente pulsare per realizzare quei desideri profondi che Dio suscita nel cuore dell'uomo.

     Un progetto ricco di aspirazioni, dunque, nella prospettiva di un Regno di Dio senza confini e di un cuore capace di meravigliarsi ancora della misericordiosa bontà di un Padre che non si stanca di amare i suoi figli.


2. UNA COMUNITÀ IN STATO DI VERIFICA

     Siamo stati raggiunti da un grande dono di Dio. Impressiona, nei Piani Pastorali dell'Arcivescovo, non tanto l'essenzialità, l'organicità, la puntualità annuale capace di metterti in affanno, ma l'invito, l'annuncio gioioso, la sensazione di essere presi dall'evento a cui affidarsi.
Le orecchie sono per l'ascolto, i passi per il cammino, la bocca per l'annuncio e i discepoli seguono il maestro. "Beati gli occhi che vedono. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non lo udirono" (Lc 10, 23-24): così il Regno si manifesta.

     Il Piano pastorale diocesano è stato oggetto costante dell'attenzione del Consiglio Pastorale. Forse in questa fase se ne avvertì anche la distanza. Il silenzio e i ritiri non possono esaurire la domanda del senso. La nostra celebrazione dell'Eucaristia domenicale non può esaurire la festa. I gesti di carità non possono chiudere il flusso che viene dalla Carità che fa la Chiesa .

     Riconoscere la distanza potrebbe essere il senso del nostro cammino.
La domanda di significato ci inquieterà; il cuore e l'orecchio 'seguiranno la voce; l'accoglienza sarà gratitudine perché la farina, l'olio, l'acqua ci saranno dati ogni giorno, la meraviglia ci illuminerà il volto e sosterrà l'ardore del cuore per camminare ogni giorno come testimoni fedeli.

     La condizione del nostro tempo ci vede da un lato spesso "in frantumi" - "l'uomo incapace di comporre in unità i molteplici pezzi della sua vita" - e dall'altro ci vede spesso in solitudine esistenziale, in condizione di estraneità, di cui significativamente è diventata figura la vicenda del condominio.

     Lo Spirito, che parla nel tempo, ci chiama oggi ad "uscire da una pastorale che è in situazione di cristianità, da una pastorale che vive sui principi dell'atavismo della fede e dell'unanimità della appartenenza alla fede", a "costruire una chiesa viva fatta di credenti più che di praticanti", a "mettersi anche dal punto di vista di coloro che non credono, a comunicare con parole e segni che tutti possono comprendere" (Mons. Del Monte, 1973).


3. I FERMENTI SUSCITATI DALLO SPIRITO
E GLI ANELITI D'OGGI

     I fermenti dello Spirito possono essere solo raccontati, intuiti più che classificati. E il racconto ha i sussulti del cuore, più che l'organicità della elaborazione culturale. Narrare dei fermenti dello Spirito, suscitati nella comunità, è impresa ardua: è come narrare del vento - "ne odi la voce, ma non sai di dove venga ne dove vada" -.
     Si va per suggestioni: più evocando che schedando.

     Ci sembra di poter dire che noi tutti ancora viviamo di quel lievito nuovo, fermento nascosto nella pasta, dono dello Spirito, che fu il Concilio Vaticano II.
Noi tutti inoltre viviamo dei fermenti suscitati nel cuore dalle lettere del nostro Arcivescovo: in questi anni ci ha preceduti, così come i pastori di Palestina precedono il gregge, a suggerire i pascoli dove fiorisce la primavera dello spirito e della chiesa.

     Non basta più oggi una pallida Memoria del Cristo e del suo Mistero che ci fa salvi.

     Per i tempi che siamo chiamati a vivere non basta una educazione religiosa qualunque. Ci deve soccorrere una fede di convinzioni, interiore: occorre essere radicati nel segreto.
     "Siamo chiamati al primato dell'uomo interiore, al primato della Parola, al primato dello Spirito" (C. M. Martini, Collevalenza, 1987).
Siamo chiamati a celebrazioni dove riprenda l'intensità della Memoria, dove arda lo Spirito.
     "Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con retta coscienza" (1Pt 3,15).
     Adorare nei cuori: non bastano più gli slogan, né per noi né per gli altri; non bastano le chiacchiere: servono volti accesi dalla Memoria; non basta il gergo di gruppo, serve una parola che non è recitata.

     Non basta il tempio. Forse bastava nei giorni di una religiosità di tradizioni e abitudini.
     Ora l'interrogazione è per le strade, a cielo aperto.
     L'espressione "A cielo aperto" suggerisce, prima ancora che un luogo fisico, un luogo interiore.
     "A cielo aperto" o "sulle strade" indica un atteggiamento dello spirito, con cui ascoltare la Parola, fare catechesi, celebrare l'Eucaristia, vivere la carità.
     "A cielo aperto", cioè senza distinzioni, persuasi che i primi da evangelizzare siamo noi credenti.
     "A cielo aperto", cioè senza l'aria di possedere la Verità o il Mistero, poveri nella nostra interrogazione, lontani dal presumere di essere noi la risposta.
     "A cielo aperto", cioè senza l'inganno di aver costruito una comunità solo perché si è attuata una efficiente macchina organizzativa; senza l'inganno di chi pensa di aver costruito una comunità solo perché se ne è fatta una federazione di gruppi.
     "A cielo aperto": e perciò sapendo "valorizzare le relazioni brevi, anche quelle ritenute (arbitrariamente) infruttuose".
     "A cielo aperto", cioè sapendo "accogliere cordialmente e disinteressatamente le persone, senza secondi fini" (Convegno di Assago).

     Ma con l'espressione "a cielo aperto" intendiamo sottolineare anche una indicazione affiorata, sempre più lucida e urgente, dalla frequentazione quotidiana e dalle nostre assemblee parrocchiali.
     L'interrogazione per le strade, una interrogazione di senso, sempre più acuta nel cuore di questa generazione, al di là delle apparenze di esteriorità e di vuoto.      L'interrogazione di un senso che vada al di là dell'accecata opacità delle cose.
     Come l'interrogazione, così la ricerca di senso - della Parola che da senso - non può non percorrere i luoghi della quotidianità e della laicità della vita.
     Nasce così il progetto di una parrocchia che svesta i panni della ufficialità burocratica e assuma questo anelito nel tempo: si scopra fedele al disegno del suo Signore, nel disegnare spazi di tenerezza, di comunicazione, di incontro.

     Credere nell'interrogazione e nella ricerca, "sulle strade", "a cielo aperto" significa:

     - rifiutare l'immagine della cittadella, "dove ci si conta, ci si chiude entro spazi sacri e propri, disertando gli spazi comuni e si crea nel mondo un mondo altro, antagonista, chiuso, ben felici quando si possa mettere l'avversario in difficoltà fino alla sua crisi totale" (I. Mancini, Tornino i volti, Marietti, pag. 5);
     - vivere con pazienza i tempi necessariamente lunghi degli itinerari di fede di molti fratelli;
     - essere coscienti che il "vieni e vedi" si riferisce alla sequela del Signore, prima ancora che essere un invito alla partecipazione alla vita ecclesiale (Convegno di Assago );
     - essere albero: i rami accolgono gli uccelli senza trattenere. Custodiscono i nidi, ma non ne fanno dimore definitive.


II TRACCE PER UNA COMUNITÀ DESIDERATA


1. LA CASA DI TUTTI, OVVERO
LA PORTA E LA FONTANA DEL VILLAGGIO

     Non finiremo mai di ringraziare Dio per il dono che oggi fa alla sua chiesa con il fiorire e pullulare di aggregazioni religiose.
     Ma non possiamo altresì tacere l'attesa e il desiderio di una casa di tutti, tenda di Dio tra la gente comune, porta attraverso la quale entrare e uscire.
     Non si è forse definito il Signore: "Io sono la porta"? E a cos'altro di più potrebbe aspirare la nostra comunità se non ad essere immagine di questo desiderio?


2. CUSTODIRE LA ACCESSIBILITÀ

     Desiderio di una comunità dove ognuno si senta a casa sua, dove a nessuno venga fatto di sospettare che per esserne viva parte occorrano particolari doti o ulteriori appartenenze.
     Liberando dunque l'immagine della parrocchia da qualunque situazione che psicologicamente risuoni come occupazione da parte di pochi, da forme o presenze che in qualche modo ne ingombrino l'accesso, da ogni atteggiamento che anche da lontano possa essere letto come un "farla da padrone" sul mistero, sulle persone e le cose.
     Liberando la parrocchia dall'immagine di una terra degli addetti ai lavori o di una casa dove si rivendicano i privilegi del fratello maggiore.
Parrocchia come porta: l'accesso è libero, né ti viene chiesto quante volte ci sei stato, da quanto tempo non ci vieni né quante volte ci rimarrai.


3. LA COMUNITÀ DELL'ALTARE,
LUOGO DELL'ACCESSIBILITÀ PIÙ TRASPARENTE

     "Per la maggioranza dei credenti è quasi esclusivamente la celebrazione liturgica a svolgere il ruolo di realizzazione e di conferma dell'appartenenza ecclesiale" (P. Sequeri, Scommessa sulla parrocchia, Ancora, p. 122).
     Non si potrà, se non a prezzo di gravissime distorsioni, trascurare l'importanza di questo momento comunitario quasi che altri nel progetto della parrocchia fossero più significativi o efficaci per la maturazione delle persone e della comunità.
     Risultato di una azione pastorale che privilegiasse altre priorità sarebbe una parrocchia non "comunità senza barriere, perché unita nello spezzare l'unico pane" ma "federazione di gruppi nati dalla tipicità dei diversi cammini".
     Il desiderio non può non andare quindi verso la cura della celebrazione domenicale e della Pasqua, che ne è la fonte e la luce.
     E la cura non può non interrogarsi sulla possibilità di elevare, non ricercando espedienti esteriori, ma ridando voce ai simboli, la qualità delle celebrazioni eucaristiche e - ci si permetta la parola - anche l'"accessibilità" delle stesse, intesa anche in termini di comprensione reciproca: celebrazioni dove non si parla una lingua diversa da quella della gente d'oggi e dove la donna e l'uomo d'oggi trovino itinerari, discreti ma trasparenti verso il mistero che ci fa salvi.
     Se la comunità dell'altare, scandita nel ritmo dell'anno liturgico è il momento educativo per eccellenza, non si potrà non impegnarsi con decisione, ad ogni livello d'età, ad un'opera urgente di risignificazione della Pasqua e dell'Eucaristia che la fa viva nel tempo.

4. UNA COMUNITÀ IN ASCOLTO DELLA PAROLA

     Educare al silenzio, all'ascolto, cioè alla dimensione contemplativa della vita.
Sembra di avvertire che il vero nemico della fede, uno tra i più insidiosi, sia oggi il frastuono. Forse anche religioso.
     In un mondo dove in breve spazio si fa e si cancella ciò che si è fatto, luogo senza memoria perché senza silenzio, la nostra parrocchia non può non essere attesa anche nell'immagine di una casa del silenzio e dell'ascolto.
     Atteggiamento di silenzio e intensità di ascolto caratterizzano le espressioni più diverse della comunità? Liturgia, Catechesi, Carità, Oratorio?
     Ci sembra di avvertire che eccesso di parole, iper-attivismo, rumore siano in qualche modo entrati anche nella nostra comunità e vadano ipotizzando - quasi pericolo - il desiderio dell'onnipotenza umana.
     Ascoltare Dio, ascoltare l'altro. Ascoltare il cielo, ascoltare la terra.
     Una comunità del silenzio e della memoria, in ascolto del suo Signore.
     Disegnare dunque il primato della Parola: venerandola nell'omelia, nella catechesi che ritorni ad essere sempre più biblica, nei Gruppi biblici, nell'importanza che va riservata sempre più, tra i momenti comunitari, alla Scuola della Parola e ai Corsi biblici, come occasione per crescere nella familiarità con la Parola di Dio.


5. UNA COMUNITÀ A CIELO APERTO,
OVVERO L'OSPITALITÀ PARROCCHIALE

     Da un lato la familiarità con le donne e gli uomini di questa nostra generazione al di là di ogni steccato, dall'altro la passione dell'Evangelo che non può essere sequestrato in spazi nostri ma è la notizia buona per l'ecumene intera, hanno fatto crescere fra noi il desiderio di una comunità a cielo aperto, cioè della strada, albero dell'ospitalità incondizionata.
     Mettiamo tra le tracce di una comunità desiderata la ricerca di questi spazi di dialogo, profondo e intenso, nella ricerca e "a cielo aperto" nel desiderio.
Ci sentiamo profondamente interpretati da queste parole che abbiamo letto in una riflessione sulla parrocchia:
     "Parlando di immagine ospitale non intendo semplicemente la gentilezza del personale addetto agli uffici oppure il soccorso nei confronti dei bisogni materiali urgenti (...).
     Intendo invece quell'ospitalità, (…) vale a dire quell'insieme di opportunità del "libero parlare" e del "genuino domandare", che spesso hanno più bisogno di accoglienza che non l'indigenza materiale. (...) Si tratta di programmare la cura pastorale dello spazio abitato da tutti coloro che si sentono fondatamente "estranei" (o addirittura "stranieri") nei confronti della comunità dell'altare (e quindi, nella maggioranza dei casi, della Chiesa).
     Eppure non rinunciamo a sostare, in qualche modo, nelle vicinanze: nella speranza che ci sia un "luogo" (non troppo "interno", come per esempio il confessionale; ma neppure troppo insignificante, come ad esempio, il bar parrocchiale), mediante il quale "prendere contatto".
     "Uno spazio nel quale, protetti da sufficiente discrezione e non assediati da clericali vischiosità, essi possano dedicarsi alla elaborazione della loro distanza, del loro disagio, della loro fatica. O semplicemente della loro ricerca. O magari anche essere messi a confronto con la loro ingenuità, per rapporto alle infantili attese nutrite nei confronti di Dio, della Chiesa, della religione. Dove possano essere smascherati i pretesti, ma anche onestamente sciolti i fraintendimenti. Dove una sbrigativa soluzione dei problemi o una precipitosa richiesta di pronunciamento non siano il prezzo dell'accoglienza e dell'ospitalità"
(P. Sequeri, Scommessa sulla parrocchia, pp. 127,128).

     L'ospitalità parrocchiale dovrebbe condurci a disegnare come prioritari - nell'attenzione, nella preparazione, nell'accoglienza - alcuni momenti che per loro natura consentono in modo privilegiato l'ascolto della dimensione "domestica" della vita.
     Pensiamo agli incontri con i fidanzati, agli incontri credenti-non credenti, alle assemblee parrocchiali, agli incontri con i genitori che chiedono i sacramenti per i figli, agli incontri in occasione di malattie e di morti, ad incontri allargati sui temi etici di grande rilevanza, alla comunicazione che raggiunga con lettere o scritti le case, ecc..
     Ci sembra importante sottolineare che l'ospitalità parrocchiale non va unicamente pensata come articolazione di incontri aperti, ma va prioritariamente vissuta come "una rete di relazioni, attivata da persone dedicate e idonee, che hanno come polo di riferimento l'ambito dell'insediamento "domestico", cioè quella costellazione di rapporti che fanno capo alla dimensione (domestica) dell'esistenza umana" (p. Sequeri, Scommessa sulla Parrocchia, Ancora, p. 128).


6. PARROCCHIA, CHIESA TRA LE CASE,
CHE NASCE DALLA CARITÀ

     Da questo, e non da altro conosceranno che siamo suoi discepoli: "dall'amore che avrete gli uni con gli altri". (Gv 13,35)
     Da questo, e non da altro avranno occasione di credere in Lui.
     Una unità, continuamente rigenerata nella Parrocchia dal mistero dell'amore di Dio, che si è rivelato in pienezza nella Pasqua di Cristo, luogo purissimo della prossimità di Dio e dell'abbattimento di ogni barriera.
     Una comunità che diventi immagine di Dio, perché al suo interno decisive non sono più le distinzioni per età, classe, professione, gruppi di appartenenza (situazioni che rivelano nient'altro più che una comune logica umana).
     Rivela Dio il fatto che tutto ciò venga relativizzato e risplenda in mezzo a noi una comunione che attinge nel segreto: radicati nel segreto, cioè nel Signore, secondo l'affermazione di Paolo: "Non c'è più Giudeo ne Greco, non più uomo o donna (...) ma tutti siamo una cosa sola in Cristo" (Gal 4,28).
     Immagine di Dio diventa una comunità che al suo esterno rifletta il farsi prossimo del Signore, un farsi prossimo incondizionato, che metta al centro della sua attenzione e tenerezza l'uomo ferito di oggi.
     Corre sempre il pericolo che si passi oltre o per indifferenza o perché le nostre iniziative ci portano lontano, quasi un tempio sacro da difendere e vigilare.
Una comunità che si chini sull'uomo ferito d'oggi e che insieme vada alla radice dei problemi. Una comunità educata a dare tempo e energie più che denaro. Una comunità che non delega l'attenzione, la premura e la cura dei fratelli.
     Sempre attenta al rischio di mutare le proprie iniziative di carità in monumenti immobili nel tempo, dando invece ad esse il significato di servizi provvisori, agili e pronti a mutare con il mutare delle emergenze.


III. PROSPETTIVE E PROPOSTE


1. MINISTERO DELLA PAROLA

     Disegnare il primato della PAROLA: venerandola nell'omelia, nella catechesi che ritorni ad essere sempre più biblica, nei gruppi biblici, nell'importanza che va riservata sempre di più, tra i momenti comunitari, alla scuola della Parola e ai corsi biblici come occasione per crescere nella familiarità con la Parola di Dio.

     Questo obiettivo continua a costituire il fondamento di ogni momento della vita comunitaria, in linea con ciò che è emerso nelle prospettive pastorali del Sinodo.

     Alla proclamazione della Parola nella liturgia è data la più grande attenzione, sia dal punto di vista della preparazione dell'omelia, attenta alla concreta assemblea presente e alle sue domande esistenziali, sia nel trovare adeguate soluzioni che permettano un ascolto chiaro e comprensibile della Parola stessa.
     Sono adeguatamente valorizzate le pause di silenzio, indispensabili perché la Parola possa scendere nel profondo dei cuori dei presenti. L'omelia è particolarmente curata quando vi sono persone meno assidue alla pratica religiosa, come nei matrimoni e nei funerali, considerati occasioni preziose per far giungere a tutti l'annunzio del Vangelo.
     La scuola della Parola quindicinale ha reso possibile in questi anni, ai fedeli che lo desiderassero, la preparazione all'ascolto della Parola proclamata nella liturgia domenicale. Per il futuro ci si prefigge di organizzare un servizio più valido per ciò che riguarda il ministero di lettore.
     L'omelia domenicale viene messa a disposizione degli interessati presso l'ufficio parrocchiale. Le intenzioni della preghiera dei fedeli sono riportate sul foglietto che si può ritirare alle porte della chiesa.

     Obiettivo della catechesi, è l'educazione permanente per la formazione del cristiano maturo.
     Educazione alla fede nei fanciulli, nei giovani e negli adulti per suscitare una consapevolezza personale approfondita dalla verità della fede, in un contesto culturale che rende sempre più difficile questa presa di coscienza.
     La priorità nella catechesi è data al messaggio pasquale, alla "buona notizia che Dio ci ama davvero, tutti e ciascuno, e che Gesù è morto e risorto per la nostra salvezza" (C. M. Martini, Lettera di presentazione alla Diocesi, n. 19, in: Libro del Sinodo, pag. 33).
     Il metodo è quello della fedeltà a Dio e all'uomo, dell'accostarsi cioè all'uomo per parlare agli uomini di Dio.
     Gli strumenti consistono nell'uso di una molteplicità di linguaggi che aiutano a compiere il cammino della fede ed ad essere credibili come cristiani (liturgia. Parola, preghiera, simboli, gesti, canti, esperienze di carità.)

     Gli orientamenti della catechesi si rivolgono nelle seguenti direzioni:
     - approfondimento del messaggio pasquale per tutti, ma in particolare per la formazione dei catechisti,
     - attenzione alle diverse fasce d'età,
     - attenzione ai lontani,
     - apertura a nuove forme ed occasioni educative,
     - rinnovamento dei linguaggi e dei metodi.

     Le realizzazioni comprendono:
     - momenti di formazione per catechisti ed educatori, strutturati in una serie di incontri, con interventi su di un testo preso in esame, ed un corso biblico di base;
     - incontri settimanali di catechesi per l'iniziazione cristiana per bambini dagli otto agli undici anni comprendenti un biennio di preparazione ai Sacramenti della Riconciliazione ed Eucaristia, rispettivamente in terza e quarta elementare, ed un biennio di preparazione al Sacramento della Confermazione, in quinta elementare e prima media;
     - incontri per gruppi di seconda e terza media e delle scuole superiori seguiti da giovani educatori;
     - incontri di catechesi per giovani;
     - incontri di catechesi per il gruppo della terza età;
     - incontri per i fidanzati;
     - incontri di scuola della Parola per adulti;
     - incontri con i genitori che chiedono il Battesimo o i Sacramenti dell'iniziazione cristiana per i figli;
     - cattedra dei non credenti;
     - incontri biblici, concerti ed incontri su argomenti specifici di fede in Avvento e Quaresima;
     - ritiri spirituali per le varie fasce d'età.

     I programmi e le realizzazioni vengono ogni anno sottoposti a verifiche per costatare se, strada facendo, sono stati omessi contributi tali da soddisfare le aspettative della comunità.
     A questo scopo, per la catechesi dell'iniziazione cristiana, si è sottoposto ai genitori, all'inizio dell'anno, un questionario e le risposte ottenute sono state vagliate e interpretate.
     Alla fine di ogni anno le catechiste si riuniscono per fare un bilancio delle loro attività e per discutere con il sacerdote coadiutore gli orientamenti per l'anno successivo.
     Per verificare ed orientare la programmazione dei lavori del Consiglio Pastorale, per l'anno prossimo, è prevista la distribuzione di un questionario rivolto a tutta la Comunità.


Catechesi dell'iniziazione

     L'iniziazione cristiana dei bambini e dei fanciulli, afferma il testo Sinodale, va considerata come un itinerario educativo unitario che, attraverso le tappe della ricezione dei Sacramenti del Battesimo, Eucaristia e Confermazione, accompagna i bambini sino al loro inserimento nella comunità.
     Questo cammino non può non tenere conto delle mutate situazioni culturali e spirituali delle famiglie rispetto al passato, a causa delle quali è venuto a mancare ad un gran numero di bambini l'aiuto di un ambiente cristiano in cui crescere nella fede.
     I cambiamenti occorsi nella società richiedono, da parte dei catechisti e degli educatori in genere, prima di tutto la conoscenza dei bisogni, dei problemi e dei desideri che i piccoli si portano dentro, cioè della realtà in cui vivono, per poterla confrontare con la Parola da annunciare e per poter diversificare l'approccio a ciascuno in particolare.
     Questa conoscenza di base risulta ancora difficile da raggiungere nella nostra parrocchia essendo i rapporti tra sacerdote e catechisti da un lato e genitori dall'altro spesso ostacolati da oggettive difficoltà dovute ad impegni di lavoro di entrambi i genitori o alla presenza di figli più piccoli cui accudire nelle ore serali, situazioni che rendono le famiglie poco disponibili agli incontri.
     Non si può dimenticare inoltre che davanti al compito non facile di evangelizzare i bambini, ogni catechista deve interrogarsi continuamente sulla sua capacità di irradiare spontaneamente e con letizia quel senso della vita che ci è stato dato di trovare in noi come dono dall'alto.
     Per queste premesse, dal momento che la fede è essenzialmente dono gratuito di Dio all'uomo, ogni itinerario di iniziazione non può essere che propedeutico ad essa, cioè deve consistere essenzialmente nel predisporre quegli atteggiamenti interiori che aprono all'orizzonte della fede cosicché il bambino, divenuto adulto, possa liberamente e personalmente aderire alla Rivelazione.
     Condurre per mano il bambino sulla soglia del Mistero d'amore di un Dio che si è fatto uomo, ha sofferto, è morto ed è risorto per donare a tutti noi la vita eterna, significa anche aiutare il bambino ad aprire il suo cuore e la sua mente alla fiducia, alla gratuità, all'accettazione dell'altro, alla condivisione.

     Per ciò che riguarda gli obiettivi, i contenuti, i metodi e gli strumenti relativi alle varie tappe della iniziazione cristiana e della catechesi dei ragazzi, si rimanda al Progetto Educativo dell'Oratorio, nel quale questi argomenti sono esposti in modo dettagliato.

     I primissimi incontri per la catechesi dell'iniziazione si svolgono alla presenza dei soli genitori chiamati alla consapevolezza di essere i primi catechisti dei loro figli e sollecitati alla responsabilità di accompagnare il loro cammino di fede in famiglia.

     Un settore da esplorare meglio per coinvolgere i genitori, prendendo spunto dalle indicazioni che il Sinodo da per il Battesimo (Libro del Sinodo, cost. 102), consiste nella possibilità di invitare i genitori a chiedere, durante un'assemblea liturgica domenicale, che i loro figli vengano iniziati alla vita di fede. In tal modo i genitori acquisteranno maggior consapevolezza e responsabilità, perché con tale gesto, verranno aiutati a riflettere sulla correlazione tra la richiesta dei Sacramenti, le loro convinzioni religiose e le loro scelte di vita. Il gesto aiuterà anche i fedeli a prendere coscienza di sé come Comunità che accoglie i catecumeni.


Catechesi del gruppo Terza Età

     Si articola in incontri quindicinali durante i quali vengono presi in esame, in genere, documenti della Chiesa quali, ad esempio, le lettere pastorali dell'Arcivescovo.
     Il dibattito è guidato dal Parroco che coordina gli interventi ed aiuta i partecipanti nella riflessione circa le modalità da attuare per calare nella vita di ogni giorno le indicazioni emerse dalla lettura.


Scuola della Parola per adulti

     In questi incontri a ritmo quindicinale, ci si propone di conoscere la Parola di Dio per confrontarla con la propria vita e lasciarsene illuminare.
     I riferimenti ai problemi del mondo d'oggi sono numerosissimi e l'interesse dei partecipanti è generalmente grande, tanto che il gruppo, aperto a tutti, nel corso degli ultimi anni, si è andato man mano allargando. Il desiderio di alcuni di portare il contributo del proprio pensiero rispondendo agli interventi di altri ha però fatto sì che lo stile degli incontri diventasse spesso quello di un dibattito culturale.
     Per ovviare a questa situazione, nella consapevolezza che Scuola della Parola significa innanzi tutto ascolto, silenzio, meditazione personale e partecipazione ad altri delle proprie riflessioni, si è fatta la proposta di diversificare gli incontri, mantenendo viva anche la scuola della Parola vera e propria quale iniziativa cioè che "persegue l'obiettivo di proporre una iniziazione alla lectio divina"
(Libro del Sinodo, così. 40).

     Questa antica pratica monastica, la cui diffusione sta tanto a cuore all'Arcivescovo, potrebbe trovare attuazione nella nostra parrocchia, durante i cinque Venerdì di Quaresima. Attraverso di essa infatti il credente "torna alla scuola del Signore e si fa suo discepolo" (Libro del Sinodo, cost. 39, § 2).


Cattedra dei non credenti

     Gli incontri denominati "Cattedra dei non credenti" sono pensati e realizzati in continuità con l'iniziativa omonima voluta dal Cardinale Martini e intesa come "esercizio dello spirito e del cuore che consiste nel lasciare spazio alle voci interiori presenti in ciascuno di noi e che si potrebbero chiamare, pur tenendo conto delle molteplici sfumature individuali, voce del credente e voce del non credente". Punto di partenza è la constatazione che in ogni persona c'è la voce e l'atteggiamento di chi crede e, insieme, l'inclinazione a non accettare, a non credere, a continuare ad interrogarsi, a dubitare.
     È, anche, un cammino verso i non credenti fatto di dialogo sincero e di confronto alla pari, lontano da ogni tentativo di proselitismo, nella convinzione che la fede, quella vera "che illumina ogni uomo" non si chiude mai in se stessa, ma è costantemente pronta al confronto, al misurarsi con l'altro, nell'atteggiamento di chi è interiormente disponibile all'apprendimento umile, continuo.
     Gli incontri realizzati in Parrocchia si sono svolti con questo spirito, chiamando di volta in volta a parlare persone di differenti "provenienze".
Il punto di partenza è sempre "il capire", inteso come sforzo razionale, scientifico, storico, di dare risposte a ogni realtà, o a ogni specifica domanda, per poi proseguire nel "comprendere", come tentativo di andare oltre, verso una visione più ampia, globale, che permetta una sintesi, che consenta di mettere in relazione le varie parti del "capire".
     Tutti i contributi, tutti i tentativi ci portano di fronte al "mistero ultimo dell'esistenza in quanto tale" e all'infinito orizzonte di domande che ciascuno di noi pone e si pone.
     Gli interventi che si sono sin qui svolti in Parrocchia hanno contribuito ad andare oltre il "capire" e il "comprendere", hanno consentito l'ascolto anche dello stupore, della gioia, della meraviglia di fronte a chi ha intuito "una via possibile" alla fiducia e all'abbandono, di chi ha vissuto nella consapevolezza del limite e della povertà delle risposte dell'uomo, di chi si è lasciato "afferrare dall'ineffabile".
     Il contributo degli incontri ha voluto evidenziare come la possibilità di accogliere in sé la capacità di stupirsi, di misurarsi con il limite e di aprirsi al mistero dell'altro è una possibilità che non fa conto delle divisioni categoriali di fede o non fede, ma conduce per mano all'ascolto della propria povertà, delle proprie incertezze e, per il credente, nel ripercorrere il proprio credere nella Pasqua del Risorto.

     Caratteristiche degli incontri sono state; l'ascolto e il domandare/ domandarsi.
Si sono alternati come relatori laici, religiosi (anche di altre confessioni), artisti (pittori, musicisti) con il tacito mandato di aprire porte al domandarsi il senso ultimo del vivere oggi e del morire.


Incontri fidanzati e giovani coppie

     Gli incontri costituiscono una occasione privilegiata per una nuova evangelizzazione. Infatti ci si trova in dialogo con coppie di fidanzati che spesso da anni non frequentano ambienti ecclesiali e contemporaneamente stanno vivendo un'esperienza che è una rivelazione di Dio che è Amore.

     Il metodo è quello del confronto aperto, libero, rispettoso delle esperienze, nell'anelito di coglierne il senso profondo; il clima della più ampia libertà crea tra le coppie trasparenza di rapporti, comunicazioni profonde e promuove amicizia vera all'interno del gruppo tale da suscitare il desiderio di partecipare, a fine ciclo, agli incontri fra giovani coppie di sposi.

     Gli incontri sono otto, di venerdì sera. Tre sono i cicli proposti lungo l'anno. A guidarli sono il Parroco e due coppie di sposi: una più matura negli anni, l'altra più giovane.
     All'atto dell'iscrizione i fidanzati vengono accolti personalmente, e durante il colloquio viene loro spiegato lo spirito del corso; inoltre ricevono in dono il libro: "Sposarsi nel Signore", di B. Borsate, che offre spunto per molte riflessioni, facilitando il dialogo tra le coppie e i conduttori. Gli incontri spaziano sui temi che vanno dal significato della coppia, al senso dello sposarsi in chiesa, alle dimensioni comunitarie del matrimonio, ai significati della sessualità e della procreazione, alla ritualità del sacramento. Due incontri prevedono l'intervento di un ginecologo e di un avvocato per gli aspetti medici e legali.
     Molti fidanzati scoprono in queste occasioni un volto di chiesa diverso da quello prima conosciuto.


2. MINISTERO DELLA LITURGIA

     L'intera assemblea liturgica è soggetto della celebrazione, alla quale tutti i cristiani sono chiamati a prendere parte in forza del loro Battesimo. Uno dei principali obiettivi del rinnovamento liturgico è la presa di coscienza, da parte dei fedeli, di questa partecipazione e la ricerca dei modi più adatti per attuarla.

     I momenti focali sentiti come prioritari per una formazione liturgica parrocchiale sono:
- la Messa festiva,
- la celebrazione della Liturgia delle Ore,
- la dignità della celebrazione di ogni sacramento, in particolare quello della Penitenza (o Confessione),

     È necessario un continuo richiamo, nella catechesi dei fanciulli, degli adolescenti, dei giovani e degli adulti, della centralità della Pasqua e del significato che essa assume nella vita del singolo e della comunità tutta.


a) La Messa festiva

     Si recepisce innanzitutto l'invito "a collocare l'Eucaristia al centro del tempo" senza tuttavia dimenticare "le obiettive difficoltà dell'uomo contemporaneo"; pertanto:

     - si ricercherà una adeguata e progressiva animazione della liturgia che, senza sovraccaricare il rito con indebiti ampliamenti di tipo didascalico, favorisca il carattere comunitario e festivo della assemblea riunita, nel giorno della resurrezione e convocata dallo Spirito del Signore;
     - si favorirà una educazione al superamento della frammentarietà celebrativa con un cammino, adeguato alle necessità, ma sicuro nella prospettiva finale, che conduca alla riscoperta dell'unità della Eucaristia;
     - si intensificherà l'ascolto della Parola, favorendo i momenti di silenzio (già presenti nella celebrazione) e studiando eventuali sussidi per un loro più pieno utilizzo;
     - a questo proposito si potranno studiare forme nuove di utilizzo del "foglietto domenicale" con i testi delle letture, per favorirne la meditazione durante i giorni della settimana;
     - si condurrà l'assemblea a chiarire il rapporto tra "offerta" e "celebrazione", rendendo la raccolta del contributo per la vita comunitaria un momento che, gioiosamente, preluda alla presentazione dei doni per l'Eucaristia (pane e vino), quando possibile, in un'unica processione offertoriale;
     - si porterà gradatamente la comunità parrocchiale a prendere coscienza della necessità della celebrazione comunitaria, stimolando la crescita del numero di fratelli e sorelle impegnati nei ministeri liturgici (lettore, voce guida, ministranti all'altare, cantori), proponendone, se necessario, altri nuovi (in particolare ministri straordinari dell'Eucaristia e addetti all'accoglienza) e curandone, in giusta misura la formazione;
     - quando possibile, senza sovraccaricare il calendario parrocchiale, si favoriranno forme di "lectio" comunitaria dei testi biblici della Domenica (in Avvento e Quaresima).


b) La celebrazione della Liturgia delle Ore

     Gli esperimenti già avviati a livello comunitario (ricordiamo in particolare: la solenne celebrazione dei secondi Vespri della Domenica, la celebrazione dei Vespri il Martedì sera e la celebrazione di Lodi e Vespri nel periodo quaresimale e pasquale) hanno sicuramente aiutato a comprendere che la Liturgia delle Ore è insieme preparazione ed estensione della celebrazione eucaristica.
     Anche a livello individuale va incoraggiata la celebrazione "privata" delle Ore liturgiche e, per questo, è sempre più necessaria una opportuna catechesi,

     Per quanto riguarda la vita comunitaria sono state formulate le seguenti proposte:
     - favorire e incoraggiare la celebrazione comunitaria almeno di Lodi e Vespri, soprattutto nei tempi forti, stimolando la possibilità di "presidenza" dei laici, nei momenti in cui non siano presenti i presbiteri;
     - proprio per questo, anche nei momenti di incontro comunitario, sarebbe opportuno prevedere la celebrazione di una qualche parte della Liturgia delle Ore, adatta al momento del giorno, o almeno di uno dei Salmi previsti per quella celebrazione, accompagnata da una orazione che aiuti alla sua comprensione;
     - prevedere che la Domenica inizi con la celebrazione comunitaria dei Primi Vespri come corale inizio della festività del giorno del Signore.


c) La dignità della celebrazione di ogni sacramento, in particolare quello della Penitenza (o Confessione)

     Rimandando il compito catechistico della formazione al Sacramento (in particolare a quelli della iniziazione cristiana) agli ambiti propri, che investono i presbiteri, i catechisti e i vari animatori che vengono associati in questo delicatissimo compito, vorremmo sottolineare questi punti:
     - la celebrazione del Battesimo sia sempre più comunitaria, se non nella presenza fisica al momento celebrativo, almeno nell'invitare la comunità intera alla preghiera per i battezzati nel giorno del Battesimo;
     - la celebrazione della Prima Comunione e della Cresima sia preparata dalla intera comunità con un invito alla preghiera per comunicandi e cresimandi, ed eventualmente con una loro presentazione alla comunità in preghiera;
     - la celebrazione del sacramento dell'Unzione dei malati sia prevista in forma comunitaria almeno una volta nell'anno pastorale;
     - durante l'Eucaristia festiva siano ricordate, una volta al mese, le coppie che in quel periodo hanno celebrato il sacramento del Matrimonio.

     In particolare, per il sacramento della Penitenza, che lo stesso Sinodo riconosce "abbandonato o almeno poco frequentato da molti fedeli" si osserva l'importanza di una opportuna catechesi che richiami:
     - il recupero del senso evangelico del "peccato", favorendo la concezione della Penitenza come sacramento dell'incontro gioioso con l'immenso amore del Signore,
     - il recupero della convinzione che il peccato non coinvolge solo il rapporto con Dio, ma reca danno anche alla comunione ecclesiale.

     In questa prospettiva sembrano emergere queste priorità:
     - si aumentino, prospettate a cadenza regolare, le occasioni di celebrazione comunitaria del sacramento, anche in sostituzione di celebrazioni eucaristiche feriali;
     - queste celebrazioni siano accompagnate da un qualche momento di autentica "gioia" comunitaria che esprima il senso del ritrovato abbraccio di Dio e della comunità ecclesiale;
     - si educhi, gradatamente, ma con sicurezza, ad abbandonare la pratica della confessione durante la messa, specialmente festiva;
     - per questo si istituiscano dei momenti (opportunamente segnalati alla comunità) nei quali siano sicuramente presenti i presbiteri per le celebrazioni individuali del sacramento.

     Perché la liturgia sia fedele alla legge dell'incarnazione, che le è essenziale, dovrà entrare in sintonia con il nuovo modo di porsi dell'uomo nei confronti dei problemi dello spirito: non possiamo dimenticare che alle nostre celebrazioni sono presenti uomini e donne in ricerca: di qui la necessità di far trasparire dalle assemblee liturgiche l'immagine di parrocchia che è "casa aperta" per coloro che sono lontani e alla ricerca di Dio.


3. MINISTERO DELLA CARITÀ

     Consapevoli che la Carità è dono di Dio in Cristo, crediamo che l'autentica testimonianza del Vangelo si realizza fondamentalmente con l'applicazione della "regola aurea" già riportata nel Levitico (Lv 19,18) e confermata nel Vangelo di Gesù: "da questo e non da altro sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35), ripresa in modo icastico da Paolo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Gal 5,14) ed ancora più nell'incitamento a proseguire l'unione fraterna: "Non abbiate alcun debito con nessuno se non quello di un amore vicendevole" (Rm 13,8).

     Quindi compito della comunità parrocchiale è quello di presentarsi come comunità fraterna, senza che al suo interno si evidenzino le distinzioni per età, classe, professione, gruppi di appartenenza, ma che riflettendo l'amore incondizionato ed infinito di Dio per tutte le creature, metta al centro delle sue attenzioni e tenerezze l'uomo ferito, angosciato e disorientato di oggi, di proporsi come comunità che non delega l'attenzione, la premura e la cura dei fratelli; come comunità disponibile a dare tempo ed energie più che denaro. Poiché l'azione caritativa non può consistere solo nella offerta di un aiuto materiale, ma esige anche l'aiuto spirituale, il conforto nel dolore, la presenza nella solitudine, il consiglio nel dubbio, la correzione nell'errore, il perdono a chi offende, l'istruzione a chi cerca la verità e soprattutto la testimonianza della fede a tutti.

     Infatti "la Carità è molto più impegnativa di una beneficenza occasionale; la prima coinvolge e crea un legame, la seconda si accontenta di un gesto" (CEI, Evangelizzazione e testimonianza della Carità).

     In base a questi principi la comunità si pone questi obiettivi:

     - favorire un clima di comunione e dì vita fraterna all'interno della comunità, superando chiusure e separatezze.
     - sensibilizzare tutta la comunità alla pratica della carità promuovendo una mentalità ed una prassi di condivisione, cioè suscitando nei singoli e nella comunità la tensione a dare, oltre gli aiuti economici, attenzione, tempo ed energie secondo le proprie capacità.
     - favorire contemporaneamente l'attenzione ai bisogni con risposte tempestive (assistenza) ed agire perché si risalga alle cause e quindi si operi per la rimozione delle stesse (giustizia).
     - stimolare, attraverso la commissione Caritas decanale, la ricerca e la formazione dei volontari in modo che essi possano esprimere al meglio il loro servizio in favore dei fratelli, ovunque si sentano chiamati.
     - individuare percorsi formativi sulla carità in collaborazione con le commissioni per la liturgia e la catechesi, in sintonia con il progetto parrocchiale complessivo.
     - coordinare i gruppi e le diverse iniziative caritative parrocchiali promuovendone la nascita ed accompagnandone l'attività in modo che tutta la comunità cristiana sia impegnata nell'azione concreta della carità, consapevoli, in ogni modo, che gruppi e iniziative sono strumenti e come tali soggetti ad una continua verifica della loro attualità educativa e suscettibili di ogni possibile variazione, se ritenuti superati.
     - educare alla pace e alla mondialità, perché ognuno sia cosciente della ricchezza e del valore insito in ogni essere umano.

     La comunità perseguirà i suddetti obiettivi:

     - prestando attenzione al quotidiano, cioè illuminando e rendendo vigile il rapporto tra le famiglie nel quartiere, nella partecipazione alla scuola, nel contatto con le strutture civili e sociali;
     - favorendo il coinvolgimento personale e familiare;
     - proponendo itinerari differenziati per età;
     - suscitando nuove iniziative in risposta ad esigenze verificate, come: censimento dei bisogni ed individuazione delle urgenze, censimento delle risorse, sostegno morale e materiale del Centro di Ascolto.

     In questo cammino difficile ci deve essere di aiuto la tenerezza di Dio, quella tenerezza che tende ad attrarre e a riempire il cuore dei credenti, perché rivelino il volto del samaritano sulla strada del tempo.


4. PER UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

     La lettera del Cardinale di presentazione del Sinodo invita a verificare forme e abitudini della nostra vita, per metterle sempre più alla sequela di Gesù.
     La comunità parrocchiale deve quindi porsi non solo come richiamo costante all'annuncio evangelico e al suo approfondimento, ma anche come sussidio a favorire l'impegno di ciascuno nel vivere nella quotidianità la propria fede, in quella quotidianità che non ha schemi prestabiliti ma che ciascuno deve conformare a quel "senso della vita" che trova nel vangelo i suoi orientamenti. Cosa certo non facile e non certo favorita dai valori che caratterizzano la società in cui siamo posti a vivere, valori che si intrecciano nel vivere quotidiano e che impongono la massima vigilanza per impedirne il prevalere, vigilanza che richiede preghiera e riflessione.
     È parso quindi di dovere cercare e proporre qualche possibile iniziativa non ancora rientrante nelle attività parrocchiali, nell'intento di coinvolgere attivamente e in prima persona i laici per quella quotidianità che è di loro diretta competenza e responsabilità.

     Riteniamo che si debbano anche tentare vie nuove, con il rischio di fallimenti, se si vuole perseguire qualcosa di più aderente ai nuovi tempi e alla nuova evangelizzazione che essi impongono, e tentare di costruire quella comunità alternativa ben indicata dal cardinale Martini che sintetizza, a nostro parere, il compito di ogni cristianità.

     Evangelizzazione: "Evangelizzare è comunicare e irradiare qualcosa di quella buona notizia e di quella esperienza del regno che riempie la nostra vita… Dall'intimo del cuore il Vangelo irradia nella totalità della propria "vita personale", come fonte di senso e di valori per tutta la vita quotidiana" (Card. C.M. Martini).

     Nuova: Un primo significato è quello di indicare un'altra e un'ulteriore fase della evangelizzazione iniziata con gli apostoli; un secondo significato è quello di indicare un impegno rinnovato con forme e strumenti adeguati al periodo storico (terzo millennio).

     In quali ambiti si può esercitare e sviluppare una nuova evangelizzazione? Quali possibilità ha la nostra parrocchia in questa direzione?

     Si sono individuati, come principali, due ambiti nei quali una nuova e rinnovata evangelizzazione, integrando le abituali attività parrocchiali, può esprimersi e attuarsi: l'ambito professionale e del lavoro e l'ambito sociale e politico.

a) Ambito professionale e del lavoro

     Tra i vari ambiti esistenziali ci è sembrato di particolare importanza quello professionale che spesso ci si limita a valutare in funzione del sostentamento per sé e per i propri familiari. Ma nel campo specifico in cui operiamo, nella specificità dei suoi elementi e delle sue finalità, quale è la nostra valutazione di fede? Come nel nostro lavoro si va attuando l'esperienza del regno? Quali difficoltà, quali condizionamenti si impongono? Come ci siamo rapportati ad essi? Come ciascuno ha conciliato in esso il proprio credere?
Sono tutti interrogativi che non hanno una univoca risposta, ma di fronte ai quali ciascuno assume le proprie responsabilità alla luce degli orientamenti e delle indicazioni del Vangelo.

b) Ambito sociale e politico

     È un ambito che coinvolge ogni cittadino e pertanto il credente non può esimersi dal compito che gli compete nei confronti dei vari problemi che il vivere sociale impone. Il credente, come ogni altro cittadino, deve fare scelte delle quali è personalmente responsabile, ma oltre alla dovuta valutazione tecnica e di efficienza deve anche operare una valutazione sulla coerenza tra le soluzioni tecniche e i principi ispiratori della fede.
     La parrocchia può svolgere un ruolo importante attivando iniziative culturali e spirituali che siano stimolo e supporto ai laici nella assunzione delle loro responsabilità in fedeltà al vangelo e all'impegno di evangelizzazione che la loro vita deve irradiare.

     In termini operativi:
     - stabilire incontri periodici dei componenti il CPP, le varie commissioni o gruppi di lavoro e praticamente di tutte le persone impegnate in attività parrocchiali, incontri nei quali si confrontino pareri e impressioni sugli avvenimenti sociali, politici, ecclesiali o altro. Incontri che non si propongano nulla di operativo ma che tendano, mediante un libero scambio di vedute, a favorire il crescere di un rapporto di fraternità tra le persone.
Si è ritenuto opportuno che in via sperimentale tali incontri siano riservati alle persone citate, senza però escludere, ma anzi auspicando, in un secondo tempo l'estensione dell'invito a chiunque sia interessato.
     - la prassi sociale e politica comporta, per il doveroso rispetto di opinioni diverse e per la realtà sociale entro la quale i problemi si pongono, delle mediazioni e che queste possono essere diverse. Di fronte a problemi di particolare rilevanza sarebbe utile fare conoscere le ragioni delle diverse mediazioni invitando rispettivi rappresentanti a illustrarle.
In questo caso si dovrà ricordare e raccomandare loro la finalità del nostro invito e che quindi si attengano a un aspetto culturale evitando propositi propagandistici: si tratta di incontri di credenti per un confronto di fede in ambiti e temi opinabili. Qui soprattutto varrà l'attenzione nella scelta degli invitati.
     - una ulteriore iniziativa emersa come opportuna sarebbe quella di costituire una sala di lettura dove siano disponibili diverse riviste che nel loro complesso diano un sufficiente quadro delle varie esperienze spirituali, dei vari orientamenti ecclesiali sui maggiori problemi, e sulla vita delle chiese locali site nei diversi luoghi del mondo per constatare le varie modalità con le quali si espande l'annuncio evangelico.

INDICE

Sognando a occhi aperti

I. Introduzione

1. Il senso e lo spirito di un "progetto aperto"
2. Una comunità in stato di verifica
3. I fermenti suscitati dallo Spirito e gli aneliti d'oggi

II. Tracce per una comunità desiderata

1. La casa di tutti, ovvero la porta e la fontana del villaggio
2. Custodire l'accessibilità
3. La comunità dell'altare, luogo dell'accessibilità più trasparente
4. Una comunità in ascolto della Parola
5. Una comunità a ciclo aperto, ovvero l'ospitalità parrocchiale
6. Parrocchia, chiesa tra le case, che nasce dalla carità

III. Prospettive e proposte

1. Ministero della Parola
2. Ministero della Liturgia
3. Ministero della Carità
4. Per una nuova evangelizzazione

 

 

 

 



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